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Dramma Bianchi, la Fia è sotto accusa: "Soccorsi in ritardo e gara andava sospesa prima"

Le polemiche anche per l' ingresso della safety car: entrata troppo tardi, piloti non avvertiti e il francese non ha rallentato e ha trovato la gru. Massa: "Non si riusciva a guidare, lo dicevo da cinque giri che dovevamo fermarci"
dall'inviato STEFANO ZAINO

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SUZUKA  -  Uno schianto terribile, si dice a cento chilometri orari, con una forza d'impatto pari a 50g, indiscrezioni, perché i dati ufficiali restano coperti da segreto. Un botto tremendo con la sua Marussia contro una gru, nella via di fuga, ai lati della pista, per rimuovere la Sauber di Sutil, un attimo maledetto e la vita di Jules Bianchi, francese di Nizza, 25 anni, pilota in orbita Ferrari, diventa all'improvviso appesa ad un filo, Si capisce subito che le sue condizioni sono gravi, il casco si è rotto, l'urto è stato violento, Bianchi ha perso subito conoscenza e ha un vasto ematoma alla testa. Forte trauma cranico, soccorsi necessari, anche se per fortuna il pilota non smette mai di respirare autonomamente. E' rimasto in sala operatoria per quattro ore, per ridurre l'edema cerebrale, poi è stato subito portato in terapia intensiva, dove ora i medici lo controllano con grande attenzione, per evitare il sopraggiungersi di complicazioni. Non ci saranno bollettini medici fino a domani mattina.

Dall'ospedale di Tsu, città a venti chilometri dalla pista di Suzuka, nella stessa prefettura di Mie, filtrano segnali di speranza, anche se la preoccupazione resta forte. Bianchi è stato trasportato al centro chirurgico in ambulanza e non in elicottero, perché la gravità delle sue condizioni non lo permettevano. Aveva bisogno di assistenza continua e da parte di varie persone, in più in Giappone cominciava a fare buio, meglio ripiegare sul viaggio via strada, in nove minuti, a folle velocità, si può arrivare all'ospedale. Bianchi è andato incontro al suo destino, mentre i suoi colleghi piloti e i componenti delle varie squadre si disperavano. Non c'è voluto molto a capire che stavolta l'incidente era terribilmente serio, che lo stellone, che spesso protegge questi piloti capaci di sfrecciare a trecento all'ora, stavolta poteva aver fallito il proprio compito. La gara è stata sospesa con sette giri d'anticipo, la vittoria di Hamilton non è stata festeggiata con lo champagne, sul podio l'inglese, Rosberg (secondo) e Vettel (terzo) hanno ascoltato solo gli inni nazionali e poi si sono dedicati a qualche parola di circostanza, quasi tutte in favore della repentina guarigione di Bianchi. Abolite anche tutte le conferenze stampa ufficiali, dal circuito c'è stato un fuggi fuggi generale e qualcuno,  i due piloti della Ferrari, Alonso e Raikkonen, il capo del team Mattiacci, l'ex uomo in rosso Massa, si sono recati in ospedale per andare a trovare un collega che fa parte del vivaio di Maranello e che sperava un giorno di poter avere la chance di guidare una Ferrari.

L'atmosfera, dopo l'incidente a Bianchi, è diventata frenetica. Da un lato si cercava di capire il reale stato di salute del francese. La Fia per ore è rimasta muta, solo il responsabile della comunicazione, l'italiano Matteo Bonciani, ha rilasciato una breve dichiarazione in cui raccontava che "Bianchi non era cosciente, privo di sensi è stato trasportato all'ospedale in ambulanza, mezzo preferibile, data la poca distanza, perché più veloce e sicuro rispetto all'elicottero". Silenzio invece da parte di Charlie Whiting, il responsabile della sicurezza in pista, che mai per tutta la giornata ha ritenuto di dover replicare alle molte polemiche scoppiate sull'ingresso tardivo della safety car e sul fatto che, forse, lo schianto di Bianchi avrebbe potuto essere evitato. Mai sono state diffuse nemmeno immagini, la Fia ha subito bloccato tutto, in una sorta di black out, lasciando agli occhi del pubblico solo le foto in cui si vede la Marussia distrutta, con ampi danni nella parte posteriore, e si capisce che è finita sotto la gru, mentre pochi testimoni oculari (uno era Sutil, ma ha preferito non aprire bocca) affermavano di aver visto il personale di soccorso mettere a Bianchi una maschera di ossigeno.

Anche su quanto accadeva all'ospedale, in un primo tempo la Fia è rimasta zitta. Il primo a fornire qualche dettaglio è stato il padre del pilota, Philippe, che ha raccontato di un intervento chirurgico in corso per ridurre un vasto ematoma alla testa, non nascondendo la gravità delle condizioni di salute. "Può farcela, ce la deve fare  -  ha detto il padre  -  ma la situazione è critica".  Una testimonianza che mezz'ora dopo la Fia ha confermato, chiarendo anche la dinamica dell'incidente. Si parte da Sutil: "Ha perso il controllo dell'auto ed è finito contro le barriere alla curva 7. A quel punto i commissari hanno sventolato le doppie bandiere gialle prima della curva per avvertire i piloti dell'incidente. Una gru è stata inviata per recuperare l'auto e portarla in un luogo sicuro dietro il guardrail. Mentre ciò avveniva, Bianchi ha perso il controllo della sua vettura, ha attraversato la via di fuga ed ha colpito la parte posteriore della gru". Solo in quel momento, è la stessa Fia ad affermarlo, capita la gravità delle ferite subite da Bianchi, è stata inviata un'ambulanza ed è stato dato il via all'ingresso in pista della safety car. Ed è proprio questo il punto dolente, il focolaio delle polemiche successive. Perché la safety car non è stata impiegata subito, con l'incidente di Sutil? E' vero che con la doppia bandiera gialla i piloti devono rallentare, ma lo fanno solo quando vedono il segnale. Con l'auto di sicurezza invece sono avverti da un sensore sonoro in auto e automaticamente si adeguano. Probabilmente Bianchi non ha rallentato o ha frenato poco ed uscendo di pista in una curva cieca ed impegnativa non ha potuto evitare la gru.  

Accuse che trovano risonanza anche in alcuni piloti. Alonso ha solo dei dubbi, "perché io ho girato poco e non so quali erano le condizioni della pista in quel momento". Massa invece è scatenato: "Non si riusciva a guidare, io lo dicevo da cinque giri che la gara andava interrotta. Sono intervenuti troppo tardi e c'è stato l'incidente. Una cosa scandalosa". Difende la Fia invece Lauda, che pure in Giappone (al Fuji e non a Suzuka) nel 1976 fu protagonista del gran rifiuto: non corse e lasciò il Mondiale ad Hunt, perché secondo lui con quella pioggia gareggiare era troppo pericoloso. Stavolta invece afferma: "E' stato un incidente incredibile, Sutil va fuori e subito dopo, con la gru fra i piedi, arriva Bianchi. Far entrare prima la safety car? Decisione difficile, non è colpa di Whiting. La pioggia non era incessante, c'era il giusto livello di sicurezza, in queste condizioni si corre, quanto è accaduto, è solo fatalità".
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