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F1, morte Bianchi: la famiglia vuole fare causa alla Fia

I genitori del pilota deceduto a 25 anni nel luglio del 2015 dopo una lunga agonia, in conseguenza di un grave incidente durante il Gran Premio del Giappone del 2014, chiedono i danni alla Federazione Internazionale dell'automoblismo: "Si poteva evitare"

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MONTECARLO - La famiglia di Jules Bianchi, il pilota di Formula 1 deceduto a 25 anni nel luglio del 2015 dopo una lunga agonia, in conseguenza di un grave incidente durante il Gran Premio del Giappone del 2014,  chiede i danni alla Federazione Internazionale dell'automoblismo. La lettera formale di "pre azione legale" è stata inviata questa settimana. "La famiglia Bianchi - ha dichiarato l'avvocato Julian Chamberlayne - è determinata a che questo procedimento legale chiami in causa tutte le parti coinvolte per fornire le risposte e accertare le responsabilità di ogni colpevole mancanza", ha dichiarato l'avvocato Julian Chamberlayne. La tesi della famiglia, nella sostanza, è che la morte del ragazzo si poteva evitare.
L'incidente avvenne al 43° giro del Gran Premio di Suzuka. Pioveva a dirotto. E Jules Bianchi ha perso il controllo della sua Marussia presso la curva numero 7, colpendo una gru mobile che si stava apprestando a recuperare un'altra macchina, uscita proprio in quel punto al giro precedente: la Sauber di Adrian Suti. Nell'impatto Bianchi ha subito gravi ferite alla testa. Quella gru, evidentemente, non doveva essere lì.  Le indagini della Fia finirono incredibilmente per dare la colpa a Bianchi, accusato di "non aver rallentato a sufficienza per evitare di perdere il controllo", nonostante l'esposizione da parte della direzione di gara delle doppie bandiere gialle. Quella ricostruzione fu però contestata da moltissimi addetti ai lavori i quali fecero osservare svariate mancanze da parte della direzione di gara.
  1. Le doppie bandiere gialle impongono ai piloti di "essere pronti a fermarsi in qualsiasi momento". Tuttavia nella storia della Formula 1 nessun pilota le ha mai rispettate. La casistica parla di 384 casi negli ultimi otto anni. Mai la Fia - responsabile della sicurezza della pista - ha pensato bene di intervenire o di cambiare le regole. Né mai ha richiamato l'attenzione dei piloti o delle scuderie. Nei casi di pericolo "vero" la direzione di gara ha sempre preferito impiegare la safety car. Cosa che non è stata fatta in quel frangente, nonostante l'ingresso in pista di una gru.  Circostanza genircamente pericolosissima, e in questo caspo, fatale.   
     
  2. Durante i due secondi in cui la macchina di Bianchi ha lasciato la pista e ha attraversato la via di fuga, il pilota ha premuto insieme i pedali del gas e del freno con entrambi i piedi. L'algoritmo di sicurezza FailSafe destinato ad escludere l'acceleratore e a spegnere il motore è stato inibito dal controllo della coppia, che va a monitorare il sistema Brake-by-Wire posteriore. La Marussia di Bianchi possedeva un design unico per quanto riguarda BBW, che ha dimostrato di essere incompatibile con le impostazioni di emergenza. Ma tale incompatibilità non è mai stata rilevata dal direttore di gara nelle precedenti 14 occasioni stagionali.
  3. Il fatto che il FailSafe non abbia potuto fornire la coppia motrice richiesta dal conducente può aver influenzato la velocità di impatto; non è stato possibile quantificarlo in modo attendibile.Anche perché la macchina di Bianchi, in assenza di una procedura d'inchiesta e giudizio predefinita dalla Fia, non è stata nella disponibilità di questa commissione. Tuttavia, approssimando, può essere che Bianchi sia stato distratto da ciò che stava accadendo, dal fatto che le sue ruote anteriori si fossero bloccate e non è stato più in grado di sterzare in modo da mancare l'impatto con la gru.
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