IMOLA - Il corpo di Ayrton Senna è appena stato disteso sull'erba della curva Tamburello di Imola. Lacrime per un pilota che se ne va, e tante domande, in una maledetta domenica. Tutto è avvenuto in un lampo, senza tracce, in modo apparentemente misterioso. Senna aveva fatto appena un giro di circuito, era solo in testa, e all'improvviso la macchina viene proiettata verso un muro. Un malore? Forse potrà dircelo l'autopsia. Un errore del pilota? Difficile crederlo. Nella ridda di domande, si scava tutto quello che si può pur di capire. Senna stava bene? Fisicamente sì, o almeno non risulta il contrario. Ma nella sua testa cosa passava? Ecco una prima testimonianza interessante. Senna era preoccupato della sua macchina e lo aveva scritto egli stesso sul giornale "Welt am Sonntag" uscito domenica mattina. Leggiamo: "La mia auto reagisce nervosamente su questo tipo di pista, ciò è dovuto in parte alla sua particolare aerodinamica e in parte ad alcune difficoltà nelle sospensioni". E' preoccupato perché sa che la Benetton va meglio della sua Williams ma è in testa e deve comunque "tirare", non può permettersi di avere incertezze. Sa perfettamente i rischi che sta correndo. In altri momenti avrebbe affrontato serenamente questi rischi ma qui a Imola è diverso. C'è stato lo choc per l'incidente di Rubens Barrichello venerdì, la morte di Roland Ratzenberger sabato e Senna sembra avere un presentimento. Ecco un'altra testimonianza significativa. Viene da un giornalista brasiliano, Celso Itirebe, suo vecchio amico. "Era taciturno in questi giorni, preoccupato. Domenica è arrivato al circuito, ha poggiato le mani sulla macchina e la guardava senza parlare. E' venuta una ragazza a chiedergli un autografo e lui ha fatto cenno di no".
Temeva che la macchina lo tradisse come era accaduto il giorno prima a Ratzenberger? Probabile, quasi certo. Anche perché alle preoccupazioni della vettura si aggiungevano quelle per la pista. "Io e Senna - racconta il pilota italiano Andrea De Cesaris - eravamo andati insieme a vedere i punti pericolosi, e cioè Tamburello, Piratella e Variante bassa. Ci avevano detto che avevamo ragione, che l'asfalto non era in ordine, che si sarebbe dovuto rifare ma che mancava il tempo. Il fatto è che quando c'erano le sospensioni attive la macchina si adattava a queste asperità, ora le sentiamo tutte come colpi di martello". Ecco a cosa si riferiva Senna sul giornale tedesco parlando di reazioni nervose. Infatti, poche centinaia di metri dopo il traguardo, Senna affronta il Tamburello. Dietro di lui c'è Schumacher con la Benetton: il pilota tedesco racconta di aver visto sobbalzare la Williams che poi scarta sulla destra (la curva invece va a sinistra, ndr) e parte come un proiettile. Lo si vede anche in tv: la macchina di Schumacher sobbalza anch' essa ma assorbe bene i colpi. Quella di Senna invece ha un guizzo improvviso. La Williams di Senna va contro un muro a quasi trecento orari. Poteva fare qualcosa Senna? No, perché andava a 84 metri al secondo. La distanza coperta dalla Williams impazzita era inferiore. Per il resto, contro un muro c'era poco da fare. "Se esci a quella velocità - dice De Cesaris - e hai un'ampia via d'uscita con la sabbia, porti a casa la pelle. Se c'è un muro no".
I soccorsi, l'elicottero, il viaggio fino a Bologna, il sangue per terra. Al circuito ci si trascina per un intero pomeriggio con la speranza che Senna possa salvarsi. Ma i bollettini medici non lasciano illusioni e le immagini di Senna immobile dentro la scocca della sua automobile sono già il segno della tragedia. Tutto, infatti, si rivela inutile. Senna ha lasciato sangue sulla pista, sangue sulla barella. Poi, sperano tutti: ma prima arriva l'annuncio che Senna non può essere operato per la gravità delle sue condizioni, poi il "coma irreversibile", infine la notizia
fatale. E' morto poco dopo le 18 quando la gara, il Gp di San Marino, era ormai terminata e la gente si avviava verso casa. Perché qui si innesta l'aberrante deformazione degli addetti ai lavori. La gara è stata disputata, con l'ancor più assurdo finale col podio, le premiazioni, i sorrisi, le coppe come se niente fosse accaduto. E all'Autorità automobilistica italiana, l'Aci, non resta adesso che chiedere una riunione urgente a Parigi dove domani stesso verranno esaminati dalla Fia tutti i rapporti arrivati da Imola. Anche la Ferrari si dice pronta a fornire il proprio contributo per migliorare la sicurezza e il presidente Montezemolo punta l'indice contro i circuiti. Affranto è Jean Alesi reduce fresco da un incidente tipo quello di Senna: "Per me è un giorno bruttissimo - dice il pilota francese appena risalito su una Ferrari a Fiorano - il peggiore della mia vita: ho la morte nel cuore". Eppure correrà a Monaco, il 15 maggio. La Williams sta studiando tutti i dati disponibili. Ma il progettista della vettura schiantatasi contro il muro parla di errore del pilota. "Senna ha alzato il piede su quell'avvallamento dell'asfalto e ciò ha causato una perdita di aderenza nella macchina". Chi ha visto Senna almeno in un Gran premio, dica la verità: è mai stato il tipo che alzava il piede dall'acceleratore?
