MELBOURNE - Il contrappasso della Red Bull, la maledizione della Ferrari, l'appuntamento della Mercedes.
Sono diversi l'uno dall'altro i tre lati del triangolo della Formula 1, versione 2014. Uno sport che si presenta qui a Melbourne, all'appuntamento con la prima tappa stagionale, travolto da una strana crisi d'identità. Dopo tanti anni di campionati dal plot scontato, con il destino segnato e il vincitore finale già scritto sin dalla prima gara, il mondiale 2014 si apre all'insegna dell'incertezza, anzi, del mistero. Tutta colpa del motore ibrido (quelli del paddock lo chiamano power unit) fortemente voluto dal presidente della Federazione Internazionale (Fia) Jean Todt (e dalla Renault) e altrettanto fortemente osteggiato dal padrone del vapore, Bernie Ecclestone (e dalla Ferrari). Un propulsore a combustione, piccolo e con il turbo integrato elettronicamente con altri due motori, questi elettrici, a recupero di energia. Dopo anni di lavoro sul progetto, complicatissimo, lo scenario, o meglio, ciò che sin qui si è capito dello scenario agonistico lascia a bocca aperta. Perché imprevedibilmente, il primo e più considerevole risultato della rivoluzione ibrida è quello di aver messo fuorigioco la Red Bull imbattibile del quattro volte campione del mondo Sebastian Vettel e del designer più vincente della storia della Formula 1, Adrian Newey.
LA CRISI RED BULL- Dal 2009 ad oggi, questa è la prima volta che il team del padrone della Taurina comincia la stagione senza il favore schiacciante del pronostico. Il prestagione è stato una via crucis. Le macchine blu e gialle non sono praticamente quasi mai riuscite a girare. E quando l'hanno fatto sono apparse lente e drammaticamente fragili. Il paddock, in queste ore, in attesa di vedere quello che succederà da venerdì, quando finalmente si comincerà a fare sul serio, il paddock dicevamo si è sbizzarrito in svariate teorie sull'improvvisa crisi della Red Bull. Tre sarebbero le cause. Le prime due sono entrambe riconducibili alle responsabilità del motorista francese Renault , il che è paradossale, se si pensa che come detto è stata proprio la Renault e la lobby francese a spingere per questo tipo di motorizzazione.
1) La Renault avrebbe stanziato un budget insufficiente a realizzare motori competitivi con Mercedes e Ferrari. E questo per una logica tutto sommato comprensibile, di mercato. Mentre Mercedes e Ferrari hanno infatti costruito il motore con l'obbiettivo esclusivo di vincere il mondiale con i rispettivi team, la Renault, che dei tre è l'unico fornitore puro, nel senso che non ha un team di proprietà ma solo dei team clienti, ha costruito un "prodotto" da vendere, che deve dunque essere sì un buon prodotto ma deve necessariamente costare meno del prezzo a cui viene venduto. Non è un caso che oltre alla Red Bull tutti i team motorizzati Renault (Caterham, Lotus, Toro Rosso) hanno avuto enormi difficoltà nei test.
2) La seconda causa dei disagi della Red Bull è collegata alle inevitabili difficoltà logistiche cui si va incontro se si costruisce il motore in una fabbrica (alla Renault) e il telaio in un'altra (Red Bull). Telaio e motore devono essere perfettamente integrati. Tanto più in un progetto complicato come questo del 2014: basti considerare che nelle macchine di quest'anno ci sono oltre ai tre propulsori e alla centralina che li gestisce, 25-30 chilometri di cavo elettrico e una quindicina di altre piccole centraline. qui arriviamo al terzo punto, la terza causa del momento Red Bull, questo probabilmente più ascrivibile a Newey che ad altri. Ed è l'ambizione eccessiva del disegno, che prevede miniaturizzazioni maniacali e soluzioni estreme. Un po' troppo per la fase evidentemente embrionale del progetto. Proprio questa caratteristica, tuttavia, è quella che lascia sperare Vettel & co. Mettere a regime tutte le idee di Newey sarà difficilissimo se non quasi impossibile, ma stando a quanto si è visto negli anni precedenti, se la Red Bull dovesse farcela magari tra quattro cinque gare, rischierebbe di essere nuovamente imprendibile.
