F1, le pagelle del Gp di Miami: Leclerc da 3
di Stefano ZainoVERSTAPPEN 10
Il pilota perfetto. Attento all’inizio, quasi prudente, visto che monta le gomme più dure, da buon diesel si scatena progressivamente, chilometro dopo chilometro, fino a diventare inarrestabile. Da nono a primo, con la rimonta che tutti i rivali, quasi rassegnati avevano annunciato al sabato. Vittoria numero 38 in Formula Uno, a meno tre da Senna, terza in questa stagione, seconda a Miami. Se in gara c’è stato un po’ di pathos, è perché sabato, causa bandiera rossa provocata da Leclerc, non ha potuto fare l’ultimo tentativo ed è stato costretto a partire in quarta fila. Altrimenti fosse stato in pole e a gioco regolare avrebbe doppiato tutti, compreso il compagno di squadra.
PEREZ 8
Fa quello che può. Al sabato coglie l’attimo e conquista la pole, la domenica finché può sogna la vittoria, Ma la vera battaglia con il compagno di squadra dura un paio di rettilinei. Di fronte a questo Ver…
VERSTAPPEN 10
Il pilota perfetto. Attento all’inizio, quasi prudente, visto che monta le gomme più dure, da buon diesel si scatena progressivamente, chilometro dopo chilometro, fino a diventare inarrestabile. Da nono a primo, con la rimonta che tutti i rivali, quasi rassegnati avevano annunciato al sabato. Vittoria numero 38 in Formula Uno, a meno tre da Senna, terza in questa stagione, seconda a Miami. Se in gara c’è stato un po’ di pathos, è perché sabato, causa bandiera rossa provocata da Leclerc, non ha potuto fare l’ultimo tentativo ed è stato costretto a partire in quarta fila. Altrimenti fosse stato in pole e a gioco regolare avrebbe doppiato tutti, compreso il compagno di squadra.
PEREZ 8
Fa quello che può. Al sabato coglie l’attimo e conquista la pole, la domenica finché può sogna la vittoria, Ma la vera battaglia con il compagno di squadra dura un paio di rettilinei. Di fronte a questo Verstappen non c’è storia.
RED BULL 10
Seri candidati a vincere tutte le gare. Sono già alla quarta doppietta su cinque gare, naturalmente tutte vinte, con primo posto di Perez anche nella gara sprint. Un altro pianeta.
ALONSO 9
Quarto podio stagionale. È vero, la vittoria in un gran premio manca da dieci anni, maggio 2013, Barcellona, all’epoca ancora con una Ferrari, ma nessuno avrebbe immaginato un suo ritorno così prepotente in copertina. È sempre stato un fenomeno, lo è ancora.
STROLL 4
Per far capire il contrasto, a parità di Aston Martin. Lui è il figlio del padrone, magari c’è pure un occhio di riguardo, eppure in un gran premio si becca 40 secondi di distacco. Continuando così, Alonso gli farà venire un travaso di bile.
SAINZ 6
Si è pure beccato 5 secondi di penalità per eccesso di velocità ai box. Meglio del compagno di squadra, ma comunque anonimo quinto. Quando c’è da mostrare i muscoli con Alonso si fa da parte.
LECLERC 3
Stavolta ha girato tutto storto e molto anche per colpa sua. Botto al venerdì, replica al sabato in qualifica. Incidente anche la domenica? No, solo che in gara va a passeggio, Basti un dato: percorre quasi tutta la gara dietro a Magnussen, senza riuscire a sorpassare la sua Haas. Prestazione inaccettabile.
FERRARI 4
Se questi sono gli aggiornamenti promessi, le migliorie che ha portato a Miami, stiamo freschi. Sono di nuovo la quarta macchina: passi la Red Bull, ma pure Aston Martin e Mercedes vanno più forte. Russell ha battuto Sainz e Hamilton ha passato Leclerc.
RUSSELL 7
Buona qualifica, bella gara. Certo, la Red Bull è a distanza siderale, lui finisce quarto. E può essere contento.
HAMILTON 5
Molto male in qualifica e questo lo zavorra. In gara reagisce, alla fine supera pure Leclerc. Limita i danni, ma perde il confronto con il nemico di sempre, Alonso, e con il compagno di squadra, Russell.
MAGNUSSEN 7
Considerando che guida una Haas, può essere orgoglioso del quarto posto in qualifica, la migliore stagionale, e per aver tenuto a lungo alle sue spalle Leclerc. Che non ha solo come lui un motore Ferrari, ma di Maranello ha proprio la macchina ufficiale.
GASLY 6
Bravo in qualifica, molto peggio in gara. Batte il compagno di squadra Ocon, ma l’Alpine Renault continua ad essere una macchina da centroclassifica. Non tale da far gonfiare il petto allo sciovinismo francese.