Vagnozzi: “A Sinner serve tempo per sé, è il segreto per una carriera lunga”
dal nostro inviato Massimo CalandriDomenica ha pianto. "Solo un pochino". Simone Vagnozzi da Castorano, provincia di Ascoli Piceno, 43 anni. Tennista, numero 161 Atp nel 2011. Da 5 stagioni è l’uomo che segue Jannik e lo ha fatto sbocciare. "Oggi è un altro giocatore, ha un’altra tecnica e sono orgoglioso che continui a vincere".
Un servizio impressionante, decisivo.
"Non era così disponibile a lavorarci. Dopo la sconfitta di New York con Alcaraz ha deciso che era arrivato il momento. In Australia, a gennaio, nonostante il ko con Djokovic aveva messo dentro 26 ace".
A Wimbledon 126 ace, più del doppio (62) rispetto allo scorso anno. Cosa è successo?
"Abbiamo cominciato cambiando due “cosine”, tanti piccoli — fondamentali — dettagli. Il lancio della palla: più vicino. L’appoggio del piede perno: prima era un movimento brusco, quasi una frenata, ora appogg…
Domenica ha pianto. "Solo un pochino". Simone Vagnozzi da Castorano, provincia di Ascoli Piceno, 43 anni. Tennista, numero 161 Atp nel 2011. Da 5 stagioni è l’uomo che segue Jannik e lo ha fatto sbocciare. "Oggi è un altro giocatore, ha un’altra tecnica e sono orgoglioso che continui a vincere".
Un servizio impressionante, decisivo.
"Non era così disponibile a lavorarci. Dopo la sconfitta di New York con Alcaraz ha deciso che era arrivato il momento. In Australia, a gennaio, nonostante il ko con Djokovic aveva messo dentro 26 ace".
A Wimbledon 126 ace, più del doppio (62) rispetto allo scorso anno. Cosa è successo?
"Abbiamo cominciato cambiando due “cosine”, tanti piccoli — fondamentali — dettagli. Il lancio della palla: più vicino. L’appoggio del piede perno: prima era un movimento brusco, quasi una frenata, ora appoggia e spinge. I tempi sono diversi, c’è una grandissima attenzione a trovare gli angoli migliori. Non è la battuta più potente, ma è la più precisa. E anche la seconda di servizio è migliorata tanto. Ogni giorno con lui devo calibrare le cose: in modo che sia decisivo nei momenti giusti".
Sinner dice che ha bisogno del ritorno di Alcaraz e di uno Zverev al massimo per continuare a cercare nuovi limiti.
"È curioso, recettivo. Vuole sapere, si adatta: le sue sensazioni diventano fondamentali. Qualche anno fa, dopo 2-3 giorni senza provare ci metteva una settimana a riprendere confidenza con certi colpi. Adesso, anche se salta una settimana è subito pronto".
Ora però si prende le ferie.
"Non è più il ragazzo di qualche tempo fa, che viveva solo di tennis. Oggi ha bisogno di un po’ di tempo solo per sé: da passare con la famiglia, con la ragazza. Io e Darren Cahill dobbiamo essere bravi a non stressarlo troppo a lungo. Se fosse presente 24 ore al giorno, e 365 giorni l’anno, probabilmente dovrebbe dire addio a una lunga carriera".
Cahill dice che Jannik arriverà allo zenit fra 3 anni, e poi merita di restarci a lungo.
"Stiamo lavorando sul quotidiano, ma soprattutto nella prospettiva di un grande futuro per Sinner. Perché anche gli avversari cambiano, evolvono".
Darren già lo scorso anno voleva andare in pensione: fra sei medi dirà addio?
"Se Cahill a fine anno dovesse dire addio, sicuramente qualcuno prenderà il suo posto, perché da solo non ce la farei, ma Jannik resta".