"Ma come, questo Morosini dice che Lauda andrà via, eppure Lauda mi aveva sempre detto che fino a che sarei rimasto in vita sarebbe rimasto in rossa?!": questa la reazione di Enzo Ferrari a uno dei tanti, tantissimi scoop che Nestore Morosini, appena scomparso, ci aveva regalato. Il Covid se l'è portato via a 83 anni, e il mondo dello sport perde uno dei più importanti giornalisti italiani di Formula 1. Molti perdono un amico.
Uno di quelli che stava sempre sul campo, in un'epoca in cui sulle piste, nei box si poteva girare in lungo e in largo. Tempi che oggi vengono definiti "da F1 eroica", quella degli anni '60 '70, '80 e in parte '90, ma in realtà era semplicemente vera, genuina. E anche molto divertente. Morosini era l'inviato del Corriere della Sera sulle piste, ma anche il responsabile dei Motori del colosso di via Solferino e alternava la passione per le auto di serie, le strategie, a quella per le corse.
Ho avuto l'onore di vederlo in azione tante volte, sulle piste, noi eravamo la concorrenza, io un giovane al seguito di un'altra leggenda del settore, Carlo Marincovich. E lui ci invidiava a morte una cosa: mentre lui si uccideva di lavoro, "voi di Repubblica" come ci chiamava "non fate un cazzo". Già perché all'epoca Repubblica non aveva l'edizione del lunedì e noi avevamo la possibilità - finita la corsa - di andare nei box, parlare a lungo con meccanici, piloti. "Approfondire" come si dice nel gergo. Ed era questo che Nestore ci invidiava molto. Già perché Morosini era un genio della notizia quando non c'erano notizie. Un maestro nel saper trovare una brezza di vento nella calma piatta più assoluta. E quindi di far volare la sua corazzata editoriale.
Ma se la F1 era divertente, anche il suo modo di scrivere, di rapportarsi con i team era divertente. Anche questa una grande innovazione, soprattutto all'epoca. Ci lascia insomma un pezzo di storia della F1, un collega che ha saputo raccontare le corse e le auto come pochi. E che di fatto ha rivoluzionato il settore.
Uno di quelli che stava sempre sul campo, in un'epoca in cui sulle piste, nei box si poteva girare in lungo e in largo. Tempi che oggi vengono definiti "da F1 eroica", quella degli anni '60 '70, '80 e in parte '90, ma in realtà era semplicemente vera, genuina. E anche molto divertente. Morosini era l'inviato del Corriere della Sera sulle piste, ma anche il responsabile dei Motori del colosso di via Solferino e alternava la passione per le auto di serie, le strategie, a quella per le corse.
Ho avuto l'onore di vederlo in azione tante volte, sulle piste, noi eravamo la concorrenza, io un giovane al seguito di un'altra leggenda del settore, Carlo Marincovich. E lui ci invidiava a morte una cosa: mentre lui si uccideva di lavoro, "voi di Repubblica" come ci chiamava "non fate un cazzo". Già perché all'epoca Repubblica non aveva l'edizione del lunedì e noi avevamo la possibilità - finita la corsa - di andare nei box, parlare a lungo con meccanici, piloti. "Approfondire" come si dice nel gergo. Ed era questo che Nestore ci invidiava molto. Già perché Morosini era un genio della notizia quando non c'erano notizie. Un maestro nel saper trovare una brezza di vento nella calma piatta più assoluta. E quindi di far volare la sua corazzata editoriale.
Ma se la F1 era divertente, anche il suo modo di scrivere, di rapportarsi con i team era divertente. Anche questa una grande innovazione, soprattutto all'epoca. Ci lascia insomma un pezzo di storia della F1, un collega che ha saputo raccontare le corse e le auto come pochi. E che di fatto ha rivoluzionato il settore.