È trascorso un anno e mezzo, da quella partita surreale nella Rod Laver Arena di Melbourne: Sinner che vince in poco più di 2 ore e mezza, tre set senza storia, neppure una palla break concessa. Più che una finale Slam, un’esecuzione. Poverino, Zverev ne era uscito depresso: «Semplicemente, non sono abbastanza bravo per competere con lui». Da allora, quei due si sono incontrati altre 7 volte, da una parte all’altra dell’Oceano. Indovinate un po’: Sinner e basta (14 set a 1). C’è sempre un mare, a dividerli. E allora, perché oggi a Wimbledon – si gioca alle 17 italiane, diretta su Sky e in chiaro Tv8 - dovrebbe andare diversamente? Forse perché, come dice l’azzurro, «il passato e i numeri non contano: ogni match è una storia a parte». Oppure ha ragione il tedesco, solo lui sa cosa sta provando: «Il mese scorso, il successo al Roland Garros mi ha cambiato. Quando vinci uno Slam, impari e senti di poterlo rifare. Ho ancora fame. Voglio continuare a giocare al massimo livello e conquistare titoli. Questa è una grande occasione».
Finale tra i primi due del tabellone
Sono il numero 1 e 2, del tabellone e del ranking (Sasha da lunedì sarà comunque davanti ad Alcaraz, ancora fermo per infortunio): 4 titoli Major per Sinner, uno per Zverev. Che raggiunge la seconda finale Slam consecutiva: a Parigi aveva superato Cobolli in cinque emozionanti set. Chi vince si mette in tasca 3 milioni e 600.000 sterline (lo sconfitto si deve accontentare della metà), al cambio fanno 2 milioni e 225.000 euro. Più 2.000 punti Atp: Jannik è campione uscente, in caso di successo confermerà quelli accumulati fino a 2 settimane fa.
La crescita di Sinner
Nel prestigioso All England Club, all’interno del Millenium Building, hanno attrezzato una “recovery suite”: è una camera attrezzata con un lettino hi-tech rigenerante che si chiama Ammortal Chamber, e da solo costa 150.000 euro: progettato per allineare perfettamente la colonna vertebrale e ridurre la pressione sulle articolazioni. Nessuno dei due finalisti lo ha mai provato, in questi giorni. Fisicamente sembrano entrambi al massimo: Jannik è cresciuto gradualmente dal complicato esordio con Kecmanovic, arrivando a sfiorare la perfezione con Djokovic; Sascha ha giocato forse il miglior tennis del torneo, salendo a sua volta di livello. L’azzurro è rimasto in campo 13 ore e 46 minuti, solo 28 minuti in più dell’altro.
Sinner, in tribuna anche i genitori
Ieri sessione di allenamento per entrambi all’Aorangi Park. Zverev, in bianco, col padre Alexander e il fratello Misha. C’è anche la madre, irina. Forse la nonna russa, Natasha, riuscirà ad ottenere in extremis un visto per Londra. In completo nero e cappellino bianco, Sinner ha lavorato con grande intensità per un’ora e mezza nel campo accanto. Ieri sera ha assistito a Inghilterra-Norvegia dei mondiali di calcio, insieme al fratello Mark, al suo team e ad alcuni amici. Stamani arriveranno mamma Siglinde e papà Hanspeter, che fino a ieri era a lavorare in cucina nel ristorante di famiglia. Jannik si sveglierà con calma, intorno a mezzogiorno. «Non c’è fretta, ci vediamo nel pomeriggio».