Sport

Gp Monza, la 'missione impossibile' di Renzi

1 minuti di lettura
MONZA - Alla fine se ne è andato via senza dire una parola. Eppure la “missione impossibile” di Matteo Renzi, salvare il Gran Premio d’Italia dalla tagliola di Bernie Ecclestone, era cominciata a mezzogiorno e mezza in un fragore di telecamere e flash. Entrato nel paddock a bordo della Fiat 500x rossa di Marchionne che lo aveva prelevato sotto l’elicottero, il presidente del consiglio, insieme al figlio, è entrato direttamente nel motorhome di Ecclestone. I due hanno parlato brevemente (era presente anche il ministro Galletti e, per un saluto, Flavio Briatore), giusto il tempo per chiarire le rispettive posizioni e le relative intenzioni. Bernie, si sa, vuole 25 milioni di dollari e l’esclusiva sulla pubblicità all’interno del circuito. Renzi vuole mantenere a Monza il Gran Premio e però non può e non vuole intervenire direttamente. Fatte queste premesse entrambi si sono detti disponibili a cercare in qualche modo una soluzione. Quale, però, al momento, non si sa.

Alla fine, Ecclestone ha confidato di essere  comunque leggermente  più possibilista sull’esito positivo della trattativa rispetto a giovedì scorso quando definì “altamente improbabile” la sopravvivenza dell’evento.
Dopo la visita ad Ecclestone, Renzi è stato ospite del motorhome della Philip Morris dove ha incontrato Marchionne e Arrivabene e conosciuto Vettel e Raikkonen. Infine l’immancabile giro sulla griglia di partenza, dove insieme al presidente del Coni Giovanni Malagò ha applaudito Il Volo che cantava l’Inno. Il Gran Premio di Monza, le frecce tricolori, la Ferrari, Mameli. La celebrazione delle eccellenze italiane, purtroppo, è finita qui, perché dopo l’inno è cominciata la gara. E quella l’hanno stravinta i tedeschi e gli inglesi. 
I commenti dei lettori