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L'imprendibile Hamilton, in Turchia è entrato ancora di più nella leggenda

Lewis Hamilton (afp)
Il britannico della Mercedes si è laureato campione del mondo per la settima volta raggiungendo Michael Schumacher. Non è amato all'unanimità, ma la sua figura ha oltrepassato la Formula 1
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Quello andato in scena in Turchia è stato un week-end storico, quello del settimo trionfo di Lewis Hamilton. Raggiunto Michael Schumacher. Un trionfo che va oltre l'immaginabile. Ma, in effetti, è già oltre lo sport. Come persona(ggio). Certo, non è amato all'unanimità. Chi non gli vuole riconoscere le stimmate dei grandi, racconta che le imprese di Ayrton Senna, Jim Clark e Juan Manuel Fangio erano altra cosa. Va bene tutto, ma non si può sindacare che la sua figura abbia oltrepassato la Formula 1.
 

Abbiamo, nell'osservare questo ragazzo che ora è diventato uomo, diversi Lewis Hamilton: il ragazzino nero che sogna di essere il primo pilota di colore. Il giovane che si distacca dal padre (anche dolorosamente, ma non pubblicamente) che lo accompagnava. Il dongiovanni libertino che passa da una festa vip all'altra. Il pilota maniacale, aggressivo e talentuoso in macchina.  
 
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Questo è fino a un certo punto. Poi si passa al Lewis 2.0 (4.0? 5.0?), e a una svolta nei comportamenti. Vegano. Salutista. Col pugno alzato. Un cambio di stile radicale. Come si fosse sentito investito della missione di salvare il pianeta. "Come tutti, sono cresciuto pensando che la carne rossa e i prodotti caseari siano una cosa buona. Pensavo di vivere in maniera salutista, poi ho conosciuto nuovi amici, vegani. Ho deciso di provare, di muovermi gradualmente in quella direzione, fino a liberarmi completamente di carne e altro. Volevo provare la differenza". Frullati proteici, avocado, legumi e patate non entrano in conflitto con le esigenze dello sport professionistico. "Mi sento in dovere di far parte del movimento che aiuterà a curare il pianeta".
 

Eppure, non era stato sempre così, come detto. La sua vita "spregiudicata" (moda, musica e feste) lo hanno reso personaggio relegando in un angolo gli aspetti agonistici: gli allenamenti, la cura precisa e puntuale del proprio corpo, la dedizione nella preparazione prima di salire nell'abitacolo di una vettura di F1. Poi è intervenuta la pandemia a dare il colpo di grazie alle sue convinzioni filosofiche: "Devi essere amante di te stesso, sentirti a tuo agio da solo. Sono stato molto tempo da solo, prendendomi spazi di riflessione su me stesso. Ho capito le cose che ho sbagliato e quelle fatte bene. Ho ritrovato una nuova carica dopo aver trascorso un periodo completamente intontito in cui non avevo nessuna voglia di allenarmi. Pensavo se fosse la cosa giusta continuare a correre o se fosse arrivato il momento di dire basta. Poi ho avuto un'illuminazione, e mi sono sbloccato: amo quello che faccio e perché mai dovrei smettere?".

Non viene da una famiglia ricca. Ha vissuto a Stevenage, che reputa una baraccopoli. Madre britannica, Carmen, padre di Grenada, Anthony. Un fratello, Nicolas, colpito da paralisi cerebrale. "Sì, Nicolas è un ragazzo disabile, ma ho scoperto e capito che persone nelle sue condizioni hanno una personalità formidabile: cade e si rialza, cade e si rialza sempre. Con serenità. Confesso: mi ha insegnato molto".
Neanche l'amore lo ha aiutato: accanto a lui si sono viste donne bellissime, molte amiche, diverse fidanzate. Ma un'unica storia importante, quella con Nicole Scherzinger. E, dopo la sua fine, più nulla.  
 
Restano i bambini, e l'affetto totale di Hamilton per loro. Sono numerosi i casi in cui si è speso, oltre e al di là degli assegni staccati per le donazioni. Tanti singoli, commoventi episodi. Hamilton non è solo motori. C'è altro. C'è un ragazzo che nasconde le insicurezze, dicono. Si sa che la moda avrà grande spazio quando smetterà di correre. Si sa che suona il piano, che conosce l'autodifesa. Ma è come se queste cose volesse nasconderle. Si rifugia dietro frasi fatte tipo "Jet set, tappeti rossi e vita da star? Non mi preoccupa: quando avrò finito di correre avrò qualcosa da fare, e da dire".  
 
Quello che ci mostra, quello che vuole farci sapere è l'interesse eco, e qui ecco la catena di fast food vegani, oppure il suo monopattino nel paddock, oppure l'affetto per i suoi bulldog. Antipatico? Forse. Duro? Anche. Ma lo ha imparato dalla vita, è stato bullizzato. Poi ha imparato a essere fast, e non lo hanno preso più. In questi anni lo ha battuto solo Nico Rosberg. Un amico di gioventù. Il quale, dopo averlo battuto, s'è ritirato. Probabilmente prosciugato dalle energie. Perché star dietro a Hamilton è dura, devi essere Flash. E anche un po' Superman.
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