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F1, il rimpianto di Montezemolo: "Non aver portato Senna alla Ferrari"

Luca Cordero di Montezemolo  
L'ex presidente ricorda un episodio poco prima della tragedia di Imola: “Diceva che il suo sogno era venire da noi, a tutti i costi, e di liberarsi della Williams”
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ROMA - Quando tutto è fermo si trova il tempo di riflettere, progettare e soprattutto guardare o guardarsi indietro. La Formula Uno non va avanti? E allora noi torniamo al passato. A quello che è successo e quanto avremmo voluto che succedesse. Luca Cordero di Montezemolo (a SkySport), ex presidente della Ferrari, confessa il suo più grande rimpianto: "Non aver portato Senna alla Ferrari". La rockstar in rosso. Senna era la rockstar, ovviamente la Ferrari era il rosso. Come portare un grande cantante in una nuova band. La storia, racconta Montezemolo, è che Ayrton andò a casa sua a Bologna.

Il tutto accadeva poco prima del tragico incidente di Imola: "Diceva che il suo sogno era venire da noi, a tutti i costi, e di liberarsi della Williams". Incredibile la tempistica: "Disse che ci saremmo sicuramente sentiti dopo Imola". Insomma due sì da conciliare non era certo un'impresa: "E noi, figuratevi, saremmo stati felici di accoglierlo". Poi venne il buio, il dolore. Poi la lama che trafisse Ayrton, il braccetto della sospensione anteriore destra, al muretto del Tamburello (era il 1 maggio del 1994), a ridosso del torrente del Santerno. Senna non si stava dando pace per la morte di Ratzenberg, avvenuta il giorno prima a bordo di una Smytek. Non ebbe il tempo per elaborare la rabbia.

Ma Montezemolo, 72 anni, 30 dei quali in Ferrari a vario titolo, sa che l'eventuale approdo di Senna in Ferrari, che era insieme una sfida e una certezza, avrebbe comunque impedito il matrimonio più straordinario della storia della Formula Uno: quello tra la Ferrari e Michael Schumacher. Una ciliegina al posto di un'altra ciliegina. Schumacher venne perché non poté Senna. E all'inizio il tedesco fu accolto con scetticismo, certo non era Senna: "Forse all'inizio sì. Ma ero convinto di quello che facevo perché era il momento giusto. Due anni prima non avevamo la macchina per vincere e Michael è arrivato dopo un grande lavoro di riorganizzazione e quando lui era in grado di fare la differenza. Solo una fase delicata c'è stata nel '96 con 2 o 3 gare difficili, Ma poi le vittorie di Spa e Monza hanno dato inizio agli anni dei trionfi".
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