F1, Arrivabene: "Ferrari può battere la Mercedes, non è finita". Marchionne: ''Gap va colmato subito''
dal nostro inviato STEFANO ZAINO
La maledizione di Vettel e i tanti problemi tecnici. Il team principal: "Per essere più forti dei mostri, lo sappiamo, dobbiamo diventare mostri anche noi, Per questo abbiamo spinto al massimo nello sviluppo, per questo abbiamo azzardato, sapendo di correre dei rischi sul piano dell'affidabilità. Se le rotture sono più frequenti, è colpa mia"
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SOCHI - "Noi non ci arrendiamo. Non è finita. Possiamo ancora battere la Mercedes, anche se riconosco che è il team più forte degli ultimi dieci anni in Formula Uno". L'urlo di Maurizio Arrivabene, il capo della Ferrari, di ritorno dalla pesante sconfitta di Sochi, è quasi disperato, ma sottintende tenacia e volontà, armi che la squadra sbandiera, anche se per ora con poco riscontro nei fatti. Si fa sentire anche la voce di Sergio Marchionne, il presidente di Maranello. "Ieri è stata una giornata bruttissima, c'è ancora molto lavoro da fare, ma ho massima fiducia nella squadra e ce la faremo" ha detto a margine della presentazione delle nuove versioni della Fiat Tipo. "Dobbiamo colmare il divario alla velocità della luce, io ero abituato a vedere la Ferrari di Schumacher, vederla soffrire coì mi rompe l'anima".
La Russia doveva essere un bivio decisivo, Maranello per poter battere i rivali tedeschi aveva portato un nuovo motore e alettoni inediti, uno anteriore utilizzato per tutto il week-end e promosso a pieni voti e uno posteriore montato solo al venerdì e poi abbandonato per via di problemi con il Drs. La Ferrari si era presentata con intenzioni bellicose e invece torna in Italia con poco o niente in mano, un terzo posto di Raikkonen, che assomiglia sempre più al primo del resto del mondo, stante il monopolio delle Frecce d'Argento, e una colossale arrabbiatura di Vettel, fuori gara dopo tre curve e furioso con il russo Kyvat, con cui aveva già litigato a Shanghai, che è riuscito a tamponarlo per ben tre volte in pochi metri.
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La Rossa ha subito un'altra pesante battuta d'arresto, zavorra per i suoi sogni iridati, ma Arrivabene si rifiuta di tirare fuori la bandiera bianca. "Per essere più forti dei mostri, lo sappiamo, dobbiamo diventare mostri anche noi, Per questo abbiamo spinto al massimo nello sviluppo, per questo abbiamo azzardato, sapendo di correre dei rischi sul piano dell'affidabilità. Se le rotture sono più frequenti, è colpa mia, sono io che ho detto di andare oltre il limite, la prudenza non ci avrebbe mai permesso di avvicinarci. E' chiaro che adesso però non possiamo più sbagliare, dobbiamo fare tesoro degli errori e non commetterne più. Io non credo nella sfortuna, per me non esiste, dietro ad un imprevisto c'è sempre un fattore umano. In Cina alla prima curva avevano sbagliato i nostri piloti, la colpa era di Vettel, che aveva aperto la porta a Kyvat e poi era finito addosso a Raikkonen. Questa volta per Sebastian è stato diverso, ha fatto tutto il russo, con manovre che francamente reputiamo allucinanti e non vorremmo più vedere. Non m'interessa però parlare degli altri, pensiamo a noi, alle nostre difficoltà, ai nostri guai. Da Raikkonen in Russia era lecito attendersi qualcosa di più: il podio non è mai da buttare, ha disputato una buona gara, ma dopo l'ingresso della safety car ho visto un atteggiamento troppo arrendevole. Non era facile resistere ad Hamilton, ma ha dato l'impressione di non provarci nemmeno. E' un peccato, perché qui in Russia abbiamo capito che, se mettiamo pressione alla Mercedes, anche le loro macchine possono avere dei problemi. Hamilton ha avuto di nuovo guai con il motore nel finale e a Rosberg non accade mai niente, perché va sempre troppo a passeggio. Sappiamo che in qualifica non siamo alla loro altezza, ma con buone partenze si può rimediare, come si è visto in Australia e avrebbe potuto accadere in Bahrein, se il motore di Vettel non si fosse rotto nel giro di ricognizione. Questa non era la nostra pista, assieme a Spa, in Belgio, è quella in cui stentiamo di più., ma da Barcellona il discorso deve essere diverso. Vogliamo e possiamo giocarcela alla pari".
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Il destino obbligato è quello di girare subito pagina. I gettoni spesi in Russia secondo Arrivabene saranno utili a Barcellona, "dove vedrete finalmente un vero e proprio salto di qualità. Quella è una pista in cui possiamo vincere". Per cercare di ridurre un distacco che al momento è imbarazzante. Rosberg infatti vola, è arrivato a 100 punti con quattro vittorie su quattro, mentre Vettel ha già collezionato due ritiri, cosa che Alonso (incidenti con la rossa alla partenza in Belgio e in Giappone) nel 2012 pagò a caro prezzo nella lotta per il titolo, ed è inabissato a 67 punti di distacco. Fatica a credere nella rimonta persino Hamilton, per la prima volta fratello minore di casa Mercedes, con i suoi 43 punti in meno, riesce difficile capire a cosa si aggrappi la Ferrari per il miracolo. Però Vettel ha lasciato la Russia con stimoli intatti: "Cercherò di dimenticarmi Kvyat e sto già pensando alla riscossa". E l'algido Raikkonen pensa che non tutto sia perduto: "Anche se siamo ancora lontani dalle Mercedes e ci vuole più velocità". Il verdetto russo sconforta, non solo il presidente Marchionne, tutti i tifosi, ma il definitivo "game over" può essere ancora rimandato. A patto di non andare oltre Barcellona e Montecarlo. Il maggio della sentenza.
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