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Formula 1, sì al Team Andretti dalla Fia: il Mondiale potrebbe avere una squadra in più

Michael Andretti

 
Il gruppo guidato da Michael, figlio dell’ex campione del mondo Mario (con General Motors e il marchio Cadillac), ha avuto l’ok sui requisiti finanziari, sportivi, tecnici e di sostenibilità. Il parere decisivo però sarà quello di Liberty Media, che ha una diversa veduta sul Circus
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Un nome leggendario e un colosso dei motori. Basta una ricetta così ricca per sbarcare in Formula 1? La famiglia Andretti, guidata da Michael, figlio del mitico Mario campione del mondo nel 1978, con General Motors (e il marchio Cadillac) ci sta provando da mesi e anzi è ormai a un passo dal via libera all’ingresso nel Mondiale a partire dal 2025. La federazione internazionale (Fia) ha ritenuto che il candidato americano abbia tutti i requisiti necessari, finanziari, sportivi, tecnici e di sostenibilità anche ecologica, per partecipare al campionato.

Team Andretti aspetta il parere di Liberty Media

Si tratta solo di una prima fase del processo di ammissione (altri richiedenti sono stati ritenuti non idonei come Hitech, LKY SUNZ, Rodin Carlin e Formula Equal) che non dà la certezza della promozione definitiva a diventare l’11° team in griglia. Perché ora è Liberty Media, il proprietario statunitense della F1, a dover dare il proprio parere dopo aver valutato gli aspetti commerciali del…

Un nome leggendario e un colosso dei motori. Basta una ricetta così ricca per sbarcare in Formula 1? La famiglia Andretti, guidata da Michael, figlio del mitico Mario campione del mondo nel 1978, con General Motors (e il marchio Cadillac) ci sta provando da mesi e anzi è ormai a un passo dal via libera all’ingresso nel Mondiale a partire dal 2025. La federazione internazionale (Fia) ha ritenuto che il candidato americano abbia tutti i requisiti necessari, finanziari, sportivi, tecnici e di sostenibilità anche ecologica, per partecipare al campionato.

Team Andretti aspetta il parere di Liberty Media

Si tratta solo di una prima fase del processo di ammissione (altri richiedenti sono stati ritenuti non idonei come Hitech, LKY SUNZ, Rodin Carlin e Formula Equal) che non dà la certezza della promozione definitiva a diventare l’11° team in griglia. Perché ora è Liberty Media, il proprietario statunitense della F1, a dover dare il proprio parere dopo aver valutato gli aspetti commerciali dell’operazione. Ed è proprio questo lo scoglio più alto da superare, oltre al fatto che i tempi sono stretti e dal 2026 cambieranno i regolamenti specie sul lato motore (sempre più elettrico). Negli ultimi mesi più volte il presidente della F1, Stefano Domenicali, ha manifestato uno scarso interesse economico ad allargare la griglia dei partecipanti al campionato, che pagano ora circa 200 milioni di dollari come tassa di iscrizione. Non solo perché questo equivarrebbe a dividere per 11, anziché 10, gli introiti da distribuire ai team, i quali infatti non sono per nulla convinti di voler un altro competitor col quale dividere i premi. Ma anche perché alla F1 non interessa accogliere soggetti che non portino un valore aggiunto alla categoria. Semmai è concentrata a valorizzare il prodotto di cui è già proprietaria.

Tra Fia e Liberty vedute diverse sulla Formula 1

Dietro le quinte dell’affaire Andretti si cela insomma un nemmeno troppo sotterraneo scontro di vedute tra Fia e F1. Il regolatore del motorsport, che ha indetto il bando alle candidature provocando un certo fastidio a Liberty Media, oltre a essere incline ad allargare la platea dei team, ha dovuto poi di fatto accettare quella di Andretti perché lo stabilisce la legge. Il presidente Fia, Ben Sulayem: “Siamo stati molto chiari nell'istituire criteri rigorosi per l'ingresso e il nostro obiettivo era quello di approvare solo le candidature che soddisfacessero questi criteri. La Fia è obbligata ad approvare le candidature che soddisfano i requisiti e abbiamo deciso che quella di Andretti, l’unica squadra a soddisfare i criteri di selezione in tutti i campi, accederà alla fase successiva. Mi congratulo con Michael Andretti e la sua squadra per la presentazione accurata, ma voglio anche ringraziare tutti gli altri potenziali team per il loro interesse e la loro partecipazione”.

Il Circus diviso tra soldi, credibilità ed espansione

La F1 pensa invece strettamente al valore del mercato. E se è vero che il Circus si sta espandendo molto negli Stati Uniti (tre gare quest’anno, compresa la debuttante Las Vegas) e Andretti è un nome spendibilissimo negli Usa grazie soprattutto all’esperienza del team in Indycar (e la squadra di F1 avrà la base in Indiana e una fabbrica in Inghilterra), per Liberty Media non è condizione sufficiente per mantenere il livello di qualità della categoria. Non si tratterebbe insomma solo di soldi da spartire per 11, ma di credibilità dello sport e dello spettacolo. E, sotto questi aspetti, dieci (squadre) posson bastare.
 

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