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F1, Gp del Messico, trionfa Hamilton, Vettel sul podio

Mondiale ancora aperto, Rosberg secondo, poi il ferrarista terzo dopo la penalizzazione di Verstappen

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CITTA' DEL MESSICO  Non molla. Non arretra di un millimetro. Forse non ce la farà, la rimonta è davvero ardua, i punti da recuperare restano diciannove, con appena due gare da disputare, in Brasile e ad Abu Dhabi, ma Hamilton sta davvero facendo di tutto per non consegnare lo scettro al compagno di squadra e nemico Rosberg. Anche in Messico, dove non aveva mai vinto e dove ha conquistato il successo numero 51 della carriera (eguagliato Prost, ora è secondo solo a Schumacher), l'inglese è stato perfetto. Anche nel dopo gara, quando è riuscito ad ingraziarsi anche la gente messicana, "in ogni posto in cui andiamo, il pubblico è straordinario, ma questa è la folla migliore che si possa incontrare. Autodromo pieno, caloroso, uno spettacolo". Ma soprattutto durante la corsa, iniziata davanti e finita, come logica voleva, da trionfatore. Hamilton è stato furbo anche allo start, forse memore dei tanti errori che hanno condizionato la sua stagione e rischiano di regalare il Mondiale a Rosberg: è arrivato velocissimo alla prima curva, sfruttando il rettilineo lungo più di un chilometro, avrebbe potuto fare i salti mortali, per rimanere dentro il tracciato e invece si è aiutato con la via di fuga, correndo il rischio di subire una penalità di 5 secondi, cosa che poi è successa nel finale a Verstappen, nell'incandescente duello per il podio con Vettel. I commissari di gara sono stati indulgenti, non lo hanno nemmeno messo sotto inchiesta: Hamilton ha ringraziato, si è goduto la manovra sospetta e  ha dato appuntamento al traguardo. Alla fine, senza contenere la propria gioia, solito ritornello: "Non dipende solo da me, devo sperare in qualche errore di Rosberg che non arriva, ma non mi do per vinto. Insisterò a combattere, anche in Brasile spingerò al massimo e chissà che la fortuna non possa darmi una mano".


Oltre ad un'indubbia abilità. Quella c'è, ma rischia di non bastare. Ieri infatti aveva un volto radioso anche Rosberg, che ha vissuto un week-end travagliato, più sofferto di quanto immaginasse per freni e gomme, ma alla fine è riuscito a limitare i danni alla grande. Sul podio ha salutato la folla con enfasi, ha parlato in spagnolo, ha fatto capire di essere felice. Certo, vincere le gare resta l'obiettivo di ogni pilota, ma di fronte ad una storica conquista come il primo Mondiale va benissimo qualsiasi tattica, anche quella della formichina.
Le emozioni più forti comunque sono arrivate dal duello fra Verstappen e Vettel, chiuso alla fine a vantaggio di quest'ultimo, finito sul podio, quando pensava di essere stato incredibilmente beffato. Verstappen anche in Messico ha confermato la sua grande aggressività, al punto da farsi dare del "kamikaze" da Rosberg, quando l'olandese ha cercato di spingere fuori pista il pilota Mercedes alla prima curva. In quel caso Rosberg ha resistito e i commissari di gara hanno chiuso un occhio, assolvendo l'uomo Red Bull. Non potevano proprio però perdonarlo nel finale: Vertappen era tallonato da Vettel, ottimo nella sua strategia, lungo primo tratto (è stato l'ultimo a fermarsi e a cambiare le soft con le medie) e finale all'arrembaggio, l'olandese aveva i freni cotti. Per fermarsi al limite, ha preteso troppo, è andato lungo la via di fuga ed è rientrato davanti a Vettel con chiara scorciatoia. Subito i giudici non hanno detto niente, scatenando la rabbia del tedesco in rosso che alla radio urlava: "E' una follia, non vale, così non si può". Ironico era al muretto anche Arrivabene. In un gesticolare tutto italiano  richiamava l'attenzione degli arbitri, spiegando che stavolta Verstappen non poteva farla franca. Un agitarsi che aveva il giusto successo. Le macchine tagliavano il traguardo in una determinata posizione, Verstappen terzo, Vettel (che aveva resistito ad un furioso assalto di Ricciardo) quarto e l'altro pilota Red Bull quinto. Il tedesco sul podio ammetteva: "Ero furioso più che deluso. Temevo che mi volessero fregare", Ma la decisione degli steward arrivava quasi subito. Cinque secondi di penalità a Verstappen, l'olandese che deve ritirare le sue cose ai piedi del podio, che saluta Hamilton e Rosberg con evidente stizza, e che apprende di essere retrocesso al quinto posto, dopo che invece nel giro di rientro in macchina aveva esultato in maniera smodata. Vettel che invece viene portato via dalle interviste tv, in mezzo alla gente, e accompagnato sul podio. Chissà se avesse cominciato a parlare al microfono, quanto veleno avrebbe spruzzato. Così invece, davanti all'intervistatore d'eccezione Montoya (ex pilota colombiano molto amato qui), le parole sanno solo di zucchero. Non finiva sul podio da Monza, quattro settembre. E' il secondo nelle ultime undici gare. Pochi. Ma almeno questo piccolo exploit regala qualche speranza per un finale dignitoso (il Brasile alla Ferrari piace) e un 2017 totalmente diverso. Discorso che vale naturalmente anche per Raikkonen. Che ha superato con rabbia negli ultimi chilometri Hulkenberg e la sua Force India. Ma resta comunque protagonista di un anonimo sesto posto.

LA CRONACA GIRO PER GIRO

Ordine d'arrivo
1 L.HAMILTON
2 N.ROSBERG
3 S.VETTEL
4 D.RICCIARDO
5 M.VERSTAPPEN
6 K.RAIKKONEN
7 N.HULKENBERG
8 V.BOTTAS
9 F.MASSA
10 S.PEREZ
11 M.ERICSSON
12 J.BUTTON
13 F.ALONSO
14 J.PALMER
15 F.NASR
16 C.SAINZ
17 K.MAGNUSSEN
18 D.KVYAT
19 E.GUTIERREZ
20 R.GROSJEAN
21 E.OCON

 
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