Il Mondiale volge al crepuscolo ma tante luci, più fioche meno fioche, rimangono accese oltre le finestre delle squadre. Ad Abu Dhabi è un notturno del campionato, una cerimonia di addii, arrivederci, bilanci, rese dei conti. E’ anche l’occasione per ricordi e celebrazioni. Ultima gara dell’anno e della carriera per Sebastian Vettel, anche se Lewis Hamilton si aspetta che prima o poi il tedesco in F1 torni. Ultima per mancanza di sedili per Daniel Ricciardo, Nicholas Latifi e prematuramente per Mick Schumacher, licenziato dopo due anni dalla Haas. Il figlio del 7 volte campione del mondo amareggiato ma non arreso, anche se persino il suo futuro in Ferrari sembra vacillare.
Posti d'onore
E la Scuderia, da parte sua, ha molte altre cose alle quali pensare. Al 2° posto da difendere tra i Costruttori, la Mercedes con la doppietta in Brasile si è fatta sotto a soli 19 punti. E alla piazza d’onore anche per Charles Leclerc, che negli Emirati deve combattere contro le medesime ambizioni e punti (290), ma non successi (3 a 2), di Sergio Perez. Soprattutto, Maranello deve decidere se questo è il week end dopo o prima della tempesta. Le voci sull’uscita a fine anno del team principal, Mattia Binotto, per far posto al francese dell’Alfa Romeo Sauber, Fred Vasseur, sono state respinte come prive di fondamento senza altra rassicurazione sull’ingegnere reggiano, che è ad Abu Dhabi dopo qualche gara vissuta da remoto. Ma non è remota l’idea che qualcosa si stia muovendo nella casa rossa. Per i piloti, solo chiacchiere. Anche per Charles che avrebbe più di un motivo per recriminare per gli errori di cui è stato vittima quest’anno, Brasile compreso dove dopo le qualifiche pasticciate, in gara non ha scambiato la posizione con Sainz che era a rischio penalità: «Carlos era felice di aiutarmi, ma non era la circostanza adatta. Le voci su di noi? Ce ne sono sempre in F1 e soprattutto sulla Ferrari, specie a fine stagione. Non dobbiamo curarcene, il team ha chiarito, c’è tutto il supporto per Mattia. Dobbiamo concentrarci su di noi, ci si dimentica il salto che abbiamo fatto, la stabilità paga». Sainz conferma. E pensa che non valga neanche la pena commentare i rumors: «Siamo super uniti come team».
Eppure qualcosa ancora brucia, al crepuscolo. In casa Red Bull ci dovrebbe essere solo festa per entrambi i titoli già vinti e con poco danno anche la battaglia sulle spese eccessive del 2021 quando a Yas Marina Verstappen fu incoronato in un ultimo controverso giro. Eppure si affacciano musi lunghi tra gli uomini con le ali. Si stringono tra le proprie pareti per combattere le invasioni barbariche degli insulti là fuori dopo che l’olandese non ha concesso a Perez la posizione a Interlagos per loro trascorsi. «Ci siamo chiariti, sono pronto ad aiutarlo qui, ma basta con le offese a me alla mia famiglia» e anche il team lo difende («Uomo leale e di squadra»). Eppure non si spegne la luce, su una F1 di separati in casa.