F1, ring Qatar: Mercedes e Red Bull in lotta per il Mondiale senza esclusione di colpi
dalla nostra inviata Alessandra Retico , dalla nostra inviata Alessandra ReticoLOSAIL — Che ring. Botte da tutte le parti. Lividi, finte, schivate. Altro che Formula 1, questo è un match. Uno tra i più spietati. Se le danno dentro e fuori la pista i due contendenti al titolo, Red Bull e Mercedes. Corpo a corpo sull'asfalto, carta bollata contro carta bollata negli uffici. Conta tutto adesso, ogni dettaglio, sfumatura, centesimo recuperato o umore provocato. Lo scontro è agli sgoccioli ma nessuno è al tappeto. Per questo la lotta prosegue, anzi si intensifica, senza quartiere: è tecnica, sportiva, politica. E anche psicologica. Sul quadrato sale tutta la letteratura disponibile sulla materia, dalle provocazioni all'avversario alle poco velate insinuazioni su presunte irregolarità reciproche. La Red Bull avanza dubbi sull'ala posteriore e sul motore della Mercedes, la Mercedes ricambia sull'ala e respinge: "Sarebbe da folli correre con delle macchine illegali. E non vogliamo che questo campionato…
LOSAIL — Che ring. Botte da tutte le parti. Lividi, finte, schivate. Altro che Formula 1, questo è un match. Uno tra i più spietati. Se le danno dentro e fuori la pista i due contendenti al titolo, Red Bull e Mercedes. Corpo a corpo sull'asfalto, carta bollata contro carta bollata negli uffici. Conta tutto adesso, ogni dettaglio, sfumatura, centesimo recuperato o umore provocato. Lo scontro è agli sgoccioli ma nessuno è al tappeto. Per questo la lotta prosegue, anzi si intensifica, senza quartiere: è tecnica, sportiva, politica. E anche psicologica. Sul quadrato sale tutta la letteratura disponibile sulla materia, dalle provocazioni all'avversario alle poco velate insinuazioni su presunte irregolarità reciproche. La Red Bull avanza dubbi sull'ala posteriore e sul motore della Mercedes, la Mercedes ricambia sull'ala e respinge: "Sarebbe da folli correre con delle macchine illegali. E non vogliamo che questo campionato finisca in tribunale".
Benvenuti in Qatar, dove la novità della pista e la prima uscita delle F1 nel deserto rimangono sfocate nella sabbia. Prime libere a Verstappen, le seconde a Bottas. Indietro le Ferrari. Sulla testa di Lewis Hamilton, oltre che dentro, un messaggio per queste e simili latitudini: un casco con la bandiera arcobaleno a sostegno del mondo Lgbt. Ma alla fine in primo piano sale tutt'altro. E tutto è come ingrandito sotto la lente, deformato dall'intensità del caso e dal prezzo della posta in palio. Altissimo.
Pochi i punti di separazione a tre gare dal termine del campionato (Verstappen a +14 su Hamilton, Mercedes a +11 su Red Bull), i contendenti si avvinghiano nella battaglia più bella pungente della modernità. La prima nella quale il team con le Frecce è stato ingaggiato da un vero sfidante dall'inizio dell'era ibrida (2014). Inevitabilmente altissima è la tensione.
"Abbiamo tolto i guantoni", semplifica con un'immagine il team principal delle Frecce, Toto Wolff, mentre incassa ma forse metterà anche a frutto il colpo preso nel deserto sconosciuto del Qatar, terzultimo round del Mondiale. Bocciata la sua richiesta di revisione sulla non penalizzazione di Max Verstappen nella ruvida manovra di difesa contro Hamilton una settimana fa in Brasile. L'olandese in curva 4, al giro 48 del gp di Interlagos, aveva respinto l'attacco del britannico all'esterno allargando la traiettoria e di fatto mandando entrambi lunghi fuori pista. I commissari non avevano agito sul momento, ritenendo la mossa compatibile con la vivacità della lotta. Ma sono stati richiamati a discutere su dei video che non erano nella loro disponibilità sul momento, ma che secondo il team anglo-tedesco fornivano la prova inequivocabile dell'intenzionalità di quell'azione. "Il video è nuovo, rilevante ma non significativo" si legge nella sentenza di 4 articolate pagine partorite durante la notte di Losail.
"Ce lo aspettavamo", ammette Wolff che apprende dell'epilogo della vicenda mentre è in conferenza stampa seduto accanto al suo collega e rivale, Christian Horner. Tra i due scorre elettricità. "Il fatto è che volevamo aprire la discussione perché sarà un argomento nelle prossime gare e l'obiettivo lo abbiamo raggiunto: alla luce di questa decisione pare sia impossibile superare all'esterno, perché all'interno ci si può difendere e non si è penalizzati". Horner risponde piccato: "È successo lo stesso con Hamilton in Messico".
Ma sono solo rose, lo scambio tra i due si accende: "Ho rispetto per la Mercedes e per quello che ha fatto Hamilton, ma non vado a cena con Toto e non gli bacio il culo". Wolff sorride nervoso e risponde: "C'è rispetto per la Red Bull, abbiamo iniziato a far pugilato dilettanti, poi pro, adesso siamo al wrestling. Va bene così". Insomma: "La prima volta che hanno un rivale, è interessante vedere come le persone si relazionano sotto pressione" replica Horner stuzzicando. "È la lotta politica più intensa nello sport negli ultimi anni. La nostra macchina è conforme alla norma, senza dubbio. Abbiamo dubbi sul guadagno di Mercedes nei rettilinei nelle ultime gare? Certamente. Sono sempre più veloci dall'Ungheria, in Messico lo erano di 14 km/h e in Brasile di 27 km/h più di noi. E perché si muovono gli adesivi messi sulla loro ala posteriore? Ci aspettiamo che la Fia li tenga d'occhio? Ci affidiamo totalmente della Fia perché sorvegli scrupolosamente le vetture. Faremo ricorso? Vediamo come va in questa gara e valuteremo, se ci sono gli elementi certo che protesteremo". Fino all'ultimo round.