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Formula 1, Domenicali: "Entusiasmo ritrovato intorno al Circus. Budget cap, senza controllo crolla tutto"

La Ferrari di Leclerc in Bahrain (ansa)
Alla vigilia del primo gran premio della stagione, il presidente della Formula 1 parla non solo della rivoluzione regolamentare con le auto a effetto suolo, ma dell'intero stato di salute della categoria
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La F1 come motore di storie, nuovi eroi e linguaggi. Non solo sport e tecnologia. Ma business, intrattenimento e modello di comunicazione. Anche sociale: in Bahrain prima della gara "faremo qualcosa dove inciteremo tutto il mondo della F1 a contribuire per una giusta causa". Pensa al contesto della guerra in Ucraina, il presidente della F1, Stefano Domenicali. Lo incontriamo al Sakhir alla vigilia del primo gp del Mondiale 2022 per parlare non solo della rivoluzione regolamentare con le auto a effetto suolo, ma dell'intero stato di salute della categoria. Nell'era della pandemia, è stato il primo sport a tornare in campo mentre il mondo era in lockdown usando protocolli, molto severi ed efficienti, poi copiati da tutti gli altri. Adesso potrebbe varcare un'altra frontiera: far gareggiare un pilota positivo al Covid. Ovviamente nel rispetto di tutte le circostanze: la volontà e lo stato di salute dell'atleta, le norme dei governi locali, gli stru…

La F1 come motore di storie, nuovi eroi e linguaggi. Non solo sport e tecnologia. Ma business, intrattenimento e modello di comunicazione. Anche sociale: in Bahrain prima della gara "faremo qualcosa dove inciteremo tutto il mondo della F1 a contribuire per una giusta causa". Pensa al contesto della guerra in Ucraina, il presidente della F1, Stefano Domenicali. Lo incontriamo al Sakhir alla vigilia del primo gp del Mondiale 2022 per parlare non solo della rivoluzione regolamentare con le auto a effetto suolo, ma dell'intero stato di salute della categoria. Nell'era della pandemia, è stato il primo sport a tornare in campo mentre il mondo era in lockdown usando protocolli, molto severi ed efficienti, poi copiati da tutti gli altri. Adesso potrebbe varcare un'altra frontiera: far gareggiare un pilota positivo al Covid. Ovviamente nel rispetto di tutte le circostanze: la volontà e lo stato di salute dell'atleta, le norme dei governi locali, gli strumenti necessari per evitare i contagi. Al Sakhir, dove Sebastian Vettel è positivo e sostituito da Nico Hulkenberg al volante dell'Aston Martin (la settimana scorsa è stato Daniel Ricciardo a lasciare tutta la guida ai test della McLaren a Lando Norris), per la prima volta in due anni i protocolli sanitari sono stati allentati e così sarà, salvo recrudescenze, per tutto il campionato: i tamponi non sono più obbligatori, le mascherine obbligatorie solo al chiuso, le distanze sempre mantenute. I piloti hanno parlato dell'eventualità di poter gareggiare se positivi: la maggior parte sarebbe favorevole (tranne Lewis Hamilton).

Un positivo al volante

"Abbiamo dato delle linee guida, se sei vaccinato puoi partecipare alla F1, siamo stati tra i primi a farlo e a fare spot per questo. Quanto ai tamponi seguiamo le legislazioni nazionali. E' chiaro che se andiamo nella direzione in cui per chi è vaccinato il Covid viene gestito come una specie di raffreddore, starà nella possibilità del pilota di capire se riesce a gestire oppure no la pressione di dover guidare. L'obiettivo è di andare in quella direzione. Io credo che sotto il punto di vista valoriale la F1 si è sempre presa le proprie responsabilità mettendoci la faccia. Detto questo, sul fronte Covid non sono ancora tranquillo perché certi indici stanno crescendo, gli approcci sono diversi da paese a paese e noi in tutti i posti dove dobbiamo andare a correre stiamo andando verso il tutto esaurito. Abbiamo dimostrato negli ultimi anni che sappiamo reagire. Il Covid credo che condizionerà anche le scelte strategiche per il prossimo anno sul calendario".

La rinascita della F1  

"Iniziamo una stagione davvero molto interessante perché al di là degli aspetti sportivi e tecnici, c'è intorno alla F1 un ritrovato entusiasmo e soprattutto un ritrovato interesse non solo dal punto di vista sportivo ma anche dal punto di vista del business. Basta vedere tutte le partnership che si stanno riavvicinando, anche in un contesto come quello di oggi. Stiamo generando interesse anche nei tifosi, non solo quelli tradizionali e super appassionati, ma anche quelli nuovi che stanno avvicinandosi al nostro sport con l'atteggiamento di chi è incuriosito e interessato da un qualche cosa che va oltre la dinamica sportiva".

