HOCKENHEIM. ALTO, un po' dinoccolato, timido, probabilmente molto simpatico. Lui si chiama James Allison, di mestiere fa l'ingegnere di Formula 1, e negli ultimi mesi gli è capitata una cosa davvero singolare: gli hanno messo in mano la gestione tecnica di tutta la Ferrari. Qualsiasi cosa succederà nel futuro alla Rossa, l'avrà decisa lui. È stato il primo vero provvedimento preso da Marco Mattiacci, il nuovo team principal della scuderia. Dopo un paio di mesi di studio, il nuovo capo del team ha spiegato: "Il mio braccio destro sarà Allison, è il direttore tecnico, e tutto passerà da lui". A dire il vero Allison c'era anche prima, ultimo grande investimento fatto da Domenicali (dopo Alonso e Raikkonen). Ma Mattiacci l'ha ulteriormente responsabilizzato. E questo dovrebbe testimoniare della reale qualità dell'uomo: lo spoil system in F1 è una regola applicata con ferocia. I giornalisti inglesi ne parlano come di un fuoriclasse assoluto: uomo di cultura, eloquio vagamente shakespeariano, ingegnere brillante, leader naturale.
Dicono che lei legga molto, signor Allison.
"No, non molto - a dire il vero - solo due libri a settimana. Vorrei di più. Da ragazzini non avevamo la televisione in casa, e per me e mia sorella leggere era fondamentale".
Complimenti per l'italiano.
Ross Brawn dopo dieci anni a Maranello non riusciva nemmeno a dire buon giorno.
"L'ho imparato durante la mia prima esperienza in Italia, alla Ferrari, nel 2000. Conosco 300 parole e le ripeto a loop. Però alla fine il senso di quello che dico si capisce, spero".
L'ultimo libro letto?
"Flash Boys, un romanzo sull'alta finanza. Molto interessante".
Perché non avevate la televisione?
"A mio padre non piaceva".
Che lavoro faceva suo padre?
"Aviatore. Sir John Allison era un comandante della Raf. Sono nato a Louth, vicino ad Oxford ma non posso dire di essere di lì. Ho passato l'infanzia a girare per l'Inghilterra".
E a guardare belle macchine.
"Papà le restaurava per hobby. Macchine e aeroplani d'epoca. Forse è cominciata così".
E come è continuata?
"Mi sono laureato in ingegneria a Cambridge e ho cominciato con la F1".
Benetton, Ferrari, Lotus, e ora di nuovo Ferrari. Stavolta però con una missione quasi impossibile. Restituirla alla gloria dei bei tempi andati. Come si fa?
"Eh. Buona domanda. Si deve curare l'organizzazione, che però non è una cosa semplice. I top team di F1 sono macchine quasi perfette da quel punto di vista. E ogni volta che si cambia è più facile fare danni che cose fatte bene. Penso che il segreto sia modificare tante piccole cose, magari tutte nella stessa direzione, e poi misurare il cambiamento".
Qual è il suo ruolo all'interno del team?
"Accertarmi che le due aree, quella del telaio e quella del motore, lavorino in sinergia. E che tutti spingano quanto devono, che siano aggressivi sui progetti e sulle idee".
Alonso la scorsa settimana è stato a Maranello per lavorare al simulatore. Gli ha mostrato qualcosa della macchina del prossimo anno? Pensa di averlo convinto?
"Entrambi i piloti sono stati a Maranello, e ad entrambi abbiamo dato l'opportunità di vedere i progetti e di darci le loro opinioni. Per noi è molto importante che siano coinvolti nei processi decisionali. E vi posso assicurare che lo sono".
Dicono che lei legga molto, signor Allison.
"No, non molto - a dire il vero - solo due libri a settimana. Vorrei di più. Da ragazzini non avevamo la televisione in casa, e per me e mia sorella leggere era fondamentale".
Complimenti per l'italiano.
Ross Brawn dopo dieci anni a Maranello non riusciva nemmeno a dire buon giorno.
"L'ho imparato durante la mia prima esperienza in Italia, alla Ferrari, nel 2000. Conosco 300 parole e le ripeto a loop. Però alla fine il senso di quello che dico si capisce, spero".
L'ultimo libro letto?
"Flash Boys, un romanzo sull'alta finanza. Molto interessante".
Perché non avevate la televisione?
"A mio padre non piaceva".
Che lavoro faceva suo padre?
"Aviatore. Sir John Allison era un comandante della Raf. Sono nato a Louth, vicino ad Oxford ma non posso dire di essere di lì. Ho passato l'infanzia a girare per l'Inghilterra".
E a guardare belle macchine.
"Papà le restaurava per hobby. Macchine e aeroplani d'epoca. Forse è cominciata così".
E come è continuata?
"Mi sono laureato in ingegneria a Cambridge e ho cominciato con la F1".
Benetton, Ferrari, Lotus, e ora di nuovo Ferrari. Stavolta però con una missione quasi impossibile. Restituirla alla gloria dei bei tempi andati. Come si fa?
"Eh. Buona domanda. Si deve curare l'organizzazione, che però non è una cosa semplice. I top team di F1 sono macchine quasi perfette da quel punto di vista. E ogni volta che si cambia è più facile fare danni che cose fatte bene. Penso che il segreto sia modificare tante piccole cose, magari tutte nella stessa direzione, e poi misurare il cambiamento".
Qual è il suo ruolo all'interno del team?
"Accertarmi che le due aree, quella del telaio e quella del motore, lavorino in sinergia. E che tutti spingano quanto devono, che siano aggressivi sui progetti e sulle idee".
Alonso la scorsa settimana è stato a Maranello per lavorare al simulatore. Gli ha mostrato qualcosa della macchina del prossimo anno? Pensa di averlo convinto?
"Entrambi i piloti sono stati a Maranello, e ad entrambi abbiamo dato l'opportunità di vedere i progetti e di darci le loro opinioni. Per noi è molto importante che siano coinvolti nei processi decisionali. E vi posso assicurare che lo sono".