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Formula uno, Pirelli minaccia di lasciare.
"Non possiamo continuare a lavorare al buio"

Alla vigilia del gran premio del Canada il responsabile sportivo dell'azienda Paul Hembery diserta la conferenza stampa ufficiale ma poi parla a lungo del test di Barcellona per cui dovrà affrontare un processo il 20 giugno prossimo. "O ci fanno fare le prove o siamo pronti a ritirarci"

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MONTREAL - Da una parte la scocciatura di essere finita sul banco degli imputati, sottoposta a giudizio in un delicato processo che si terrà a Parigi il 20 giugno, dall'altra il fastidio per la situazione nebulosa che l'attende in vista del prossimo anno, quando dovrà fornire le gomme a macchine completamente stravolte dai regolamenti 2014, senza lo straccio di un test che faccia capire in quale direzione tecnologica si debba andare. Sono giorni difficili per la Pirelli, probabilmente i peggiori da quando è tornata in Formula Uno.

La casa italiana prova a destreggiarsi, dribbla le insidie, si difende dalle accuse, ma riconosce che per la propria immagine il momento non è affatto felice. A fare il punto della situazione, alla vigilia del gran premio del Canada, ci pensa Paul Hembery, il responsabile sportivo dell'azienda, il numero uno in pista, con un comportamento però particolare, sicuramente bizzarro, e suggerito dai suoi avvocati. Hembery diserta la conferenza stampa ufficiale, quella in cui dovrebbe fornire dettagli sull'ormai famoso test di Barcellona, seduto al fianco di Horner, il capo Red Bull, e Domenicali, il vertice in pista della Ferrari, le due scuderie che contro quelle prove, definite clandestine, si sono scagliati, e vicino anche a Ross Brawn, anima della Mercedes, il team che ha percorso i mille chilometri voluti dalla Pirelli e che secondo i rivali ha tratto da quel test indubbi vantaggi.

Hembery non si presenta. Del resto non essendo uno che gareggia, ma solo un fornitore in regime di monopolio, non è obbligato. E la Fia fa sapere di non aver affatto gradito. Poi però, un'ora dopo, parla a ruota libera, seppur con grande cautela, in un incontro organizzato nei propri box, dove affronta il tema processo, ma soprattutto lancia una chiara minaccia in vista della prossima stagione. Tutti s'interrogano su cosa potrà accadere il 20 giugno a Parigi, ma il diktat Pirelli sul 2014 non è affatto da sottovalutare. Perché anticipa una possibile uscita di scena "se - spiega Hembery - non ci permettono di fare alcuni test con le nuove gomme prima dell'inizio della stagione".

"Noi non possiamo continuare a lavorare al buio - aggiunge - Entro il primo settembre dobbiamo fornire le specifiche per la prossima stagione e non sappiamo nemmeno come sono fatte le macchine. Crediamo che la gomma debba essere più larga, ma non sappiamo di quanto. Noi vogliamo lavorare con tutti i team, non c'interessa chi vince, e smettiamola di dire che abbiamo deliberatamente favorito la Mercedes, ma vorremmo anche che tutti i team lavorassero per noi. Quest'anno, a causa dei pochi test, abbiamo rischiato diverse brutte figure, basti pensare a quei casi di "delaminazione" dei pneumatici a cui, non potendo contare sulla pista, abbiamo dovuto porre rimedio in laboratorio. Un'altra stagione così non ce la possiamo permettere, non la vogliamo vivere. Per cui o ci fanno capire come saranno le macchine e pertanto come dovranno essere le gomme oppure siamo pronti a farci da parte. La nostra è una richiesta, ma può essere considerata un ordine. O facciamo almeno un test collettivo, in un posto caldo, che possa presentare le stesse condizioni che troveremo durante la stagione, prima di Melbourne, cioè della prima gara, e se fossero di più non nego che sarebbe meglio, oppure siamo pronti a ritirarci, considerando che il nostro contratto di fornitore unico è in scadenza. La Formula Uno che resta senza gomme? Non lo so, ma non è affare nostro. Chissà, troveranno un altro fornitore disposto a lavorare al buio: a noi questo non sta più bene".

Lanciata la minaccia sul futuro, resta l'amaro presente e il processo di Parigi. Continua Hembery: "Non sono andato in conferenza stampa su consiglio degli avvocati. C'è un'inchiesta, ci sarà un'udienza, noi rispettiamo la decisione della Fia e crediamo che sia quella la sede per fornire qualsiasi dettaglio, non i mezzi d'informazione. Siamo contenti che ci sia un procedimento e una sentenza, sarà un modo interessante per fare definitiva chiarezza sulle nostre ragioni e sulla nostra assoluta innocenza. La speranza è che i tempi siamo rapidi, perché questa storia ci sta creando non pochi imbarazzi. La nostra linea è chiara, noi non parteggiamo per nessuno, lavoriamo con tutti, non siamo in gara, vinciamo in tutti i gran premi o, se volete, perdiamo in tutti. Il mio pilota favorito è Button, ma questo non significa nulla. In squadra abbiamo parecchi italiani e probabilmente tiferanno Ferrari o Toro Rosso, ma questo non condiziona il loro lavoro. Ci hanno tirato dentro, ma ne usciremo alla grande".

Intanto, attraverso le parole dei responsabili dei team, la Pirelli pensa di aver incassato due punti a proprio favore. Ha sempre detto che aveva offerto i test da mille chilometri a diverse squadre, non solo alla Mercedes, e Horner ha detto: "E' vero, noi della Red Bull siamo stati interpellati". Aggiungendo però: "Abbiamo declinato, perché se avessimo girato con la macchina del 2013, come la Mercedes, avremmo infranto il regolamento". La casa fornitrice delle gomme continua ad affermare che l'anno della macchina non era un problema loro e ieri Ross Brawn, mente Mercedes, ha ammesso: "Se usare la vettura del 2013 è un'infrazione, la responsabilità è nostra, non della Pirelli". Inserendo poi una bizzarra tesi difensiva: "Non era un test segreto, ma privato". Come se quelli, il regolamento parla chiaro, fossero ammessi. E non fosse invece sancito con chiarezza che nessuna macchina che partecipa al Mondiale può andare in pista fuori dai week-end di gara.
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