F1, il pagellone del mondiale: Rosberg da 10, Verstappen il nuovo che avanza. Ferrari, Raikkonen meglio di Vettel
di MARCO MENSURATI e STEFANO ZAINO
I piloti prima dell'ultimo Gp (afp)
Diamo i voti ai protagonisti della stagione dominata dalla Mercedes e chiusa con il primo titolo iridato del pilota tedesco
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ROSBERG 10
Il figlio d'arte è diventato uomo, padre e campione. Pappe e pannolini hanno sostituito le schifezze con cui si ammazzava lo stomaco da ragazzino dopo le battaglie in kart con Hamilton. Ma soprattutto è cambiata la testa, capace di liberarsi di un fastidioso fantasma, il papà Keke, campione mondiale nel 1982, e dell'ombra lunga dell'ingombrante ex amico Hamilton. Dicono che sia più robot che talento, di sicuro è colto, parla correttamente cinque lingue, e intelligente. In pochi hanno preso sul serio la sua partenza sprint, quattro vittorie nelle prime quattro gare. Pensavano scherzasse, ci ha costruito il suo capolavoro. Capace di portarlo sul tetto del mondo a 31 anni.
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HAMILTON 8
Di gran lunga il più forte, lo ha dimostrato in questo irresistibile finale, il più glamour, perfetto testimonial, come ama dire Ecclestone, di una Formula Uno che non produce più bastardi senza gloria, ma anche il più bravo nel buttarsi via. Ci ha messo un anno nel digerire le nuove partenze senza assistenza; e i tanti errori al via, oltre ad un paio di tradimenti della sua Mercedes, gli sono stati fatali. Partito male, primo successo solo alla sesta gara, in Canada, prima dell'estate era riuscito a raddrizzare la situazione, riprendendo la lepre Rosberg. Invece che mettersi sui libri, studiare frizione e acceleratore, si è immerso nelle feste di mezzo mondo. E dopo la pausa ha beccato di nuovo, rendendo vano il risveglio tardivo. Sta superando in tutto il suo idolo Senna. Ma per batterlo nei titoli mondiali, quattro, dovrà aspettare almeno dodici mesi. Il contegno da adorabile disobbediente avuto nel finale della gara di Abu Dhabi potrebbe costargli parecchio in termini di rapporto con il team.
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VERSTAPPEN 8
Odiato da tutti i colleghi, potessero gli metterebbero le mani addosso, per le sue manovre spericolate in pista, è adorato dal pubblico. Erogatore di emozioni, aggressivo come non mai, è il nuovo che avanza e che presto dominerà. Quattro gare per mangiarsi Kvyatt, rottamare la Toro Rosso e passare in Red Bull. A Barcellona strepitoso debutto e subito trionfo. Un predestinato. In perenne conflitto con colleghi e commissari di gara per il suo modo di guidare, ma per la sua classe presto ospitato da tutte le statistiche che contano.
RICCIARDO 7,5
La chicca dell'anno è il modo in cui festeggia il suo trionfo in Malesia, Verstappen e Rosberg costretti a bere dalla sua scarpa. Divide la sua Red Bull con un rivale scomodo e non ne esce travolto. Vince una gara anche lui, ottiene più punti in classifica, si piazza terzo ed è l'unico a non guardare da distanza siderale i due Mercedes. Il suo sorriso smagliante continua a conquistare tutti, ma anche il talento convince. Se, come sembra, la Red Bull domerà meglio degli altri le nuove regole, nel 2017 si candida a vincere il Mondiale.
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RAIKKONEN 6+
La Ferrari si attorciglia su se stessa, eppure lui sfodera la stagione migliore nella sua carriera bis in rosso. Vince il confronto con Vettel in qualifica, undici a dieci, e questo dimostra che ha capito meglio la macchina ed è più veloce. Resta il difetto antico della continuità, in certe gare si smarrisce, in altre si accontenta. Ma nella stagione disastrosa della squadra appare come il meno colpevole.
VETTEL 6-
Arrivabene sostiene che la Ferrari non merita la sufficienza ed è difficile dargli torto. Con Vettel vogliamo essere indulgenti, ma solo per l'incoraggiante inizio, tre volte sul podio nelle prime cinque gare e per la passione che ci mette nel provare le Pirelli del 2017, le gomme più larghe che spera possano decretare la sua rinascita. Si avvita in pista, zero successi e solo sette volte sul podio, e si attorciglia fuori, con feeling spezzato e polemiche a distanza con il team per il mancato allungamento del contratto. L'amore avrebbe bisogno di alimentarsi, i pessimi risultati non fanno fiammella. Aggravanti: per la prima volta patisce Raikkonen, migliore nel giro secco, soffre da morire l'irruzione sul palcoscenico di Verstappen, che maledice più volte, e tratta la radio, con cui dovrebbe comunicare con i box, come un confessionale da Grande Fratello. Dove sfogare rabbia e vomitare insulti a tutto il mondo.
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GROSJEAN 4
Il Mondiale dura ventun gare e non due. Il francesino invece si è fermato in Bahrein, seconda puntata. Aveva 18 punti, la Haas, un anno in laboratorio, apprendistato in simbiosi con la Ferrari, sembrava poter entrare trionfalmente in Formula Uno. Invece la sorpresa si è tramutata in delusione, Grosjean nelle altre diciannove gare non ha nemmeno raddoppiato i suoi punti. Ed è rimasto il solito incompiuto.
