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F1, da Suzuka a Abu Dhabi: il sogno mondiale della Ferrari

Dopo la vittoria di Singapore e il crollo della Mercedes, Vettel parte all'attacco dei 40 punti di distacco dalla vetta. "Si può fare, sognare non è vietato...". Domenica subito in pista in Giappone 

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ROMA  -  Che mondo sarebbe senza Mercedes? Lo si è capito a Singapore, almeno in Formula Uno, sarebbe di nuovo colorato di rosso, targato Ferrari, griffato Vettel come ai tempi del suo maestro Schumacher. Perché se Hamilton per una volta litiga con la sua power unit e se Rosberg stenta a tenere il passo dei rivali, Vettel non si fa pregare, imprime il suo marchio, molla la sua zampata, come nella torrida Malesia o nella tortuosa Budapest. Singapore poteva essere considerato una miscela dei due precedenti trionfi, lo stesso caldo della vicina Sepang, circuito cttadino zeppo di curve come l'Hungaroring e il tedeschino che parla sempre meglio l'italiano ha dimostrato che su quel tipo di pista la Ferrari è la più forte e lui è spietato nell'imporre la sua legge. Talmente bravo e combattivo, talmente fenomeno, da far sognare un mondo capovolto anche con la Mercedes, con le frecce d'argento che probabilmente torneranno missili domenica a Suzuka, ma con la rossa che non si spaventa, che non indietreggia e prova a trasformare, parole di Vettel, l'impossibile in possibile, con una rimonta mondiale che avrebbe del miracoloso e farebbe impazzire tutti gli amanti del Maranello.
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Il punto, con le luci del trionfo a Singapore appena spente, è proprio questo, capire se i 49 punti di distacco da Hamilton sono una montagna peggio dell'Everest, se l'alpinista Vettel con altri successi è in grado di compiere la scalata oppure se deve accontentarsi (in quel caso le lunghezze di scarto sono appena otto) di insidiare il secondo posto nella classifica iridata di Rosberg. Il Giappone, dove si correrà domenica, può dare subito una risposta definitiva a questo interrogativo, A Suzuka non ci sarà il caldo bestiale di Malesia e Singapore, quelle temperature torride che hanno mandato in tilt le gomme della Mercedes e la sua (ex) invincibile power unit, spesso su quella pista piove, qualifiche o gara possono essere bagnate, Hamilton e Rosberg hanno tutti i mezzi per rianimarsi. Il salto in avanti della Ferrari però è stato impressionante, lo ha ammesso anche il campione inglese, vistosamente furibondo per il ritiro a Singapore e costretto ad affermare che "anche in Giappone Vettel sarà molto veloce, ne son scuro, la speranza è che non si sia noi così lenti". Parole che denotano un certo timore, rafforzato anche dal fatto che il circuito giapponese è uno dei più complicati del Mondiale, il pilota può fare la differenza e il valore aggiunto Vettel sotto questo aspetto è più di una garanzia, magari coadiuvato dal "bello di notte" (parafrasando Agnelli e la sua definizione dello juventino Boniek) Raikkonen, uno che in questa stagione ha agguantato solo due podi e sempre (Bahrein e Singapore) con gare in notturna.
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Se la Ferrari dovesse battere le Mercedes anche domenica, su un terreno meno favorevole, allora il gioco si farebbe davvero avvincente, perché significherebbe poter sperare in una replica anche a Sochi in Russia, ad Austin negli Usa e nell'inedito (incognita un po' per tutti) Messico. Quattro gare in cui Vettel, se vuole sperare che niente è impossibile, deve assolutamente più che dimezzare lo svantaggio e portarlo a meno di venti. Perché in quel caso il quadro potrebbe davvero radicalmente cambiare, con Hamilton sotto inaspettata pressione, Rosberg magari annichilito, e e due piste (Brasile e Abu Dhabi) che rappresentano autentiche lotterie. Interlagos, lo ha dimostrato negli anni, regala di tutto,  Hamilton che fatica e poi strappa coi denti un Mondiale a Massa, Vettel che con sofferenza indicibile e la sua Red Bull sotto accusa per un sorpasso contro il regolamento che rintuzza le velleità del ferrarista Alonso, lo stesso Schumacher, che ai tempi belli in rosso, scivola sul bagnato e rischia di finire contro una gru. Il Brasile è una scommessa e Vettel potrebbe approfittarne, come ad Abu Dhabi dove già una volta (nel suo primo titolo iridato) ha sorpassato in extremis, ha fregato tutti e forse ha inferto un colpo mortale alla carriera di Alonso.

Hamilton, dopo Monza, pensava di essere già sulle nuvole, l'aggressivo Vettel lo ha riportato sulla terra. E ora con una Ferrari finalmente veloce anche in qualifica, di nuovo in grado di acchiappare una pole e tosta in gara, spera di seppellire le sue ambizioni. Riuscendo magari ad ignorare anche quel terzo posto sfumato in Belgio, per via della gomma bucata e di una sfortuna cosmica. Pensate che mondo sarebbe per Vettel con 15 punti in più: certamente più rosso e meno d'argento.
 
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