Mochizuki prova a mettere paura a Sinner: “Occhio Jannik, il mio tennis è unico”
dal nostro corrispondente Antonello GuerreraLONDRA - “Cosa posso dire agli italiani? Che il mio tennis è unico”. Chi è Shintaro Mochizuki, il prossimo avversario di Sinner domenica agli ottavi di Wimbledon, numero 151 al mondo? Risponde lui stesso a Repubblica quando lo incontriamo ieri dopo la sua sorprendente vittoria contro il talentuoso spagnolo Jodar: “Io sono unico. Gioco un tennis unico”, ci dice con la voce gentile, mentre tiene la testa bassa e consulta compulsivamente il suo smartphone per la miriade di messaggi estasiati che gli arrivano dal Giappone.
Campione junior a Wimbledon nel 2019, Mochizuki, 1,75 metri di altezza, 23 anni di Kawasaki e nome come il romanziere Shintaro Ishihara di cui suo padre era grande fan, ha vinto il suo primo torneo professionistico pr…
LONDRA - “Cosa posso dire agli italiani? Che il mio tennis è unico”. Chi è Shintaro Mochizuki, il prossimo avversario di Sinner domenica agli ottavi di Wimbledon, numero 151 al mondo? Risponde lui stesso a Repubblica quando lo incontriamo ieri dopo la sua sorprendente vittoria contro il talentuoso spagnolo Jodar: “Io sono unico. Gioco un tennis unico”, ci dice con la voce gentile, mentre tiene la testa bassa e consulta compulsivamente il suo smartphone per la miriade di messaggi estasiati che gli arrivano dal Giappone.
Campione junior a Wimbledon nel 2019, Mochizuki, 1,75 metri di altezza, 23 anni di Kawasaki e nome come il romanziere Shintaro Ishihara di cui suo padre era grande fan, ha vinto il suo primo torneo professionistico proprio in Italia, al Challenger di Barletta del 2023, anno in cui ha battuto l’unico top 10 della sua carriera, Taylor Fritz all’Atp 500 di Tokyo. Per il resto, non ha mai vinto un titolo del circuito maggiore, prima di questa edizione dell’All England Lawn Tennis Club – dove ha superato le qualificazioni - non era mai andato oltre il secondo turno in nessun torneo in carriera, ma ieri l’ha spuntata a sorpresa contro Jodar, dopo aver perso rovinosamente il primo set: 1-6, 7-6, 6-4, 6-4 e l’esultanza in ginocchio sull’erba di Church Road è già diventata un meme in Giappone: “Nel secondo set ho migliorato le seconde palle e da lì è cambiata la mia partita. Il punto decisivo di quel set è stato folle: non so neanche io come ho fatto quella volée, ma ce l’ho fatta, ho dato il massimo. Ora però sono esausto”.
Shintano, perché lei dice di giocare un tennis unico?
“Colpisco la palla in modo più piatto e scendo a rete più spesso rispetto agli altri. Penso che in questa generazione tutti tirino fortissimo, servano fortissimo, ed è così che riescono a vincere. Per me, però, non è questa la strada. Ho provato a giocare così, ma non ha mai funzionato. Così ho continuato a cercare il mio modo di stare in campo, la mia strada. Perciò direi che il mio gioco è unico. I miei colpi viaggiano molto bassi, quindi la palla rimbalza poco, e questo sull'erba è un vantaggio. Inoltre oggi l'erba non è così veloce come un tempo, anzi penso che sia diventata piuttosto lenta. Questo mi permette anche di correre bene, raggiungere tante palle e provare a rimandarne indietro il più possibile. Credo che il mio gioco di gambe sia uno dei miei punti di forza, ed è anche per questo che questo tipo di superficie si adatta bene al mio tennis”.
Però lei fa parte di una generazione in cui tutti giocatori che colpiscono la palla con grande potenza. Quando ha capito che doveva fare qualcosa di diverso per costruire uno stile tutto suo?
“È stato soprattutto merito del mio allenatore quando avevo circa 14, 15 o 16 anni, nel periodo da junior. Io lo ascoltavo e continuavo a giocare, ma è stato lui a indirizzarmi verso questo tipo di tennis. All'epoca, in realtà, non sapevo nemmeno bene cosa stessi facendo. Mi divertivo semplicemente a giocare a tennis. Quando ho compiuto 18 anni ho lasciato quel coach e, naturalmente, tutti gli allenatori che ho avuto dopo hanno cercato di farmi colpire la palla più forte e con più peso. Ma non ha funzionato. È stato allora che ho capito di non essere come gli altri giocatori. Ci sono voluti due o tre anni per ritrovare il mio tennis, ma adesso penso di esserci riuscito”.
Che sensazione prova a incontrare il numero uno al mondo, Jannik Sinner?
“È una sensazione strana giocare contro Jannik a Wimbledon, soprattutto quest'anno. Prima di arrivare qui non stavo facendo bene e non so nemmeno come abbia fatto a vincere tutte queste partite. Sono entusiasta, ma allo stesso tempo mi sento anche un po' strano a essere arrivato agli ottavi di finale. Voglio semplicemente continuare a godermi questo momento”.
Quanto conosce Jannik?
“Personalmente non lo conosco molto. Per me è una celebrità, ed è anche per questo che dicevo che mi fa uno strano effetto giocare contro di lui. Sono sicuro che giocherà a un ritmo altissimo e che cercherà di distruggermi. Io voglio fare tutto il possibile per… diciamo, distrarlo. Perché credo che limitandomi a scambiare da fondo campo non avrei alcuna possibilità di batterlo. Quindi devo fare qualcosa di diverso, cercare di metterlo a disagio”.
Come?
“Colpendo la palla bassa, scendendo spesso a rete. Non credo che sia abituato ad affrontare un giocatore con queste caratteristiche. Penso che sarà interessante… oppure semplicemente mi distruggerà”.