Sport

FORMULA 1

Jenson Button
"Prost mi ispirava,
la McLaren rinascerà"

Il 2 settembre 1963 il neozelandese Bruce McLaren fondava un team destinato a vincere 12 mondiali con assi come Hunt, Lauda, Senna. Ma ora è crisi. Da Fittipaldi a Button lo strano anniversario del sogno McLaren. Il pilota McLaren insieme a Perez, campione del mondo 2009 con la BrawnGp, è il pilota in attività con più presenze in F1.

3 minuti di lettura
Cinquant'anni e non sentirli. O meglio sentire il dolce peso dei trionfi, 182 gran premi vinti, un numero impressionante, lo stesso raggiunto in questo mezzo secolo dalla Ferrari, un'incredibile parità che simboleggia la grande rivalità fra i due team, una battaglia che ha marchiato a fuoco la storia della Formula 1. Quando il 2 settembre di cinquant'anni fa, anno di grazia 1963, il neozelandese Bruce McLaren coronò il suo sogno di fondare una scuderia tutta sua, probabilmente nemmeno lui immaginava che la sua pazza idea potesse trasformarsi in simile grandezza, 12 titoli piloti, e con quali fenomeni al volante, Emerson Fittipaldi, James Hunt, Niki Lauda, Alain Prost, Ayrton Senna, Mika Hakkinen e Lewis Hamilton, solo per citare quelli che hanno raggiunto la cima del mondo, e 8 costruttori.

Un'infinità di successi, perché 182 vittorie su 733 gp è come dire una gara portata a casa su quattro, e 390 volte sul podio significa bere champagne più di una volta ogni due corse. Ma soprattutto un periodo d'oro che non ha eguali nella storia di questo sport, i favolosi (per la McLaren, non certo per gli avversari) anni '80, sette Mondiali in otto stagioni, dal 1984 al 1991, macchine mitiche, piloti leggendari buttati nell'arena senza alcun ordine di scuderia, perché Dennis, diventato capo del team nel 1981 (ci resterà sino al gennaio del 2009), voleva così, il gradino più alto del podio come unico obiettivo, a costo di farsi male da soli, di sbattersi fuori come capitò clamorosamente in epiloghi infuocati a quei demoni di Prost e Senna.

Una vettura imprendibile, capace nell'88 di vincere 15 gare su 16, Senna campione, Prost secondo (si odiavano e alla fine con la McLaren riuscirono a portare a casa tre titoli iridati per uno), definitiva sublimazione di quella prima monoposto che nel 1966 aveva debuttato a Montecarlo e due anni dopo a Spa aveva vinto la prima corsa. E più che degna erede di quella macchina guidata da Fittipaldi che nel 1974 issò per la prima volta la bandiera del team sul trono della Formula 1, mondiale vinto a cui fecero seguito altri successi storici come quello di Hunt nel 1976 (il film "Rush" lo ha fatto rivivere con l'acceso duello con il ferrarista Lauda).

La cinquantenne McLaren è leggenda, unica scuderia, a parte la Mercedes, ad aver vinto almeno una volta la 24 Ore di Le Mans, la 500 Miglia di Indianapolis e in F1. Oggi i numeri direbbero che è un po' in crisi, non vince il Mondiale costruttori dal 1998 (nel 2007 lo perse per la spy story), quello piloti dal 2008 con Hamilton. L'attuale stagione è una delle peggiori di sempre e domenica a Monza (dove ha già vinto 10 volte) ben difficilmente potrà pensare in grande. Il suo condottiero di punta è Jenson Button, 33 anni, vicino ad un rinnovo triennale del contratto in scadenza a fine stagione.

Button, cosa prova al volante di una McLaren?
"Sento il fascino di una squadra che mi ha stregato sin da bambino".

Lei è inglese ed è nato nel 1980.
"Sono cresciuto nel mito di quella macchina "intoccabile".

Nessuno riusciva a starle dietro.
Il mio idolo era Prost, un modello, per la sua intelligenza, la sua guida precisa, la sua capacità di sbagliare pochissimo. Certo tutti i piloti che mi hanno preceduto in McLaren sono stati fenomeni, Senna, Lauda, Fittipaldi, ma il francese aveva qualcosa in più".

Cosa ha provato quando è stato ingaggiato dalla McLaren?
"Coronavo un sogno. Mi hanno raccontato che Dennis faceva posteggiare tutte le macchine in fabbrica per motivare i piloti nuovi. Beh, ammetto che con me c'è riuscito. La prima volta che sono en-trato a Woking, non sapevo da che parte girarmi. Mi dicevano, la vedi quella, è la vettura di Fittipaldi. E quella? È la macchina di Lauda. Incredibile. Un museo della Formula 1, tutte figlie di un unico marchio".

Non ha ancora citato Hakkinen.
"Siamo molto amici. L'ho conosciuto ad un evento promozionale e da quella volta i nostri rapporti sono stretti. Mi ha dato un sacco di consigli. Un pilota incredibile, sempre rilassato, eppure feroce. Aggressivo e lucido, mi sarebbe piaciuto lavorare con lui. Un suo sorpasso a Spa alla Ferrari di Schumacher è degno di una sigla televisiva. Indimenticabile".

Cosa si prova ad essere sulla McLaren sbagliata?
"Non è così, non è giusto pensarlo. Questa è un'annata storta, ma sappiamo imparare dai nostri errori, in vista del 2014 stiamo già rimediando, e non dimentico in che squadra sono. La McLaren è talmente abile e reattiva che in 12 mesi può passare dall'anonimato al trionfo".

In che senso?

"Nel senso che forse quest'anno non festeggeremo al meglio i cinquant'anni. Ma nel 2014, considerando anche la rivoluzione regolamentare, ci presenteremo al via con l'obiettivo di vincere il Mondiale".

Se le dicessero di passare alla Ferrari?
"Dovrei rispondere, mai dire mai, come fanno tutti i piloti. Non mi piace prevedere il futuro, la Ferrari è mitica, ma io onestamente nel mito ci sonogià. Perché dovrei cambiare?".

Ora che va via Webber, dopo Raikkonen lei diventa il più vecchio in pista. Preoccupato?
"No, perché l'importante non è l'età, ma non perdere velocità, riflessi e tempo di reazione alla partenza. Facciamo dei test continui e chi mi segue dice che rispetto ai primi anni sono addirittura migliorato, senza dimenticare che ho più esperienza e intelligenza tattica. Quanto agli stimoli, basta porsi sempre nuovi obiettivi. Intanto, maledizione, ne ho uno che sembra diventato un sortilegio. Da mesi sono a 49 podi, questo cinquantesimo non arriva mai. E poi, anche se ho già vinto un Mondiale, non mi dispiacerebbe fare il bis prima di chiudere".

Quindi è vero che andrà avanti ancora tre anni?
"Fino a quando mi sentirò competitivo. Non parlo di passione. Perché l'amore per le corse non sparirà mai".
I commenti dei lettori