Ferrari, meritocrazia al potere: tra Leclerc e Sainz decide la pista
dalla nostra inviata Alessandra ReticoDisordine di Scuderia? Tutt’altro: la battaglia tra Carlos Sainz e Charles Leclerc per il podio negli ultimi giri del gp di Monza sembra significare il contrario e anche molto di più. L’evidenza più semplice è che in Ferrari l’ordine dei piloti è stato stabilito davvero dalla pista. E all’Autodromo, per tre giorni e soprattutto domenica col “bronzo” in gara, il migliore è stato lo spagnolo. Un ribaltamento dei pesi in campo? Non proprio, ma un riallineamento senz’altro: tra il presunto gregario e il favorito. Il monegasco è da cinque anni a Maranello, è sempre stato al centro del progetto, allevato in casa all’Academy e voluto in prima squadra già da Sergio Marchionne, circondato dalle attenzioni di Nicholas Todt, figlio di Jean, ex presidente Fia e boss rosso dell’era Schumacher. I ferraristi lo hanno adottato subito, specie dopo il successo proprio a Monza nel 2019.
Disordine di Scuderia? Tutt’altro: la battaglia tra Carlos Sainz e Charles Leclerc per il podio negli ultimi giri del gp di Monza sembra significare il contrario e anche molto di più. L’evidenza più semplice è che in Ferrari l’ordine dei piloti è stato stabilito davvero dalla pista. E all’Autodromo, per tre giorni e soprattutto domenica col “bronzo” in gara, il migliore è stato lo spagnolo. Un ribaltamento dei pesi in campo? Non proprio, ma un riallineamento senz’altro: tra il presunto gregario e il favorito. Il monegasco è da cinque anni a Maranello, è sempre stato al centro del progetto, allevato in casa all’Academy e voluto in prima squadra già da Sergio Marchionne, circondato dalle attenzioni di Nicholas Todt, figlio di Jean, ex presidente Fia e boss rosso dell’era Schumacher. I ferraristi lo hanno adottato subito, specie dopo il successo proprio a Monza nel 2019.
Lo spagnolo, figlio d’arte ma con la sua gavetta (ha esordito accanto a Verstappen in Toro Rosso), ha sostituito Sebastian Vettel due anni fa, scelto dall’ex team principal, Mattia Binotto. Per le sue doti di lavoro e costanza. Meno estroso del compagno, però consistente. A Monza ha voluto e saputo mettere in campo anche peperoncino, d’altra parte è chiamato Chili nonostante non ami il piccante. Per dire: contate (e amate) anche me. I contratti di tutti e due scadono l’anno prossimo, ma discuteranno entro la fine del 2023 il proprio futuro. Charles non lo ha mai messo in dubbio, ricambiato: vuole vincere il Mondiale con la rossa. Carlos, uomo-macchina, alla distanza sta rivelando doti di leadership e carisma. Vasseur: «Sono più che felice della sua Monza, e non solo per le sue sessioni, ma per come ha preparato tutto il week end. Ha fatto un bel passo avanti».
La battaglia di Monza suggerisce un altro tema: lasciare i due piloti liberi di darsele di santa ragione è una prova di orgoglio e audacia di tutta una squadra. Ha dimostrato coraggio e personalità anche Fred Vasseur, alla sua prima gara in Brianza con la maglia rossa: «Ho deciso io di lasciarli gareggiare, ho solo chiesto di non rischiare, il che è sempre un concetto relativo nelle corse. Se avessi congelato le posizioni mi sarebbe stato chiesto il perché e sarei stato criticato obiettando che è contro lo spirito delle competizioni. Possiamo discutere all’infinito se sia stato troppo l’azzardo, io sono orgoglioso del lavoro che i ragazzi hanno fatto, alla fine credo sia stato un modo per ringraziare tutti i tifosi che ci hanno dato un grande sostegno. Spero che anche i piloti loro abbiano apprezzato la libertà avuta».
Moltissimo. Sainz: «Abbiamo spinto molto, ma è stata una battaglia bella e leale tra compagni di squadra, alla fine è ciò che tutti voi volete vedere». Leclerc: «Qualcuno avrà avuto un infarto, ma questa è la F1 che mi piace e come dovrebbe sempre essere». Di più: nonostante una stagione deludente, il Cavallino non ha perso il suo spirito di combattente. Ha montato motori freschi a Monza. Ha mostrato di volerci provare e di esserci, il che conterà per il prossimo anno. Lo scontro corpo a corpo tra Carlos e Charles è stato corretto, ma molto al limite. Una piccola distrazione, un eccesso di troppo, avrebbe significato lo sprofondo davanti ai tifosi italiani (305 mila nella tre giorni). Invece il 3° e 4° posto, il massimo ottenibile dietro le Red Bull che hanno comunque sudato, è valso 27 punti, il sorpasso di Aston Martin tra i costruttori al 3° posto. Ma soprattutto ha mandato un messaggio: la Ferrari è viva. E combatte.