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IL DOCUMENTO

Caso Senna: Alboreto e la sua denuncia. Regazzoni: "La morte non è stata fatalità"

Le testimonianze di due ex ferraristi scomparsi "A Imola c’è stata una serie di coincidenze negative che proprio non so spiegarmi: in tanti anni non era mai successo nulla, adesso abbiamo pareggiato i conti con la paura"

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Era stato uno dei pochi piloti a urlare ai quattro venti quanto fosse pericoloso il rifornimento in corsa e i rischi conseguenti, ma Michele Alboreto, scomparso anche lui in un tragico incidente, non è stato ascoltato. Ecco in esclusiva per Repubblica.it il suo commento a caldo dell'incidente di Senna, tratto dal libro inchiesta di Franco Panariti "Senna, cronaca di una tragedia."

"«A Imola c’è stata una serie di coincidenze negative che proprio non so spiegarmi: in tanti anni non era mai successo nulla, adesso abbiamo pareggiato i conti con la paura».

Doppio protagonista Michele Alboreto nella tragica gara di Imola: nell’incidente ai box e, prima, attore di una riunione che nella giornata di sabato aveva svolto assieme allo stesso Ayrton Senna, a Gerhard Berger e Michael Schumacher. Ma a Michele tutto questo non basta. È scatenato, non ha problemi a parlare.

«C'eravamo riuniti proprio dopo i due incidenti, quello di Barrichello e quello mortale di Ratzenberger. Ayrton era notevolmente scosso. Lo eravamo tutti, io ormai continuo a portare oltre ai tanti capelli bianchi anche tanta rabbia dentro. Avevamo deciso che non si poteva andare avanti cosi. Abbiamo parlato dei tanti rischi connessi a questo sport, ma non quelli insiti in questa professione, quelli extra, quelli gratuiti, quelli deliberati implicitamente dallo show e dal guadagno. Proprio Ayrton, che era rimasto molto colpito non solo dalla morte del pilota austriaco, ma anche dall'incidente del suo giovanissimo collega brasiliano, Ruben Barrichello, verso il quale si dimostrava molto protettivo. Aveva preso l'impegno lui stesso di buttar giù un documento: tutta una serie di richieste e di precisazioni tecniche e di organizzazione riguardanti alcuni circuiti. Volevamo muoverci per fare qualcosa. Ayrton Senna doveva preparare un rapporto, senza polemiche, preciso, che riguardava un po' tutto».

«Michele abbiamo già sentito in passato di tentativi simili…».

«E non è successo niente! Lo so, lo so benissimo. Io ho tentato moltissime volte di sollecitare gli altri, i responsabili degli autodromi, le organizzazioni. Nessuno ha voluto ascoltare, ha preferito far finta di ascoltare. Anche voi a volte, anche la stampa, o almeno parte della stampa. In quanti hanno scritto delle critiche che io ho fatto su questo circuito quando abbiamo provato? Dissi allora che era da pazzi correre su questo circuito. Dissi che parte dell'asfalto andava rifatto, che quel muro a dieci metri da dove si curva a 300 km orari e dove, capiamoci bene, a quelle velocità ci si frantuma. Lo sapete che io ho detto chiaramente al team che su questo circuito non avrei più provato? Io che ormai penso di aver terminato il blocchetto dei miracoli, con gli incidenti a Silverstone in prova e in gara con la Footwork qui a Imola! Ma perché, per la miseria, nessuno ha mai voluto ascoltare chi ormai si è fatto i capelli bianchi dentro le macchine di F.1?».

«Michele ritorniamo alle vecchie discussioni sulla pericolosità della F.1! Un discorso molto ampio, magari adesso sotto accusa c’è il circuito di Imola, cosi il prossimo anno ci si sposterà su un altro circuito...»

«No. Non parlo solo di questo circuito. Ce ne sono altri due altrettanto pericolosi, Silverstone e Spa che hanno dei punti di pista folli. Questi sono i tre autodromi dove bisognerebbe metterci le mani domani mattina. C’è anche Montreal, ma ben vengano i posti tipo Aida, lì un impatto lo prendi a quasi meta velocità degli altri tre... In posti come Imola ti spappoli quando vai fuori, io l'ho provato l'impatto contro il cemento di Imola. Vogliono che andiamo a 300 all'ora? Non c’è problema: mettano giù 300 metri di sabbia, almeno ti frenano prima dell'impatto! Lì ci sono adesso venti metri di sabbia. E la prossima settimana saremo a Monte-Carlo».

«Sotto accusa sono anche i regolamenti?».

«Certo! Quello che hanno fatto negli ultimi anni sono solo aggiustamenti. Qualcuno ha detto che hanno tolto le sospensioni attive per la sicurezza. Ma non mi facciano ridere, i motivi sono ben altri... E chi vuol capire, capisca!».

«Occorreva fare e dire queste cose prima, magari non in maniera isolata».

