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Alfa Romeo, mille gare in F1: al Gp di Cina è leggenda

La casa del Biscione festeggia l'incredibile primato della massima categoria automobilistica. Dal 1925 a oggi una storia di trionfi unica - Foto

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Il 6 settembre del 1925, presso l'Autodromo Nazionale di Monza, si disputa il "Gran Premio d'Italia" che decreta il vincitore del "Campionato del Mondo Automobilistico". Inizia così' la leggenda dell'Alfa Romeo in F1. Una leggenda che domenica prossima, al Gp di Cina, porta la F1 a festeggiare l'incredibile traguardo delle mille gare.

E fin dagli esordi, proprio in quel lontano 6 settembre del 1925, l'Alfa Romeo domina: delle 15 vetture in gara, solo otto taglieranno il traguardo dopo 80 giri della pista lunga 10 km. La vittoria va all'Alfa Romeo "P2" - la prima vettura Alfa Romeo da competizione progettata da Vittorio Jano - condotta da Gastone Brilli-Peri che conclude con il tempo record di 5 ore, 14 minuti e 33 secondi a una velocità media di oltre 152 km/h.

Alle sue spalle? Con un distacco di soli 3 secondi, si piazza l'Alfa Romeo "P2" del compagno di squadra Giuseppe Campari. Nasce allora la leggenda sportiva dell'Alfa Romeo che conquista il primo dei suoi cinque Campionati del Mondo. E a seguito di questo successo, che lo proietta nell'olimpo dei costruttori di prestigio, il marchio Alfa Romeo si cinge della corona d'alloro.

In realtà poi come sappiamo la storia della Formula 1 inizia nel 1950, con l'istituzione del "Campionato mondiale di Formula 1". E lì, al primo appuntamento - 13 maggio di sessantanove anni fa, Silverstone - fu subito Alfa Romeo: le quattro monoposto "158" schierate (guidate da Giuseppe "Nino" Farina, Juan Manuel Fangio, Luigi Fagioli e Reg Parnell) dominarono, piazzandosi ai primi quattro posti. A vederla oggi, esposta al Museo Alfa di Arese, la 158 fa tenerezza: gomme da bicicletta, alta da terra come un 4x4 e terribilmente piccola. Ma non lasciatevi ingannare: la 158 è uno mostro macina vittorie: aveva 350 Cv e faceva i 300 orari...
 
Il "macina vittorie" lo spieghiamo così: delle sette gare valide per la classifica, la 158 se ne aggiudicò sei... Un successo ripetuto nell'annata successiva, quando la monoposto 159 conquistò nuovamente il titolo mondiale grazie al campione Juan Manuel Fangio.

 Domenica prossima quindi il team "Alfa Romeo Racing" con Antonio Giovinazzi, primo pilota tricolore a otto anni dall'ultima apparizione stabile di un pilota italiano al volante di una Formula 1, e il Campione del Mondo 2007 Kimi Räikkönen, avranno fra le mani un'eredità pesante. Certo, difficile che riescano a fare quello che fece "Nino" Farina che si aggiudicò il primo "hat trick" della F.1: pole position, vittoria e giro più veloce. Ma sulla macchina c'è lo stesso Quadrifoglio di sempre, simbolo della ricerca dell'eccellenza applicata alle competizioni e trasferita poi in toto sulle vetture di produzione: è questa, in sintesi, la filosofia Alfa Romeo insita nel leggendario simbolo che dal 1923 identifica le più performanti realizzazioni firmate Alfa Romeo, non solo quelle impegnate sui circuiti da gara di tutto il mondo ma anche alcune versioni speciali di produzione.

La prima vettura Alfa Romeo ornata con il Quadrifoglio fu la "RL" di Ugo Sivocci che vinse la XIV edizione della Targa Florio nel 1923, conquistando così il primo dei dieci allori del marchio in questa prestigiosa competizione. E lo stesso emblema portafortuna risalta sulla "P2" di Brilli Peri quando nel 1925, a Monza, trionfa nel primo "Campionato Mondiale di corse automobilistiche", il primo dei cinque Titoli Mondiali vinti dall'Alfa Romeo. Alla fine degli anni Venti è sempre il Quadrifoglio a distinguere in corsa le Alfa Romeo della casa madre dalle Alfa Romeo gestite dalla "Scuderia Ferrari", che aveva come emblema il cavallino rampante.

Certo, a essere onesti va detto che l'auto che fece del Quadrifoglio leggenda è stata senza dubbio la monoposto Alfetta 158, oggi custodita al Museo Storico Alfa Romeo di Arese, uno degli esemplari più preziosi per la sua rilevanza storico-sportiva a livello mondiale (vale la visita al Museo solo la sua presenza...).

Incredibile a dirsi, ma la 158 è frutto di un progetto del 1938, e le "Alfetta", ancora competitive dodici anni dopo, pur con un intervallo imposto dagli eventi mondiali, sono ancora nel pieno del loro sviluppo tecnico.

Il regolamento della neonata F.1 prevede infatti che le vetture possano essere equipaggiate con un motore da 1,5 litri sovralimentato, oppure da 4,5 litri con alimentazione atmosferica: la 158 ha un otto cilindri in linea da 1479 cc con compressore che, partendo da una potenza di 195 cv nel '38, nelle sue evoluzioni successive arriva a Silverstone nel '50 con quasi 300 cv. Nel 1951, con la "159", evoluzione della stessa "158", il motore arriverà a una potenza massima di 425 cv (450 in prova), grazie a un compressore a doppio stadio e a tutta una serie di altre migliorie. Il regolamento inoltre non esprime un limite di peso per le vetture, né per la quantità di carburante imbarcato.

Il dominio della 158 a Silverstone assume un elevato valore simbolico per la stessa Alfa Romeo: i successi sportivi dell'Alfetta fanno da volano alla rinascita dell'Alfa, dopo le difficoltà e i danni di una guerra mondiale che ha inevitabilmente lasciato i suoi segni. L'Alfetta 158 è da considerarsi come la vettura di chiusura dell'era-anteguerra del marchio: nel 1951, dopo il secondo mondiale vinto da Fangio con la "159", l'Alfa Romeo si ritira ufficialmente dalle competizioni per concentrare uomini e mezzi sulla produzione di serie. Poi il grande ritorno. E la festa del traguardo dei 1000 Gp della F1. Il Quadrifoglio è di nuovo fra noi.

 
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