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Formula Uno, Gp Messico; Hamilton: "Sono più tranquillo". Rosberg: "Sempre per vincere"

Iniziata la guerra psicologica per l'assegnazione del titolo mondiale tra il britannico e il tedesco della Mercedes.

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CITTA' DEL MESSICO - Si è presentato al circuito con un vistoso sombrero. Omaggio ad un Messico che in carriera non ha mai conquistato, visto che per la sua generazione si corre qui solo per la seconda volta e l'anno passato Hamilton, fresco di terzo titolo mondiale,  dovette lasciare spazio al rivale Rosberg. Si è presentato rilassato e sorridente, anche se consapevole di non poter assolutamente sbagliare, di avere una sola possibilità, la vittoria, l'unica strada che possa permettergli di tenere ancora viva la speranza di rimonta mondiale. L'inglese conosce bene il suo compito, ma non sembra tremare. Intanto non riesce proprio a resistere alla sua passione social e questa volta, pur di essere autorizzato a tenere in mano il telefonino, si mette a fotografare tutti i giornalisti che si trovano davanti a lui. Poi, senza nemmeno aspettare le domande, va subito al dunque: "Mancano tre gare alla fine e io non ho niente da perdere. Il mio approccio al gran premio però sarà lo stesso di sempre. Se volete, una differenza c'è: sono più rilassato, ci voleva il trionfo di Austin, avevo proprio bisogno di rompere quel maledetto digiuno di successi che durava da più di due mesi. Ora sono concentrato e pronto a dare il massimo, focalizzato all'idea di non commettere errori, che peraltro non mi posso permettere. Non mi prenderò più rischi del solito (se dovesse ritirarsi e Rosberg vincere, addio Mondiale con due gare d'anticipo), né credo di dover superare di più del normale. Cercherò di fare la mia gara, tranquillo, sapendo che la vittoria è l'unica opportunità che ho per tenere aperto il discorso". Non è in una situazione facile, 26 punti di distacco sono tanti. "Più passano le gare e più le possibilità di rimonta diminuiscono. Ma ci sono ancora, nulla è irrimediabilmente perduto".

Certo, la storia sarebbe stata diversa, se in questa stagione non avesse commesso tutti quei disastri alla partenza. "Ora penso di avere imparato, è tempo di non cadere più in tentazione, di non farne più". Proposito che gli fa onore, mentre stonate erano sembrate quelle parole contro il team, accusato apertamente di boicottaggio a favore di Rosberg, tedesco come mamma Mercedes. Hamilton, forse sollevato da Austin, ora fa marcia indietro: "Non ho mai detto che la squadra non è con me o che mi boicotta. Molti ragazzi dentro al team mi supportano, fanno il tifo per me. Ad Austin sento che c'è stata una svolta, che sono tornato lo stesso d'inizio estate. Quella era una sorta di gara di casa, qui non ho mai vinto, ma ho fiducia in me stesso e sono convinto di poter tenere aperto il discorso iridato sino all'ultimo gran premio ad Abu Dhabi. E' chiaro che la rimonta non è solo nelle mie mani, Rosberg deve sbagliare qualcosa, altrimenti per me non ci sono chance".

Ciò che appare sicuro è che ancora una volta il discorso trionfo sia cosa di esclusiva competenza della Mercedes e dei suoi due piloti. "Quest'anno la squadra ha fatto un lavoro fantastico, abbiamo vinto tanto, quasi mai sbagliato le scelte, tecniche e strategiche. Comunque vada, non ho rimpianti. Io non devo pensare a Rosberg, ma solo a come devo comportarmi io. Concentrato sulle mie azioni, sulla mia macchina e sulla mia gara. Ognuno fra me e Rosberg fa il suo lavoro. Se lui fa bene il suo, è finita. Se io faccio bene il mio, posso ancora sperare. In una gara tutto può accadere, l'importante è sentirsi in forma".
L'idea rimane quella del miracolo, ma Hamilton spiega: "A me piacciono le cose difficili, come arrampicarsi sulle rocce. Non sono nella posizione ideale, ma adoro le sfide. Combattere e mai arrendersi. Non posso fasciarmi la testa, se accade questo è divertente, se succede quest'altro è terribile. Guai a mettersi troppi assilli nel cervello: lo schema è semplice, io devo conquistare la pole ed essere il più veloce la domenica per vincere la gara. Se il mio sogno si avvererà, bene. Altrimenti sarò il primo a stringere la mano a chi mi ha battuto".

Parla apertamente della propria vigilia anche Rosberg. Senza cambiare però il suo tradizionale refrain: "Io non guardo la classifica, io penso solo ad attaccare, a spingere al massimo, a vincere la corsa". Una sola concessione alla sua granitica scaramanzia. Sa che qui si gioca il primo match ball, dovesse imporsi ed Hamilton raccogliere appena un punto o niente, conquisterebbe il primo Mondiale della sua carriera. Ne è consapevole, "e non pensarci è impossibile, sono umano anch'io". Ma è questione di un attimo, non si fanno pronostici. Ogni discorso va affrontato in linea generale. "L'atmosfera nel team è fantastica, dolce, amichevole. Ad Austin la sera abbiamo fatto una bella festa. Per Hamilton e per me. E anche qui, dove l'anno scorso finale.ho dominato, su una pista che mi piace da morire, domenica dopo la gara siamo pronti a darci alla pazza gioia". Coltivando la speranza, ma non glielo strapperete nemmeno sotto tortura, che possa essere la festa
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