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Vita da Carlos, il calcolatore. Così Sainz ha conquistato il governo della Ferrari

Carlos Sainz

 (fotogramma)
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Chili quanto basta. Cioè poco, possibilmente niente: Carlos Sainz non ama il piccante, a dispetto del suo nickname che è storpiatura fantasiosa del nome di battesimo. E già questo potrebbe dire molto dello spagnolo: non è quel che appare. Non pizzica in superficie, ma alla fine e in profondità. La sua fama di lavoratore diligente, persino di sgobbone un po’ grigio e musone, finora lo aveva relegato nella categoria dei piloti che portano la macchina al traguardo. Un tipo affidabile, non da colpo di tacco o da volée. Uno Zidane con visione totale del gioco, un Nadal da fondocampo (ama entrambi).

Il pilota che ferma il monologo Red Bull

Giro dopo giro, riunione dopo riunione, dato su dato, il calcolatore rosso ha compiuto l’impresa…

Chili quanto basta. Cioè poco, possibilmente niente: Carlos Sainz non ama il piccante, a dispetto del suo nickname che è storpiatura fantasiosa del nome di battesimo. E già questo potrebbe dire molto dello spagnolo: non è quel che appare. Non pizzica in superficie, ma alla fine e in profondità. La sua fama di lavoratore diligente, persino di sgobbone un po’ grigio e musone, finora lo aveva relegato nella categoria dei piloti che portano la macchina al traguardo. Un tipo affidabile, non da colpo di tacco o da volée. Uno Zidane con visione totale del gioco, un Nadal da fondocampo (ama entrambi).

Il pilota che ferma il monologo Red Bull

Giro dopo giro, riunione dopo riunione, dato su dato, il calcolatore rosso ha compiuto l’impresa. Lui a far vincere la Ferrari quest’anno per la prima volta la settimana scorsa a Singapore. Lui a interrompere il monologo della Red Bull dopo 14 gare approfittando anche di un passo falso dei campioni del mondo. E questo conta moltissimo, anche se in Giappone le blu e Max Verstappen hanno già ripreso la via perduta e il suo compagno, Charles Leclerc, sembra aver riacceso quell’indole brillante che oggi vorrà far scintillare in qualifica. Quegli ultimi giri nel notturno di Marina Bay rimangono scritti come un’autobiografia in pista. Oltre che essere un faro nel chiaroscuro di Maranello.

La Ferrari di Sainz in Giappone

 

Sainz non più seconda guida

Vita da Carlos. Altro che travet, seconda guida e gregario del più fantasioso monegasco. Lo è stato accanto a colleghi feroci e spinosi, a cominciare dai suoi esordi in Toro Rosso con Verstappen. Ma adesso, a 29 anni, si è compiuto definitivamente. Non è più il figlio d’arte (del campione di rally omonimo). L’opera adesso se la costruisce da solo e la espone in pubblico. Lui lo smooth operator del Cavallino, come ha cantato sotto il traguardo di Singapore citando l’altro suo soprannome e la colonna sonora (un brano di Sade) che lo definiscono da quando era in McLaren. Difficile da tradurre a pieno, se non con un’idea di strategia dolce e paziente per raggiungere lo scopo. Sainz è salito sul muretto da leader, decidendo la tattica: ha rallentato per tenersi Norris in scia e frenare così la rimonta delle Mercedes dietro, col rischio di essere passato dalla McLaren dell’inglese. Ha sussurrato alle gomme e al futuro. Anche se dopo il capolavoro ha già ripreso lo scalpello: «Ho già vissuto in F1 dei buoni periodi, credo sia importante tenere la testa bassa e mantenere lo slancio: Singapore è alle spalle, ora la concentrazione è tutta su Suzuka». Entrato in Scuderia nel 2021 al posto di Sebastian Vettel, ha un contratto che scade nel 2024 come Leclerc, ma già nelle prossime settimane discuterà sul rinnovo. Minimo, un biennale.

Carlos sa far fiorire la macchina

Uno come Carlos non la porta solo al traguardo la macchina, ma è capace di farla fiorire. E cresce: due pole, un podio e un successo negli ultimi due gp. Nel 2024 il progetto auto sarà molto diverso, e un allevatore di creature è indispensabile. Ha il dono della cura, forse anche grazie al legame fortissimo con la madre e le due sorelle. Non vuole essere un ferrarista pendolare, ha casa vicino a Maranello e messo radici. Con quanto basta di Chili.

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