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F1, tra accuse e dati sbagliati. Ferrari-Pirelli, appuntamento a Monza

La rissa tra la scuderia di Maranello e la casa di pneumatici, scoppiata alla fine del Gp di Spa, ha alzato un polverone che ha nascosto un po' di fatti. Metterli in ordine può essere un buon sistema per cercare di capire chi ha ragione e chi ha torto

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ROMA - La rissa scomposta e anche un po' antiestetica tra Ferrari e Pirelli, scoppiata alla fine del Gran Premio di Spa ha alzato un polverone che ha nascosto un po' di fatti. Metterli in ordine può essere un buon sistema per cercare di capire chi, tra i manager dei due brand italiani della Formula 1, ha ragione e chi ha torto.

1) La Ferrari era la quarta macchina in ordine di prestazioni, al via a Spa. Nessuna polemica: lo aveva ammesso a Silverstone lo stesso Maurizio Arrivabene. Prima della Rossa c'erano, ovviamente, le Mercedes, poi la Lotus e la Red Bull. Questo significa che Vettel, con un andamento ordinario della gara avrebbe strappato con un mezzo miracolo al massimo una quinta posizione.

2) Il circuito di Spa, la cosa era nota già alla vigilia, mette a dura prova gli pneumatici. Tanto che la Pirelli aveva suggerito due diversi tipi di strategia, una a due soste (la principale) e una opzionale a tre soste. La strategia a una sosta sola non era stata nemmeno presa in considerazione dagli uomini della fabbrica milanese. Quelli del cavallino hanno tentato il colpo gobbo, dunque, attuando una strategia azzardata. Che alla fine si è dimostrata perdente e pericolosa.

3) I dati in possesso agli uomini di Maranello che hanno valutato la strategia a una sosta sola non erano completi visto che le prove libere del venerdì erano state interrotte più volte dalle bandiere rosse.
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4) Il dato più certo, almeno stando a quanto è stato reso noto sin qui, su cui gli ingegneri di Maranello hanno impostato la loro strategia era quello, fornito dalla Pirelli stessa, di una durata approssimativa della gomma di 40 giri. Dato confermato anche in diretta televisiva da un fin troppo loquace direttore tecnico, Paul Hambery. Ora per quanto potesse essere approssimativo quel dato è effettivamente imbarazzante
constatare che in realtà la gomma non sia durata più di 29 giri. E, soprattutto, che invece di degradarsi, penalizzando la prestazione della vettura, sia esplosa.

5) A tarda serata, la Pirelli ha provato ad alleggerire la propria posizione con un comunicato stampa in cui il costruttore puntava il dito contro i team: "Due anni fa - dicono dalla Pirelli - la nostra richiesta di fissare per regolamento un limite al numero di giri effettuabile con un set di pneumatici è rimasta inascoltata". Ma a ben guardare si tratta di un clamoroso autogol: se il tema del limite dei giri era così centrale per la Pirelli per quale motivo il dato della durata massima di una gomma è stato così tanto approssimativo?

Come si può vedere, dunque, né la Ferrari né la Pirelli sono esenti da responsabilità. La Ferrari ha provato la mossa geniale e le è andata male, la Pirelli è stata un po' approssimativa nella comunicazione, con i team prima e con l'esterno dopo. L'impressione è che la vicenda sia tutt'altro che conclusa e che a Monza l'atmosfera sarà piuttosto calda.
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