GUTIERREZ 2
Si è segnalato solo per una furibonda litigata ai box con il capo squadra Steiner in Brasile. Zero punti, la sua Haas peggio di Sauber e Manor. Raccomandato da Carlos Slim (l'uomo più ricco del mondo) e dalla Ferrari (la scuderia più ricca della F1), non è riuscito nemmeno a conservare il posto con gli americani. La sua carriera in F1 probabilmente è già finita.
MAGNUSSEN 4
In McLaren sembrava l'uomo nuovo. In Renault è parso un uomo qualunque. Un solo scampolo di gloria, settimo in Russia. La squadra lo ha scaricato, la Haas gli offrirà l'ultima chance per la rinascita.
PALMER 5
Finisce l'anno con un solo punto, ma resta un giovane interessante, su cui la Renault è pronta a scommettere. Visto che ha giubilato Magnussen e non lui.
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NASR 6
Con la Sauber non puoi andare lontano. Però se conquisti due punti nel tuo Brasile e permetti alla squadra di scavalcare la Manor, vali tanti milioni. Quelli che il team, in perenne crisi finanziaria, incasserà. Dirgli grazie da parte degli svizzeri, sensibili ai soldi, sarebbe il minimo.
ERICSSON 5
Avrà una seconda chance. Ma se la Sauber resterà quella del 2016, continuerà ad essere un semplice soprammobile in una griglia dove gli altri combattono.
WEHRLEIN 6
E' sotto l'ala Mercedes, Wolff è il suo padrino. Spesso in qualifica è riuscito a superare il primo taglio, per la Manor è come una pole. Da verificare con una monoposto vera. Per ora è solo un pilota promettente.
OCON 6
Probabilmente piace di più di Wehrlein. Perché ha gli stessi sponsor, Wolff e la Mercedes, ma è a lui che daranno il privilegio di passare in Force India. E poter finalmente combattere.
HARYANTO 2
Apparso all'improvviso, sparito ancor più velocemente. L'Indonesia deve occuparsi di tifoni e tsunami più che di Formula Uno. Haryanto non aveva più soldi. E anche i sogni sono diventati poveri. Le gare potrà vederle solo in tv.
VANDOORNE 7
Ha disputato una sola gara e ha preso un punto con la McLaren, in Bahrein, quando ha sostituito l'infortunato Alonso. Era in Giappone, richiamato d'urgenza, ha studiato in aereo le mappature del volante e la strategia della gara. Detto così, sembrerebbe un fenomeno, tanto è vero che nel 2017 sarà lui a sostituire in McLaren il ritirato Button. Non solo: l'unico pilota prima di lui che al debutto andò subito a punti fu Vettel con la Bmw nel 2007 negli Stati Uniti. E Vettel ha vinto quattro Mondiali.
KVYAT 3
Parte con una Red Bull, passa in Toro Rosso, finisce su una bicicletta: l'immagine di lui che torna nei box pedalando, dopo l'incidente con Palmer la dice tutta. Verstappen lo ha asfaltato.
PEREZ 7
Paradossalmente ha tradito solo nel suo Messico. Lo sognavano sul podio, è finito decimo. Il resto, considerando che fra le mani ha una Force India, è una stagione capolavoro. Finisce settimo in classifica, il primo del resto del mondo. Due volte sul podio, rivali illustri come Alonso messi a tacere. Non è più il presuntuoso ragazzino scaraventato fuori dall'Accademia della Ferrari.
HULKENBERG 6
Aveva abituato a qualcosa di più. Perez lo stritola. Quando annuncia di aver scelto la Renault per il 2017, tira definitivamente il freno. E vivacchia fino al tramonto della stagione.
MASSA 8
Non per il 2016, piuttosto anonimo, al punto da finire dietro persino ad Alonso, ma per la carriera e per la dignitosa e suggestiva uscita di scena. La cartolina che appenderà nella sua stanza è la standing ovation ricevuta da tutta la pit lane nella sua passeggiata ai box al momento del ritiro in Brasile. Segno che è piaciuto in pista, ma soprattutto che ha seminato bene nei rapporti umani.
BOTTAS 6
Un solo podio con una Williams meno brillante dell'anno precedente. Non litiga più nemmeno con Raikkonen, nella battaglia che scaldava la Finlandia. L'impressione è che abbia patito il mancato passaggio in una big, la Ferrari che sognava per esempio. E che abbia già cominciato il suo declino.
ALONSO 5
Guardando certe immagini, come i giri finali ad Austin, dove si divora letteralmente tre colleghi, meriterebbe di più, ma la colpa è sua, che, per benedire la sua scelta di fuggire dalla Ferrari e far vedere che non rosica, continua a parlare di McLaren in ascesa, di futuro roseo, tranne in Giappone, quando si diverte a maledire il motore Honda, imbarazzando il colosso nipponico. Se la macchina migliora, i suoi progressi in fatto di risultati continuano ad avere la velocità del bradipo. E per il secondo anno di fila lo scaraventano nel più profondo anonimato.
BUTTON 4
Sesto in Austria, sette volte a punti, tanta voglia di smettere. Chiude male una carriera gloriosa. Da Mondiale con la Bar, da mago della strategia nelle gare incasinate, da truffaldino nel 2005 con la Honda e il doppio serbatoio.
SAINZ 5
Alonso stravede per lui, ma la Toro Rosso è poca cosa per farlo emergere. In più subisce la mazzata di essere uccellato da Verstappen. Dicevano che erano alla pari, ma è l'olandese ad andare in Red Bull. Lui resta a macerarsi nella sorella minore e la massima gloria sono due sesti posti, nella sua Spagna e ad Austin.