Temeva che la macchina lo tradisse come era accaduto il giorno prima a Ratzenberger? Probabile, quasi certo. Anche perché alle preoccupazioni della vettura si aggiungevano quelle per la pista. "Io e Senna - racconta il pilota italiano Andrea De Cesaris - eravamo andati insieme a vedere i punti pericolosi, e cioè Tamburello, Piratella e Variante bassa. Ci avevano detto che avevamo ragione, che l'asfalto non era in ordine, che si sarebbe dovuto rifare ma che mancava il tempo. Il fatto è che quando c'erano le sospensioni attive la macchina si adattava a queste asperità, ora le sentiamo tutte come colpi di martello". Ecco a cosa si riferiva Senna sul giornale tedesco parlando di reazioni nervose. Infatti, poche centinaia di metri dopo il traguardo, Senna affronta il Tamburello. Dietro di lui c'è Schumacher con la Benetton: il pilota tedesco racconta di aver visto sobbalzare la Williams che poi scarta sulla destra (la curva invece va a sinistra, ndr) e parte come un proiettile. Lo si vede anche in tv: la macchina di Schumacher sobbalza anch' essa ma assorbe bene i colpi. Quella di Senna invece ha un guizzo improvviso. La Williams di Senna va contro un muro a quasi trecento orari. Poteva fare qualcosa Senna? No, perché andava a 84 metri al secondo. La distanza coperta dalla Williams impazzita era inferiore. Per il resto, contro un muro c'era poco da fare. "Se esci a quella velocità - dice De Cesaris - e hai un'ampia via d'uscita con la sabbia, porti a casa la pelle. Se c'è un muro no".
I soccorsi, l'elicottero, il viaggio fino a Bologna, il sangue per terra. Al circuito ci si trascina per un intero pomeriggio con la speranza che Senna possa salvarsi. Ma i bollettini medici non lasciano illusioni e le immagini di Senna immobile dentro la scocca della sua automobile sono già il segno della tragedia. Tutto, infatti, si rivela inutile. Senna ha lasciato sangue sulla pista, sangue sulla barella. Poi, sperano tutti: ma prima arriva l'annuncio che Senna non può essere operato per la gravità delle sue condizioni, poi il "coma irreversibile", infine la notizia
fatale. E' morto poco dopo le 18 quando la gara, il Gp di San Marino, era ormai terminata e la gente si avviava verso casa. Perché qui si innesta l'aberrante deformazione degli addetti ai lavori. La gara è stata disputata, con l'ancor più assurdo finale col podio, le premiazioni, i sorrisi, le coppe come se niente fosse accaduto. E all'Autorità automobilistica italiana, l'Aci, non resta adesso che chiedere una riunione urgente a Parigi dove domani stesso verranno esaminati dalla Fia tutti i rapporti arrivati da Imola. Anche la Ferrari si dice pronta a fornire il proprio contributo per migliorare la sicurezza e il presidente Montezemolo punta l'indice contro i circuiti. Affranto è Jean Alesi reduce fresco da un incidente tipo quello di Senna: "Per me è un giorno bruttissimo - dice il pilota francese appena risalito su una Ferrari a Fiorano - il peggiore della mia vita: ho la morte nel cuore". Eppure correrà a Monaco, il 15 maggio. La Williams sta studiando tutti i dati disponibili. Ma il progettista della vettura schiantatasi contro il muro parla di errore del pilota. "Senna ha alzato il piede su quell'avvallamento dell'asfalto e ciò ha causato una perdita di aderenza nella macchina". Chi ha visto Senna almeno in un Gran premio, dica la verità: è mai stato il tipo che alzava il piede dall'acceleratore?
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