Formula Uno, la Ferrari è un gambero rosso: ma niente piano B. E la Red Bull può vincerle tutte
di Alessandra ReticoGambero Rosso. Salto all’indietro a Miami. E anche di lato, qua e là, come le pare. Una gran maleducata? Che enigma, la Ferrari. Macchina imprevedibile, un rompicapo. Veloce in qualifica, riottosa in gara. In Florida è tornata quarta forza. Nonostante gli aggiornamenti (soprattutto sul fondo) che avrebbero dovuto migliorarla. Invece: battuta dall’Aston Martin di Fernando Alonso e dalle Mercedes di George Russell e Lewis Hamilton, che Frecce pungenti non sono più, eppure hanno trafitto in pista tutte e due le rosse. Di più: Charles Leclerc in crisi pure nel confronto di una Haas che pur col motore Maranello, è pur sempre una Haas. All’Hard Rock Stadium tutt’altro che conferme dopo il buon gp di Baku da due pole, un secondo posto nella sprint e un terzo in gara col monegasco. Semmai, in America c’è stata la riscoperta di un male ancora incomprensibile e soprattutto incurabile della SF 23. Non funziona a tutte le alt…
Gambero Rosso. Salto all’indietro a Miami. E anche di lato, qua e là, come le pare. Una gran maleducata? Che enigma, la Ferrari. Macchina imprevedibile, un rompicapo. Veloce in qualifica, riottosa in gara. In Florida è tornata quarta forza. Nonostante gli aggiornamenti (soprattutto sul fondo) che avrebbero dovuto migliorarla. Invece: battuta dall’Aston Martin di Fernando Alonso e dalle Mercedes di George Russell e Lewis Hamilton, che Frecce pungenti non sono più, eppure hanno trafitto in pista tutte e due le rosse. Di più: Charles Leclerc in crisi pure nel confronto di una Haas che pur col motore Maranello, è pur sempre una Haas. All’Hard Rock Stadium tutt’altro che conferme dopo il buon gp di Baku da due pole, un secondo posto nella sprint e un terzo in gara col monegasco. Semmai, in America c’è stata la riscoperta di un male ancora incomprensibile e soprattutto incurabile della SF 23. Non funziona a tutte le altezze da terra e reagisce in modo diverso con l’uso delle varie gomme. Peraltro, in modo opposto coi due piloti: Sainz meglio sulle medie, Leclerc sulle dure. Non solo i distacchi rimediati da Sainz 5° e Leclerc 7° sono stati enormi (oltre 42’’ e 52’’), ma è il comportamento complessivo della SF 23 che preoccupa. E ai sintomi forti e contraddittori che mostra, non c’è una terapia unica e certa.
Cosa unica e certa è la splendida noia di una Red Bull imbattibile. Cinque gare su cinque vinte, 4 doppiette. Hanno una macchina perfetta, nonostante sia stata progettata con l’handicap della riduzione del 10% di ore in galleria del vento per scontare penalità per l’infrazione al tetto di spese 2021. Una carezza. Servirà più di qualche invenzione per rianimare il Mondiale. Le blu rischiano di vincerle tutte, mai successo nella storia della F1. La F1 forse comincia a preoccuparsene e inventa, come ieri prima della gara, degli show con cheerleaders e pon pon che non è piaciuta a più della metà dei piloti, soprattutto per il timing. Ma anche i contenuti, a dire il vero, erano piuttosto poveri. E i contenuti della F1 sono invece pieni e ricchi, di tecnologie e intelligenze.
Maranello ne ha e ne sta cercando anche in casa avversaria. Per ora, parla di incostanza della vettura. Il team principal, Fred Vasseur: “Non è una questione di degrado, dobbiamo capire perché siamo così incostanti, anche perché il passo lo abbiamo trovato. Dobbiamo essere costanti lungo tutta la gara con le due mescole se vogliamo ottenere un risultato”. Oppure serve cambiare filosofia concettuale? Lo farà (pare) la Mercedes che però avvisa di non aspettarsi miracoli. D’altra parte per ridisegnare una macchina richiede tempo e soldi: mancano entrambi, i secondi per il budget cap, il tetto di spese imposto (quest’anno ritoccato a 138,6 milioni di dollari) non lascia alternative. Maranello per ora ha escluso un piano B, preferisce lavorare sugli assetti e sulle innovazioni programmate. A Imola e a Barcellona ne arriveranno ancora. Sainz, che ha parlato di un’auto “poco flessibile per permetter di spingere”, forse si è lasciato sfuggire che “in Spagna proveremo a cambiare anche un po’ la macchina e ad andare in un’altra direzione per vedere se aiuta anche il passo gara”.
L’anno scorso, almeno fino a metà campionato, la F1 75 aveva tutto per combattere contro le Red Bull. Poi, oltre ad affidabilità e strategie sbagliate, la rossa si è involuta. La gestione gomme, un nodo che Maranello si trascina dietro da tempo e che solo a tratti è stato meno visibile, torna a strangolare il progetto. Leclerc non la capisce quest’auto che comanda sul giro veloce e gli si addormenta sulla distanza: “In ogni gara fin qui non abbiamo avuto molte certezze, quando cambiamo mescola non sappiamo mai cosa accadrà, è sempre un’incognita. Dobbiamo scoprire in pista se la macchina reagirà bene e se le gomme riusciranno a trovare la finestra giusta di utilizzo. Per un pilota diventa difficile prendere fiducia e trovare il giusto stile di guida. Ci manca la costanza, il comportamento cambia da una curva all’altra. In gara mi sono ritrovato con la macchina che saltellava, cosa che non era successa nelle prove in qualifica. Non possiamo fare altro che accettare di essere superati dagli altri per gestire bene la gomma: un tipo di mentalità difficile da avere”. Arrendersi, per sopravvivere un po?