✕

Le pagelle del Gp del Brasile: Mercedes da 10, Leclerc solo 6

(reuters)
2 minuti di lettura

RUSSELL 10
Non solo per il week-end da incorniciare. Avere un compagno di squadra come Hamilton non è facile, lui ha dovuto assorbirlo alla prima stagione in Mercedes. Non bastasse, per anni la macchina tedesca è stata nettamente la più forte, il gregario Bottas ne ha beneficiato assai. Arriva lui e di colpo la Mercedes balbetta, saltella in pista e non più sul podio, non domina, ma arranca, guarda vincere gli altri. Una catastrofe con lui ai primi vagiti. Ebbene, si rifugia nella regolarità e non ne viene triturato, nelle prime gare è l’unico che riesce sempre a finire tra i primi 5, meglio dei due Red Bull e dei due Ferrari. Il trionfo di Interlagos è un premio sacrosanto. E non è un caso che quel rosicone di Hamilton, uno che in carriera ha perso poche volte, gli faccia grandi complimenti. Ha veramente passato l’esame.

HAMILTON 9
Dice di sentirsi alla grande, protagonista della rimonta del team, anche se lui &egra…

RUSSELL 10
Non solo per il week-end da incorniciare. Avere un compagno di squadra come Hamilton non è facile, lui ha dovuto assorbirlo alla prima stagione in Mercedes. Non bastasse, per anni la macchina tedesca è stata nettamente la più forte, il gregario Bottas ne ha beneficiato assai. Arriva lui e di colpo la Mercedes balbetta, saltella in pista e non più sul podio, non domina, ma arranca, guarda vincere gli altri. Una catastrofe con lui ai primi vagiti. Ebbene, si rifugia nella regolarità e non ne viene triturato, nelle prime gare è l’unico che riesce sempre a finire tra i primi 5, meglio dei due Red Bull e dei due Ferrari. Il trionfo di Interlagos è un premio sacrosanto. E non è un caso che quel rosicone di Hamilton, uno che in carriera ha perso poche volte, gli faccia grandi complimenti. Ha veramente passato l’esame.

HAMILTON 9
Dice di sentirsi alla grande, protagonista della rimonta del team, anche se lui è finito secondo. Un incidente all’inizio con Verstappen, un deja vu dei vecchi tempi, gli toglie la possibilità di vincere la gara, il primo sigillo della stagione, ma anche il trionfo che insegue per completare il sedicesimo anno di fila con almeno una vittoria. C’è andato vicino, potrebbe smoccolare e invece, potenza forse dei sette Mondiali vinti, incassa tutto con incredibile signorilità.  Una cosa è certa: all’inizio inseguiva, avrebbe potuto fregarsene e godersi un anno sabbatico. Invece ha dimostrato di avere un orgoglio e un carattere smisurato.

MERCEDES 10
Inizia la stagione e si trovano terza forza, a più di un secondo da Red Bull e Ferrari. Loro, i maestri. Qualcun altro avrebbe potuto alzare le spalle, non gli anglo tedeschi, forse più tedeschi che anglo. Testa bassa, lavoro, caparbietà e dopo 21 gare si ritrovano nel Costruttori a soli 19 punti dalla Ferrari, un’inezia. Nel mondo dei soliti sospetti, quale è la F1, subito si pensa: l’hanno favorita con la direttiva anti saltellamento. Può essere: ma dire bravi, no?  

SAINZ 9
Meglio del compagno di squadra. Annulla l’handicap del cambio turbo e conseguente penalità. Secondo nella sprint race, terzo in gara. Giusti applausi e una domanda: perché mai avrebbe dovuto cedere il podio a Leclerc? Passi, se fosse per un titolo mondiale, ma per un secondo posto nella classifica piloti proprio non si può sentire.

LECLERC 6
Spesso vittima degli errori della squadra, ma stavolta precipita per l’infantile rabbia mostrata a fine gara, per non essere stato assecondato nella sua richiesta di sorpasso agevolato su Sainz. Il fine era tre punti in più nella lotta con Perez come “damigello d’onore” del re Verstappen. Fuori luogo.  

ALONSO 8
Non è solo per la simpatia che a 41 anni suonati continua ad ispirare. Ci sono tre scuderie, sei piloti, poi gli altri. Lo scudetto è il settimo posto e lui finisce quinto, meglio del compagno di squadra, l’ottavo (e primo nemico in tutti i sensi, un sollievo per entrambi il divorzio a fine stagione) Ocon.

VERSTAPPEN 5
Un campione lo è anche nei gesti. Nessuno osa discutere il suo talento, è il più forte in questo momento, il migliore di tutti. Ma proprio per questo che ti costa negare un sesto posto ad un compagno di squadra come Perez che l’anno scorso ti ha aiutato a vincere il primo Mondiale?  Si giustifica, sfoderando antichi rancori. Di sicuro, se già non lo sapeva, d’ora in avanti nei box ha un amico in meno. Dovrà sempre cavarsela da solo. Gli riesce bene, però…

PEREZ 7
Pulcino bagnato. Altro che farlo vincere nel suo Messico, cosa che aveva sperato e che, puntualmente, non è accaduta. Verstappen non gli regala manco un sesto posto. Così ora, ad una gara dalla fine, ha gli stessi punti di Leclerc. E deve finirgli davanti visto che ha meno successi di tappa.   

MAGNUSSEN 5
Come passare in un attimo da carneade ad eroe (l’inutile pole position del venerdì per la sprint race del sabato) e nello stesso attimo ritornare comprimario. Pochi metri e si scontra con Ricciardo. Non è colpa sua, ma sua è la Haas che finisce posteggiata sulla via di fuga.

RICCIARDO 4
Penultima gara in F1 e mossa geniale: la palla da bowling per abbattere il birillo Magnussen. Pochi metri di gara, benzina risparmiata. Ma la McLaren non ringrazia. Il conto dal carrozziere è più salato.