Cobolli, Paolini e tutti gli altri, tanta Italia a Wimbledon
di Claudio GiuaÈ una giornata, la sesta dei Championships 2026, che tento di raccontare in quattro capitoli di cronaca semipersonale: tanti quanti i risultati positivi degli italiani in gara oggi.
Primo capitolo
Quando arrivo al club di Church Road è l’una passata, la mattina l’ho dedicata a un doppio su uno dei tre campi verdi e viola del Dundonald Recreation Ground (non si paga, basta prenotare alla mezzanotte di due giorni prima, si raccomanda puntualità). Mi raccontano che Simone Bolelli e Andrea Vavassori hanno appena chiuso facilmente i conti, 6-1 6-4, con l’olandese Jesper de Jong e il francese Valentin Royer, uno che è nato a due passi dal Roland Garros. Sullo stesso campo, il 14, un paio d’ore più tardi “Wave” fa il bis, in coppia con Sara Errani, battendo gli inglesi David Stevenson e Jodie Anna Burrage: persino il punteggio è lo stesso, a fattori invertiti: 6-4 6-1. Ho seguito alcune fasi di questo match dalla terrazza a picco sul piccolo stadio. Impressiona la sintonia tra il torinese e la romagnola, che peraltro immagino abbiano rare occasioni per allenarsi insieme. “Sono i due migliori specialisti italiani di doppio dell’era Open”, spiega in diretta il radiocronista britannico dopo aver commentato i movimenti in campo della coppia. Non ha in assoluto ragione ma è di sicuro così per quanto riguarda il misto.
LA DIRETTA DEGLI AZZURRI
Secondo episodio
Trovo un collega – del quale non farò il nome per carità di patria – lungo disteso su una delle panchine gentilmente messe a disposizione dei giornalisti all’esterno del Media Centre. Sto rientrando dalla Court no.3 (si chiama ufficialmente così: si rassegni il deskista che corregge “no.” in “numero”) dove Jasmine Paolini ha dominato ed eliminato Maria Sakkari. Gli chiedo: come sta andando Cobolli sul campo 2? “Un disastro, ha perso il terzo set al tie break. Non ce può fare, Khachanov è troppo potente”, risponde esausto forse perché ha appena pranzato. Ribatto: “Guarda che Flavio non molla mai, e Khachanov è inaffidabile”. Venti minuti più tardi il romano è avanti 3-1 nel quarto set dopo aver ceduto il primo 0-6 (stava male di stomaco, aveva raggranellato in tutto otto punti, poi era rimasto negli spogliatoi quasi un quarto d’ora per riprendersi, assistito dal medico che gli aveva fatto ingurgitare qualche miracoloso medicamento) e strappato con i denti il secondo al tie break. Di com’era finito il terzo set sapete per bocca del giornalista spiaggiato. Nessun “disastro”, battaglia alla pari, Flavio è talmente dentro la gara da prendersi il penultimo parziale di forza. Nell’ultimo è addirittura debordante. Finisce 0-6 7-6 6-7 6-2 6-2. “Impressive, impressive”, ripete uno spettatore alle mie spalle nel corso del set finale. Il povero Karen è uomo di mondo, abbraccia l’italiano ma si capisce che mastica amarissimo.
