F1, Tsunoda giapponese d'Europa
dalla nostra inviata Alessandra Retico , dalla nostra inviata Alessandra ReticoBARCELLONA - "La cosa migliore nell'essere un pilota di F1? Poter mangiare tanti cibi diversi". Yuki Tsunoda sorprende, non solo in pista. Candido fino alla tenerezza, il rookie giapponese dell'Alpha Tauri, primo Millennial della F1 (festeggerà 21 anni l'11 maggio) e primo giapponese dal 2014. Ma mica uno sprovveduto: tre stagioni nella F4 giapponese (vinta nel 2018), una nella F3 europea nel 2019 e in F2 l'anno scorso dove ha chiuso 3°. Ha avuto un inizio fulminante di stagione e carriera nella massima serie: al primo Gp in Bahrain ha preso subito 2 punti, chiudendo 9° dal 13° posto in griglia. Meno bene a Imola (crash in qualifica) e un po' sottotono a Portimao, ma non è certo da questi particolari che si giudica un talento fuori dall'ordinario.
Yuki, sei sorpreso da questo avvio di campionato?
"Mi aspettavo meglio da questo inizio di stagione, a dire la verità. Ho commesso errori pesanti, specie a Imola, …
BARCELLONA - "La cosa migliore nell'essere un pilota di F1? Poter mangiare tanti cibi diversi". Yuki Tsunoda sorprende, non solo in pista. Candido fino alla tenerezza, il rookie giapponese dell'Alpha Tauri, primo Millennial della F1 (festeggerà 21 anni l'11 maggio) e primo giapponese dal 2014. Ma mica uno sprovveduto: tre stagioni nella F4 giapponese (vinta nel 2018), una nella F3 europea nel 2019 e in F2 l'anno scorso dove ha chiuso 3°. Ha avuto un inizio fulminante di stagione e carriera nella massima serie: al primo Gp in Bahrain ha preso subito 2 punti, chiudendo 9° dal 13° posto in griglia. Meno bene a Imola (crash in qualifica) e un po' sottotono a Portimao, ma non è certo da questi particolari che si giudica un talento fuori dall'ordinario.
Yuki, sei sorpreso da questo avvio di campionato?
"Mi aspettavo meglio da questo inizio di stagione, a dire la verità. Ho commesso errori pesanti, specie a Imola, dove ho fatto la mia peggior gara degli ultimi due anni. La situazione è difficile in termini di risultati ma allo stesso tempo sto imparando molto, anzi direi che sono stato fortunato a sbagliare così tanto".
Cosa intendi?
"Che fare un certo tipo di errori, così grandi, mi danno l'opportunità di imparare molto e fare esperienza. E farli a questo punto del Mondiale, mi consente di non ripeterli più avanti e di essere più preparato per il futuro. Guardo agli aspetti positivi, insomma".
Quali sono gli altri aspetti positivi di essere in F1?
"Il cibo. Posso mangiare giapponese nell'hospitality dell'Honda e italiano in quello dell'Alpha Tauri. Apprezzo molto le varie cucine. Anche se il sushi ha un sapore diverso in Giappone, mi manca".
Difficile trasferirsi in Europa?
"In realtà no, perché per fare il pilota è necessario: in Giappone non puoi guidare prima dei 16 anni, qui invece il limite è 14, due anni sono tanti. Per conquistare la superlicenza i giapponesi devono gareggiare in Europa, ecco perché non abbiamo ancora avuto campioni di F1".
Lo sarai tu?
"E' il mio sogno. Non vedo l'ora di correre a Suzuka, magari col pubblico, la pista l'ho provata in F4, ma con la F1 sarà completamente diverso".
Cosa è diverso?
"La potenza della macchina: senti la velocità sul collo".
Cos'altro ti piace?
"Il fatto di poter guidare le macchine più veloci al mondo. E poi il rumore, l'odore delle gomme e le coperte sulle gomme: le tengono al caldo e io devo concentrarmi solo a guidare".
In alcune delle gare precedenti ci sono state polemiche sulle regole dei limiti della pista, che opinione ti sei fatto?
"Le regole esistono anche in F2, per esempio, non è difficile rispettarle, bisogna solo ricordarsele".
Ti sei fatto notare anche perché parli molto in radio.
"E' il mio punto debole ma anche positivo perché rivela la mia passione. Il fatto è che prima di salire in macchina mi ripeto che non devo parlare, ma appena metto il casco dimentico tutto e qualcosa nel mio corpo mi fa spingere il bottone della radio".
Raccontaci da dove vieni.
"Dalla prefettura di Kanagawa, vicino a Tokyo e molto simile a Tokyo. Mio padre si chiama Nobuaki, ha una compagnia di assicurazioni non so di quale tipo, è stato lui a seguirmi nei kart da piccolo, era anche il mio meccanico. Mia mamma si chiama Minako e ho una sorella di due anni più piccola. Vivono tutti in Giappone e io da solo in Gran Bretagna".
E' dura?
"Un po' all'inizio quando nel 2019 mi sono trasferito in Svizzera, parte francese. Avevo difficoltà con lo stile di vita, la lingua, il francese e anche l'inglese che avevo studiato alle materne in Giappone in una scuola internazionale ma poi fino al liceo sono andato in un istituto giapponese normale. In Svizzera era difficile comunicare con gli ingegneri. Ma il cibo tutto sommato non era male".
Un argomento che ti appassiona, il cibo. A Faenza come ti sei trovato?
"Ci sono andato la prima volta l'anno scorso, non mi ha sorpreso più di tanto perché ero già stato a Monza per la F4 e la F3, ho trovato similitudini. Certo, la qualità della pizza è incomparabile rispetto a quella che mangiavo in Giappone nei ristoranti italiani che già mi sembrava eccellente. Invece ho capito che in Italia la pizza è molto più buona".