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Domenicali: "La Formula 1 è in salute, ma serve una Ferrari vincente: aiuta Monza e tutto il nostro sport"

La Ferrari di Charles Leclerc durante il Gp d'Olanda di domenica scorsa (reuters)
Il presidente e ad della F1, ex team principal di Maranello, fa un bilancio dell'anno alla vigilia del Gp d'Italia: per domenica finora pochi biglietti venduti: "Ma tutti i segnali di quest'anno sono positivi, lo abbiamo visto anche a Silverstone e Zandvoort". Nel futuro del Mondiale ancora nuovi Paesi: "E puntiamo sui piloti, che sono i veri personaggi"
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"Il protocollo prevederebbe che io parlassi in inglese. Ma non mi importa del protocollo, quindi parlo italiano". Si presenta così Stefano Domenicali all'appuntamento con la stampa alla vigilia del Gp di Monza. Il presidente e ad della F1, in carica dal 2021, è uomo da sempre di motori: nato a Imola, 56 anni, è cresciuto in Ferrari, come amministrativo poi nella direzione sportiva e infine come team principal (2008-2014), prima di diventare Ceo di successo della Lamborghini. Dopo 8 mesi al governo della F1, racconta di uno sport dagli ottimi risultati oltre che di progetti e visioni innovative, specie rivolte a un pubblico più giovane, per il futuro.

Ma cominciamo da Monza: si prevede poco pubblico, solo 16mila biglietti venduti.
"Da italiano spero che i dati che leggo vengano smentiti. Monza è stata sempre una gara speciale per l'entusiasmo che l'ha caratterizzata, al di là della casacca indossata. Se invece verrà confermata la scarsa affluenza, bisognerà capire perché è successo. Siamo in un contesto dove la risposta al Covid è diversa da Paese a Paese: dalla capacità piena di Silverstone, al 60% dell'Ungheria, al 75 di Spa e Zandvoort, e in tutti i Gp i numeri sono stati colmati. So che i biglietti sono stati messi in vendita tardi, non so però c'è un tema caro biglietti: la politica dei prezzi non è gestita dalla F1 ma dai vari promotori, in giro per il mondo non è un argomento e non credo che questo sia uno dei problemi da dover essere gestito. Però è chiaro che sotto questo profilo ogni promotore ha la conoscenza del proprio mercato, quindi credo che delinei la politica dei prezzi sui dati che ha a disposizione. Mi auguro che si ritrovi la passione consueta, quella che tutte le squadre aspettano".

Cosa può far cambiare la rotta?
"Il Gp d'Italia è vicino a compiere 100 anni, uno dei punti che stiamo discutendo è come rilanciarlo visto che rappresenta la storia di questo sport. Ma l'ottica è quella di capire cosa sarà tra 100 anni, perché guardare solo al passato diventa un elemento che non dà valore. Il mio auspicio è che rimanga, anzi faccio fatica a non vederlo in calendario, ma bisogna pensare a un modello di business dove ci sia un ritorno, altrimenti non ha senso. E in questo senso, in futuro sceglieremo un mix di piste e Paesi vecchi e nuovi".

Il pubblico sarà sempre importante nei circuiti?
"L'aspetto emozionale è e rimarrà cruciale. A Zandvoort con gli spalti pieni ne abbiamo avuto la prova. Non c'è evento, in un mondo di entertainment, che possa fare a meno del pubblico".  

C'è molta Italia nella F1, ma si rischia che non ci sia nemmeno un pilota visto che Giovinazzi è in bilico all'Alfa Romeo e forse verrà preferito un cinese.
"Da un punto di vista di business può dare una lettura commerciale, quello cinese è un mondo che sicuramente ha del grande potenziale e ha bisogno di personaggi per essere più attrattivo. Antonio è un grandissimo pilota e merita una chance di correre in F1, da un punto di vista sentimentale sono dalla sua parte".  

E quanto conterà per la F1 una Ferrari che torni a lottare per il vertice?
"La Ferrari sta migliorando e sta lottando per il 3° posto. L'entusiasmo che genera la Ferrari non solo a Monza ma in giro per il mondo è qualcosa di straordinariamente importante per la F1. Credo che i primi tifosi della Ferrari siano tutti, compresi coloro che stanno lottando adesso per il Mondiale. Una Ferrari vincente ha un effetto indiretto che vale per tutti e può aiutare tutto il sistema, per quello che rappresenta per me è un auspicio. All'estero la Ferrari la amano incondizionatamente al di là dei risultati. È un brand che non ha età".

In che stato è la F1?
"Veniamo da una metà campionato che ci ha dato grandissimi segnali positivi, non solo dal punto di vista sportivo. I nostri indicatori ci restituiscono uno sport in grande spolvero e crescita sotto tutti i punti di vista. È tornata ad essere una piattaforma di grande interesse. È una base e un segnale molto importante che dobbiamo sfruttare per non commettere errori nel pianificare un futuro che presenta molte sfide".