Un Mondiale competitivo

"E' un Mondiale 1 che penso possa portarci a discutere di tanti elementi. Si temeva che il nuovo regolamento avrebbe portato macchine tutte uguali e un campionato tecnicamente appiattito, invece nella mia piccola esperienza di trent'anni non ho mai visto così tante soluzioni tecniche diverse applicate a questo concetto di regolamento. Molti hanno già detto che guideranno in maniera diversa ed è interessante vedere come la nuova direzione gara interpreterà il loro modo di guidare. L'anno scorso è stata data la possibilità ad alcuni team principal di essere invasivi nelle comunicazioni con la direzione gara, ma questo cambierà da questa gara. Comunque la grande varietà di progetti è già un bel successo, le macchine sono molto interessanti e questo fa prevedere anche una differenza nelle prestazioni a seconda delle piste e a seconda dei contesti e degli sviluppi. E qui entra il tema fondamentale del budget cap: soprattutto le squadre più grandi hanno delle limitazioni collegate al tetto di spese che sono significative, bisogna essere molto attenti, visto che avrà un'importanza rilevante e che questo è un campionato sportivo, quindi dobbiamo essere sicuri che le regole siano applicate nella stessa maniera per tutti: c'è bisogno di un focus molto dettagliato anche dal punto di vista del regolamento relativo al controllo finanziario dell'attività che vengono investite negli sviluppi. Il controllo è un tema che dà credibilità al sistema perché sennò crolla tutto, bisogna verificare che non ci siano delle forme ingegneristiche finanziarie. E' vero che ci sono delle variabili che nel contesto iniziale non c'erano: l'inflazione non preventivabile e il costo dei trasporti. Ci saranno delle discussioni per nettizzare questi effetti".

Griglia di qualità

"Abbiamo ricevuto molte richieste di entrare in F1, diciamo più di 1 team e meno di 8. Io credo che il numero di squadre oggi presenti non sia un fattore limitante per non garantire lo spettacolo, se abbiamo vetture e team solidi credo che aumentare le squadre non porti un grandissimo valore aggiunto a meno che non si tratta di entità che davvero rappresentano un salto di qualità. A parte l'aspetto logistico, a me piacerebbe essere più focalizzato sul fatto che le squadre che oggi competono siano più competitive tra di loro".

Il ruolo della Ferrari

"Io tifo per una F1 competitiva, e non solo per 2 squadre o 2 piloti. E' chiaro che il valore aggiunto che potrebbe dare una Ferrari competitiva è molto importante e io al di là del cuore, me lo auguro. La Ferrari è una squadra che vale tantissimo. I segnali che vediamo sembrano confortanti quindi attendiamo tutti di vedere quello che succede".  

Netflix, nuovi tifosi e nuovi format di gara

"Vogliamo essere inclusivi, non esclusivi. Coinvolgere più persone e i giovani parlando il loro linguaggio e i loro canali per allargare il fronte dei tifosi, coinvolgerli e farli diventare nel tempo super competenti. Quest'anno faremo 3 sprint per venire incontro alle squadre che hanno costi, ma stiamo anche valutando altri format. La serie Netflix è inclusiva, anche se ad alcuni piloti non piace. E' vero che c'è una drammatizzazione del linguaggio tipica di quel tipo di spettacolo, un po' hollywoodiana, e che certi contesti sono un po' alterati, ma credo faccia parte di un percorso che inizia per accendere l'interesse. In America, mercato in espansione, è un traino. All'inizio molte squadre non volevano partecipare, adesso è il contrario. Ci sono temi che vanno ridefiniti e aggiustati, perché non vogliamo passare a una rappresentazione che non parli della realtà altrimenti non siamo credibili".

Voglia di F1

"C'è un interesse sempre maggiore da parte dei promotori che vogliono ospitare i gran premi, alcuni entreranno magari a rotazione nel calendario, altri in scadenza usciranno e altri sono irrinunciabili. I nuovi promotori devono alzare il livello qualitativo dell'offerta, non basta più il pedigree. Abbiamo fatto grandissimi numeri tra chi ha seguito la F1 in tv e su tutti i media e credo che alla fine dell'anno avremo un incremento ulteriore e che rafforza la credibilità del nostro campionato. Imola e Monza: l'Italia ha rappresentato e deve rappresentare un qualcosa di importante nel panorama della F1, hanno dalla loro parte una grandissima tradizione ma hanno però la necessità di stimolarsi a vicenda per crescere da un punto di vista dell'offerta. Le autorità coinvolte lo hanno capito e anche il presidente Draghi che sulla F1 bisogna investire, se non lo fai e ne dovremmo prendere atto. Stati Uniti un mercato in forte espansione, la Cina grande potenziale e con Zhou, il pilota cinese dell'Alfa Rome, l'attenzione è aumentata e abbiamo ricevuto già richieste da città oltre Shanghai. Al di là della Ferrari che è un caso a parte, sono i piloti con la loro faccia che suscitano passione nei paesi, l'abbiamo visto in Brasile e in generale".

Piloti

"Mettendo da parte l'aspetto sportivo, i piloti sono dei "marchi". Verstappen ha portato numeri pazzeschi in termini di tifosi, qui verranno a vederlo in tanti, Zandvoort è sold out per tre anni, sold out anche Spa quest'anno e anche Austria. Ha portato nuovi partner e l'interesse in una zona del mondo un po' sopita e anche contratti e diritti tv quintuplicati. Hamilton ha introdotto l'attenzione a temi e valori che vanno al di là della F1 e che prima non c'erano, vanno rispettati. Norris è su Vanity Fair, ha collegato la F1 al mondo della moda che prima rifiutava i piloti. Si parla di F1 in contesti prima tabù e questo dà valore alla nostra piattaforma".