LA MALEDIZIONE DELLA FERRARI - Chi ha scelto una strada del tutto diversa è stata la Ferrari. E i risultati, almeno sin qui, si sono visti. Domenicali e James Allison hanno deciso di percorrere la strada del rischio contenuto. Hanno progettato e realizzato, come d'abitudine della casa, telaio e motore nello stesso fabbricato. E hanno scelto per la configurazione del motore principalmente soluzioni a basso rischio. Il presupposto è che l'affidabilità sarà l'elemento chiave per il mondiale, soprattutto nella prima metà della stagione, quando, per dirla con Montezemolo, "ci sarà da vedere chi riuscirà ad arrivare alla fine delle gare". Un'impostazione condivisibile, rafforzata anche da una certa motivata sicurezza: i motori, a Maranello, li sano fare. E non è un caso che, almeno a quanto se ne sa sino ad ora, la Rossa è l'unica vettura ad avere una soluzione del tutto innovativa al motore (un sistema di contenimento dei pezzi in caso di esplosione del turbo che pesa tre chili in meno rispetto alla concorrenza). E tuttavia, a Maranello tira un'aria non proprio di entusiasmo. I test sono andati bene, Raikkonen e Alonso hanno girato parecchio e fatto segnare anche buoni tempi. Il problema è che, a quanto pare, non basta. Perché quelli della Mercedes vanno meglio. Molto meglio. Come se ci fosse una maledizione: ogni anno la Ferrari trova qualcuno che ha fatto meglio. "Hanno investito molto di più di noi", spiegano gli uomini in rosso, facendo riferimento a una struttura, messa in piedi a posta per realizzare le power unit, quattro volte più grande di quella di Maranello. "Io l'ho vista - ha spiegato Massa (che quest'anno sulla Williams avrà proprio un motore Mercedes) - e non so se è quattro volte più grande, certo è che fa impressione".
L'APPUNTAMENTO DELLA MERCEDES - Mai tanta quanta ne faceva leggere il foglio dei tempi dopo gli ultimi test in Bahrein, con le macchine motorizzate Mercedes a radere al suolo le certezze di tutti. Proprio Massa è stato uno dei più efficaci, tanto che non ha potuto nascondersi dietro le frasi di circostanza e in alcune recenti interviste ha dichiarato di sentirsi in corsa anche lui per il mondiale (e per una vendetta personale da consumare, evidentemente, nei confronti di un team, la Ferrari e di un pilota, Alonso, che con lui non si sono comportati poi così bene). Ma i veri favoriti, non si può negarlo, in questa vigilia così imperscrutabile, sono i due ragazzi della Mercedes, il talentuoso e discontinuo Lewis Hamilton, e il suo alter ego, tedesco, tutto concentrazione ed efficacia, Nico Rosberg. Sono fortissimi, loro due. E la loro macchina, sulla quale Stoccarda ha investito una fortuna, e non solo quest'anno, è la più veloce e affidabile. E come se non bastasse, il management del team, rinnovato e ristrutturato secondo criteri dettati da Bernie Ecclestone in persona, dopo l'addio di Ross Brawn, sembra molto molto "ispirato".
E questo è tutto quello che si può dire, almeno fino a venerdì, quando le parole verranno coperte dal rombo dei motori, anzi, dal fischio dei turbo.
Sono diversi l'uno dall'altro i tre lati del triangolo della Formula 1, versione 2014. Uno sport che si presenta qui a Melbourne, all'appuntamento con la prima tappa stagionale, travolto da una strana crisi d'identità. Dopo tanti anni di campionati dal plot scontato, con il destino segnato e il vincitore finale già scritto sin dalla prima gara, il mondiale 2014 si apre all'insegna dell'incertezza, anzi, del mistero. Tutta colpa del motore ibrido (quelli del paddock lo chiamano power unit) fortemente voluto dal presidente della Federazione Internazionale (Fia) Jean Todt (e dalla Renault) e altrettanto fortemente osteggiato dal padrone del vapore, Bernie Ecclestone (e dalla Ferrari). Un propulsore a combustione, piccolo e con il turbo integrato elettronicamente con altri due motori, questi elettrici, a recupero di energia. Dopo anni di lavoro sul progetto, complicatissimo, lo scenario, o meglio, ciò che sin qui si è capito dello scenario agonistico lascia a bocca aperta. Perché imprevedibilmente, il primo e più considerevole risultato della rivoluzione ibrida è quello di aver messo fuorigioco la Red Bull imbattibile del quattro volte campione del mondo Sebastian Vettel e del designer più vincente della storia della Formula 1, Adrian Newey.
LA CRISI RED BULL- Dal 2009 ad oggi, questa è la prima volta che il team del padrone della Taurina comincia la stagione senza il favore schiacciante del pronostico. Il prestagione è stato una via crucis. Le macchine blu e gialle non sono praticamente quasi mai riuscite a girare. E quando l'hanno fatto sono apparse lente e drammaticamente fragili. Il paddock, in queste ore, in attesa di vedere quello che succederà da venerdì, quando finalmente si comincerà a fare sul serio, il paddock dicevamo si è sbizzarrito in svariate teorie sull'improvvisa crisi della Red Bull. Tre sarebbero le cause. Le prime due sono entrambe riconducibili alle responsabilità del motorista francese Renault , il che è paradossale, se si pensa che come detto è stata proprio la Renault e la lobby francese a spingere per questo tipo di motorizzazione.