Parla di audience?
"Di un modo estensivo ma non esclusivo di comunicare questo sport, attraverso soprattutto i social e Netflix, riuscendo ad attrarre i giovani che vengono considerati, in maniera forse avventata, non più interessati alla F1. Credo che il taglio che abbiamo dato alla narrazione della F1 ci ha permesso di entrare in contatto con una dimensione che prima non amava il nostro sport. Allo stesso tempo dobbiamo fare in modo di continuare a includere gli appassionati che da sempre ci seguono. Ma i segnali sono finora tutti incoraggianti".

Che segnali sono?
"Quelli dei numeri ma anche da quanti vogliono organizzare dei gran premi in futuro. Quest'anno se tutto va bene faremo 22 gare, il numero più alto di sempre. Adesso siamo a Monza e già questo, considerando la stagione bella e stimolante ma molto complessa dal punto di vista organizzativo, forse anche più del 2020, non era scontato. Per il futuro il tema strategico sarà capire in quali paesi andremo e dove la F1 sta crescendo. Oltre che valutare su che tipo di piattaforme le tv si svilupperanno. Noi stiamo investendo sulla nostra F1tv che offre contenuti vari, oltre che sui broadcaster, e anche qui i risultati sono molto positivi".

La F1 cerca di diventare sempre più spettacolare, è così?
"Cerca di migliorare lo spettacolo. E in questo uno dei nostri patrimoni più preziosi sono i piloti. I personaggi di grande attrattività, come Verstappen in Olanda o Hamilton, pilota straordinario che ha avuto anche il merito di portare in F1 temi importanti e polarizzanti, hanno effetti commerciali irrinunciabili. E ora, sempre per rimanere in Inghilterra, stanno emergendo nuovi personaggi come Norris e Russell".

In questo contesto si inserisce anche la gara sprint, al suo secondo appuntamento quest'anno?
"Sì. Dopo Silverstone, Monza e infine in Brasile, faremo un'analisi e una sintesi degli spunti che arrivano. Il nostro obiettivo è riproporre un terzo di gare sprint sulle 23 e non di più previste per l'anno prossimo col Mondiale che finirà prima di dicembre, tenendo conto delle modifiche al format che verranno richieste a cominciare dalla valutazione della pole, che i più "anziani" preferiscono sia data al giro secco piuttosto che al vincitore della mini gara, o altri premi. La logica è di dare un contenuto di più agli organizzatori per gli spettatori del venerdì, e ai media le occasioni per tenere alto l'interesse e la comprensione dello sport".

Il calendario che aumenta non costringe a ridurre i test e anche le occasioni di formazione dei più giovani?
"Il tema dell'imprevedibilità nelle gare è importante. Ma in effetti siamo passati dalle 90 mila ore di test dei miei tempi ad oggi dove si fanno 90 mila km al simulatore e molti pochi in pista per provare le macchine. Sarà importante capire come far crescere i piloti. Stiamo pensando a fare delle sessioni di libere dove sarà obbligatorio far girare i piloti giovani per farli crescere in un contesto dinamico e nello stesso tempo dare ai titolari meno tempo per preparare la gara rendendo ancora più incerto l'esito".  

In futuro è previsto l'ingresso di altre squadre?
"Il budget cap ha reso il valore delle squadre attualmente presenti molto importante, lo vediamo dalle richieste di investimento da parte di persone e fondi di altri costruttori che sono interessati alla F1".

C'è anche l'idea di ampliare la griglia a 22, 23 vetture?
"Credo che se il campionato sarà competitivo, come quello che stiamo vivendo quest'anno per intensità sportiva sia a vertice che dietro, 20 macchine sono già un numero importante. Se alle macchine di oggi se ne aggiungono altre con la garanzia di essere all'altezza della sfida, allora nulla ci vieta di ampliare la griglia. Bisognerà anche vedere se i regolamenti che avremo andranno nella direzione giusta: visto il budget cap mi aspetto di avere all'inizio una differenza di prestazione maggiore rispetto ad adesso, poi che questo gap si riduca velocemente. Semmai bisognerà ragionare sui temi del peso e la dimensione delle vetture".

La F1 punta molto anche sul diventare green, è obiettivo un raggiungibile?
"Le scelte tecniche e tecnologiche sono verso l'ibridizzazione e le benzine sostenibili. Dobbiamo prestare attenzione a valori di riferimento del nostro mondo e sui quali non possiamo tacere. Domenica a Monza avremo un incontro importante con i costruttori attuali e quelli che vorrebbero entrare per cominciare a definire quelli che saranno i regolamenti della power unit del futuro".

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