Sinner: “Mamma, sei uscita due volte”. Vagnozzi: “Ora è un Jannik diverso, non bisogna stressarlo”
dal nostro corrispondente Antonello GuerreraLondra – Il vero Royal Box è ancora la tribuna Sinner, oramai qui di casa. Manca solo il Tricolore battente sul Centre Court, con gli umili papà Hanspeter e mamma Siglinde che giorni fa avevano gentilmente declinato l’offerta di sedersi nella tribuna d’onore ieri occupata dall’erede al trono William, dalla principessa Kate, dai figli George e Charlotte, e poi il cancelliere tedesco Friedrich Merz con cravatta color crauto, Jennifer Lopez, Nicole Kidman, Dustin Hoffman, Ben Stiller, il ministro dello Sport Abodi, il presidente del Coni Buonfiglio e il nuovo ambasciatore italiano a Londra, Fabio Cassese, «per ore sotto al sole per noi», ringrazia Sinner.
L’abbraccio ai genitori e Laila
Ma ora spostate l’obiettivo delle telecamere, perché la festa…
Londra – Il vero Royal Box è ancora la tribuna Sinner, oramai qui di casa. Manca solo il Tricolore battente sul Centre Court, con gli umili papà Hanspeter e mamma Siglinde che giorni fa avevano gentilmente declinato l’offerta di sedersi nella tribuna d’onore ieri occupata dall’erede al trono William, dalla principessa Kate, dai figli George e Charlotte, e poi il cancelliere tedesco Friedrich Merz con cravatta color crauto, Jennifer Lopez, Nicole Kidman, Dustin Hoffman, Ben Stiller, il ministro dello Sport Abodi, il presidente del Coni Buonfiglio e il nuovo ambasciatore italiano a Londra, Fabio Cassese, «per ore sotto al sole per noi», ringrazia Sinner.
L’abbraccio ai genitori e Laila
Ma ora spostate l’obiettivo delle telecamere, perché la festa è di fianco, nella curva Sinner, che Jannik scala ancora una volta, per abbracciare i genitori, la sorridente fidanzata Laila Hasanovic, e poi gli allenatori Cahill e Vagnozzi, il manager Vittur, il resto dello staff. Il loro tifo è stato ancora una volta vitale. «Devo ringraziarli, e poi mia madre, che ha lasciato il campo un paio di volte», scherza Jannik, che è riuscito pure ad accorgersi delle fugaci assenze di Siglinde, dopo le lacrime di Parigi l’anno scorso.
L’incontro con i reali inglesi
“Grazie a tutti, straordinari raccattapalle inclusi”, proclama il “commoner” Sinner appena (stra)vinto il suo secondo Wimbledon di fila. Poi comincia il rituale del trionfo. God save Jannik, che qui oramai conosce ogni corridoio. La sua camminata dal Centrale all’All England Lawn Tennis Club è una parata degna di Sorrentino. Poi la seconda chiacchiera in due anni con William e Kate (quest’anno in verde dopo l’azzurro 2025) che si congratulano con King Jannik e discutono dei rimbalzi sulla sacra erba di Church Road. E poi i principini, cui Sinner chiede: «Giocate a tennis?», «Yes», «Anche nei weekend?», «Yes!», «Anche tu Charlotte?», «Yes!». «Ma interagire con loro non è stato più facile dell’anno scorso», scherza Jannik.
I programmi futuri
Sembra un remake, eppure questo Sinner è diverso. Dopo il match, dice che sì, pensa a Montreal e dovrà parlarne con il team. Confermano i suoi allenatori Darren Cahill, che un anno fa dopo il trionfo rinnovò l’impegno per un’altra stagione — «stavolta niente scommessa, resto fino a fine anno, poi vedremo» — e Simone Vagnozzi, che ammette di «aver pianto» dopo il match: «Adesso Jannik vuole riposare. Noi allenatori dobbiamo essere bravi a capire che i ragazzi cambiano. Jannik non è più quello di qualche anno fa, 99% tennis e l’1% per il resto. Adesso dopo un torneo, vuole riposarsi, prendersi tempo per lui, per la sua ragazza, la famiglia. Quindi dobbiamo anche essere bravi a non stressarlo troppo, perché dovrà avere una carriera lunga. Se pensiamo solo al tennis, 24 ore al giorno 365 giorni all’anno, sarà difficile». Inquieta è la testa che indossa una corona, ammoniva Shakespeare nell’Enrico IV. Ma quella corona è sempre sulla testa di Jannik.