Terzo capitolo
Raggiungo la Court no.3 quando Jasmine (1996) ha già strapazzato nel primo set, 6-1, la coetanea greca Maria (1995), che è stata numero 3 al mondo nel 2022. Devo attendere in coda per entrare al cambio campo. Ci sono molti italiani insieme a me, alcuni - come nel mio caso - provengono dallo stadio dove Cobolli sta affrontando Khachanov. Colgo al volo questa conversazione (testuale): “Un amico mi ha mandato un WhatsApp per dirmi che la Errani non è nell’angolo della Paolini. Forse è per questo che non sta perdendo”. È una cattiveria gratuita. Sara manca perché sta giocando con Vavassori a trecento metri di distanza, dunque la sua è un’assenza giustificata. La ritrovata felicità di gioco della lucchese ha piuttosto a che fare con la rinuncia di entrambe a giocare insieme nei tornei di coppia. Lo confermerà lei più tardi: “Ho bisogno di un giorno per riprendermi (dopo ogni match di singolare ndr.). Gli ultimi due mesi sono stati difficili, il mio corpo sta lottando da un po’. Ne abbiamo discusso con la mia squadra e con Sara, e questa è stata la decisione migliore”. Il secondo parziale è un altro assolo della numero 1 azzurra e 28 del mondo nel ranking in tempo reale: 6-2. Negli ottavi di finale affronterà la filippina Alexandra Eala, che a sorpresa ha buttato fuori dal tabellone in due set, 7-6 6-2, la campionessa uscente Iga Swiatek.
Quarto e ultimo episodio
Alle 18 la numerosissima claque italiana si divide tra la Centre Court, dove sta per scendere in campo Matteo Berrettini contro Grigor Dimitrov, e la Court no.2 dove Lorenzo Sonego ha da poco cominciato la sua battaglia contro la testa di serie numero 6 Taylor Fritz. Io opto per Matteo perché l’area stampa del centrale è all’ombra (ho un’età). Appena seduto, individuo nella tribuna costosissima dirimpetto al Royal Box due conoscenze fiorentine che so disporre di biglietti ground dieci volte meno cari dei posti dove sono adesso disinvoltamente accomodati. In sostanza, sono attempati quanto abili “portoghesi” dei quali ho i numeri telefonici. Inevitabile lo scambio di messaggi WhatsApp la cui sostanza è: pur di essere qui a vedere Berrettini avremmo fatto carte false. Appunto. Dopo un po’ scompaiono, qualcuno li ha individuati e cortesemente accompagnati all’uscita. Intanto i due talentuosi ultratrentenni (1996 il romano, 1990 il bulgaro) sfoggiano un tennis di alta qualità, fatto di cambiamenti di ritmo, tocchi e improvvise accelerazioni. Con il bonus di lezioni di come si serve. Su questo stesso campo, l’anno scorso, Grigor fu a un passo dall’eliminare Sinner negli ottavi di finale: a salvare Jannik fu l’infortunio ai muscoli pettorali occorso all’avversario nel terzo set sul punteggio di 3-6 5-7 2-2. Oggi l’ex numero 3 ATP appare totalmente recuperato: mobilissimo, preciso, fantasioso come quando vinse le Finals nove anni fa a Londra. Anche Matteo è in giornata ma cede i due parziali d’avvio per un nonnulla. Nel terzo set scatta in avanti nel sesto game e non si fa più riacciuffare nonostante le due occasioni di break sul 5-3 non convertite dall’ex fidanzato di Maria Sharapova. Un break a favore di Berrettini e il successivo controbreak sembrano tenere aperto fino all’ultimo il quarto tempo del confronto più appassionante di oggi. Invece Matteo, sostenuto dal pubblico a gran voce, riesce a ripetersi nell’undicesimo game e poi va a servire per andare al quinto. Dimitrov estrae dal cilindro da prestigiatore alcuni conigli bianchi in forma di passanti di rovescio e palle corte millimetriche. Berrettini ci crede ma non riesce a procurarsi la chance di recuperare il break subito nel quarto gioco. Dopo tre ore e mezza il punteggio si fissa sul 6-3 6-4 3-6 5-7 6-3. Sarà il bulgaro, lunedì, ad affrontare negli ottavi di finale il sorprendente franco-inglese Arthur Fery, che ha giocato i quarti di finale al Queen’s due settimane fa.
Non disponendo al momento di doti ubiquitarie, non saprei resocontare come si è sviluppato il match che Sonego ha perso contro Fritz. Il punteggio, 4-6 6-3 6-4 7-6, lascia comunque intuire una battaglia assai equilibrata. Di sicuro Lollo, che adesso ha nell’angolo Vincenzo Santopadre, può guardare con molto ottimismo al prosieguo della stagione.