«E io da anni ho cercato di farlo, con le organizzazioni, con i miei colleghi. A S. Paolo abbiamo tentato di organizzare una riunione. Un buco nell'acqua. Io da anni pago di persona quando dico qualcosa. Ma per quale motivo io ho sofferto tanto in questi anni nei vari team, prima di accasarmi? Perché continuo a ripetere queste cose. Ogni qualvolta qualcuno di noi alzava la testa arrivavano le punizioni. Perché Ayrton perse a suo tempo un mondiale? Aveva cominciato a preoccuparsi troppo di queste cose e, nonostante i suoi titoli mondiali, non era ascoltato».

«Sono incazzato, sono incazzato nero! Ma lo sai che la prossima settimana qui a Imola ci saranno delle prove? Sai quante volte ho parlato della sicurezza con gli organizzatori di questo sport! Un mare di volte. Quanti mi hanno ascoltato? Quanti hanno preso nota di quando dicevo della pericolosità del rifornimento ai box ma soprattutto sulla velocità ai box? È assurdo, perché noi piloti siamo in macchina e chi rischia sono anche quei quattro ragazzi che quest'oggi ho investito. Ragazzi che non possono rischiare cosi. Non si può rischiare la vita perché manca un regolamento preciso, un limite di velocità. A Indy si entra ai box a 40 km orari. Se vai a 41 hai una penalità di 10 secondi. Perché non si può fare la stessa cosa in F.1? E la prossima settimana a MonteCarlo? I box lì sono tra gli alberi. Ebbene intanto io ti annuncio che io li entrerò ai box a 50 all'ora. Avviserò il team, che dovrà calcolare i 40 secondi che impiegherò quando entrerò ai box, e gli altri facciano quello che vogliono. E se sono intelligenti, i miei colleghi faranno la stessa cosa. Occorre che si ritorni alla ragione in questo sport!».

«Cosa vi siete detti voi piloti per la morte di Ratzenberger, questa mattina al briefing?».

«Niente, abbiamo fatto un minuto di silenzio come quello che faremo la prossima volta!».

Stesso discorso per Clay Regazzoni che si sa, ha sempre amato parlar chiaro, anche in situazioni scomode. Ecco il suo commento a caldo dell'incidente di Senna, sempre tratto dal libro inchiesta di Franco Panariti "Senna, cronaca di una tragedia."

"Nel dopo gara di Imola l'ex ferrarista svizzero dalla sua carrozzina di paraplegico, ha lanciato accuse a tutto campo. Clay Regazzoni non ha peli sulla lingua. Lui è da anni che va dicendo a tutti quanto sia diventata assurda la F.1 dei nostri giorni. Ma da anni non viene più ascoltato. Un personaggio scomodo per tutti, team manager, piloti e responsabili dell’organizzazione.

Ma le sue accuse, precise e violente, dovranno risuonare per sempre come monito. «È inutile puntare il dito sul circuito di Imola quando il problema è nelle macchine, nella sicurezza, nell'aerodinamica, nella folle regolamentazione dove il pilota non conta proprio nulla. Finché continueremo a mandare in pista vetture più simili a jet militari che a macchine i rischi saranno sempre altissimi.

Oggi la F.1 ha fatto un balzo indietro di 50 anni! Occorre denunciare i mandanti di questa strage. Queste due morti non sono state una fatalità, perché sappiamo bene che i circuiti non hanno le stesse velocità nel migliorarsi. Bisogna ridiscutere tutta la F.1 per ridare agli appassionati la possibilità di seguire i gran premi esaltandosi per le prodezze sportive dei campioni e non per questi ricordi di morte». Clay è scatenato e prosegue.

«Bisogna fermare questa F.1. Io di sport non vedo nulla in questo mondiale, solo un grande business e, come me, tanti altri la pensano allo stesso modo. La Federazione è governata da irresponsabili in grado solo di creare monoposto di morte. Basta avvicinarsi a queste vetture per capire quanto siano pericolose. Ormai il pilota non conta più niente; il fondo piatto, l’aerodinamica devono essere quanto prima rivisti. Quell’incidente di Barrichello è stato l'ultimo colpo di fortuna. Così non si può andare più avanti. Se la monoposto arriva come un aereo contro il muretto non c'è altra cosa da fare che pregare. Devono essere riconsiderate tutte le misure di sicurezza e questo non deve esser fatto solo dagli organizzatori, ma anche dai piloti perché principalmente sono loro a rischiare la pelle. C'eravamo illusi dopo tanti anni dall'ultima morte, quella di de Angelis, che le monoposto ormai avessero raggiunto un grado di sicurezza eccellente. Invece no!

Ora stiamo piangendo un grande campione quale Ayrton. È stato il più grande dei suoi tempi. Un campione con una professionalità e una tecnica che difficilmente vedremo ancora su un circuito. Le sue vittorie rimarranno pietre miliari di questo sport. Ha dato tutto alla F.1, anche se stesso»."
 
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