1) La Renault avrebbe stanziato un budget insufficiente a realizzare motori competitivi con Mercedes e Ferrari. E questo per una logica tutto sommato comprensibile, di mercato. Mentre Mercedes e Ferrari hanno infatti costruito il motore con l'obbiettivo esclusivo di vincere il mondiale con i rispettivi team, la Renault, che dei tre è l'unico fornitore puro, nel senso che non ha un team di proprietà ma solo dei team clienti, ha costruito un "prodotto" da vendere, che deve dunque essere sì un buon prodotto ma deve necessariamente costare meno del prezzo a cui viene venduto. Non è un caso che oltre alla Red Bull tutti i team motorizzati Renault (Caterham, Lotus, Toro Rosso) hanno avuto enormi difficoltà nei test.
2) La seconda causa dei disagi della Red Bull è collegata alle inevitabili difficoltà logistiche cui si va incontro se si costruisce il motore in una fabbrica (alla Renault) e il telaio in un'altra (Red Bull). Telaio e motore devono essere perfettamente integrati. Tanto più in un progetto complicato come questo del 2014: basti considerare che nelle macchine di quest'anno ci sono oltre ai tre propulsori e alla centralina che li gestisce, 25-30 chilometri di cavo elettrico e una quindicina di altre piccole centraline. qui arriviamo al terzo punto, la terza causa del momento Red Bull, questo probabilmente più ascrivibile a Newey che ad altri. Ed è l'ambizione eccessiva del disegno, che prevede miniaturizzazioni maniacali e soluzioni estreme. Un po' troppo per la fase evidentemente embrionale del progetto. Proprio questa caratteristica, tuttavia, è quella che lascia sperare Vettel & co. Mettere a regime tutte le idee di Newey sarà difficilissimo se non quasi impossibile, ma stando a quanto si è visto negli anni precedenti, se la Red Bull dovesse farcela magari tra quattro cinque gare, rischierebbe di essere nuovamente imprendibile.
LA MALEDIZIONE DELLA FERRARI - Chi ha scelto una strada del tutto diversa è stata la Ferrari. E i risultati, almeno sin qui, si sono visti. Domenicali e James Allison hanno deciso di percorrere la strada del rischio contenuto. Hanno progettato e realizzato, come d'abitudine della casa, telaio e motore nello stesso fabbricato. E hanno scelto per la configurazione del motore principalmente soluzioni a basso rischio. Il presupposto è che l'affidabilità sarà l'elemento chiave per il mondiale, soprattutto nella prima metà della stagione, quando, per dirla con Montezemolo, "ci sarà da vedere chi riuscirà ad arrivare alla fine delle gare". Un'impostazione condivisibile, rafforzata anche da una certa motivata sicurezza: i motori, a Maranello, li sano fare. E non è un caso che, almeno a quanto se ne sa sino ad ora, la Rossa è l'unica vettura ad avere una soluzione del tutto innovativa al motore (un sistema di contenimento dei pezzi in caso di esplosione del turbo che pesa tre chili in meno rispetto alla concorrenza). E tuttavia, a Maranello tira un'aria non proprio di entusiasmo. I test sono andati bene, Raikkonen e Alonso hanno girato parecchio e fatto segnare anche buoni tempi. Il problema è che, a quanto pare, non basta. Perché quelli della Mercedes vanno meglio. Molto meglio. Come se ci fosse una maledizione: ogni anno la Ferrari trova qualcuno che ha fatto meglio. "Hanno investito molto di più di noi", spiegano gli uomini in rosso, facendo riferimento a una struttura, messa in piedi a posta per realizzare le power unit, quattro volte più grande di quella di Maranello. "Io l'ho vista - ha spiegato Massa (che quest'anno sulla Williams avrà proprio un motore Mercedes) - e non so se è quattro volte più grande, certo è che fa impressione".
L'APPUNTAMENTO DELLA MERCEDES - Mai tanta quanta ne faceva leggere il foglio dei tempi dopo gli ultimi test in Bahrein, con le macchine motorizzate Mercedes a radere al suolo le certezze di tutti. Proprio Massa è stato uno dei più efficaci, tanto che non ha potuto nascondersi dietro le frasi di circostanza e in alcune recenti interviste ha dichiarato di sentirsi in corsa anche lui per il mondiale (e per una vendetta personale da consumare, evidentemente, nei confronti di un team, la Ferrari e di un pilota, Alonso, che con lui non si sono comportati poi così bene). Ma i veri favoriti, non si può negarlo, in questa vigilia così imperscrutabile, sono i due ragazzi della Mercedes, il talentuoso e discontinuo Lewis Hamilton, e il suo alter ego, tedesco, tutto concentrazione ed efficacia, Nico Rosberg. Sono fortissimi, loro due. E la loro macchina, sulla quale Stoccarda ha investito una fortuna, e non solo quest'anno, è la più veloce e affidabile. E come se non bastasse, il management del team, rinnovato e ristrutturato secondo criteri dettati da Bernie Ecclestone in persona, dopo l'addio di Ross Brawn, sembra molto molto "ispirato".
E questo è tutto quello che si può dire, almeno fino a venerdì, quando le parole verranno coperte dal rombo dei motori, anzi, dal fischio dei turbo.