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Gp Brasile, Alonso podio da 10 (e Verstappen non ce ne voglia). Sainz, gara anonima

Fernando Alonso sul podio

 
L’ultimo giro, il controsorpasso su Perez e il terzo posto finale valgono al veterano spagnolo il massimo dei voti. E lo stesso voto dell’insaziabile Max
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Verstappen 10

Che noia. Vittoria numero 52 in carriera, diciassettesima in stagione su 20, ottantacinque per cento di realizzazione, se giocasse a basket sarebbe una media al tiro mostruosa, pensate in macchina, dove, in teoria, dovrebbe vincere solo uno su venti. Il problema è che è sempre lui, questo insaziabile cannibale che agli avversari non vuole lasciare nemmeno una briciola, questo stucchevole trionfatore seriale di titoli mondiali, gran premi e pure gare sprint. Qualcuno (Norris) prova a contrastarlo, ma è poco più di un prurito, non certo una minaccia fisica.

«La cronaca della gara»

Norris 9

Comunque il tentativo (vano) di cambiare padrone al gradino più alto del podio va premiato. Norris, con la risorta McLaren, passata nel corso della stagione da comparsa a principale rivale della Red Bull, ce la mette tutta. Stabilisce il giro veloce della gara, sfrutta alla grande la doppia partenza in avvio, passando da sesto in una prima griglia a secondo nella successiva, osa rosicchi…

Verstappen 10

Che noia. Vittoria numero 52 in carriera, diciassettesima in stagione su 20, ottantacinque per cento di realizzazione, se giocasse a basket sarebbe una media al tiro mostruosa, pensate in macchina, dove, in teoria, dovrebbe vincere solo uno su venti. Il problema è che è sempre lui, questo insaziabile cannibale che agli avversari non vuole lasciare nemmeno una briciola, questo stucchevole trionfatore seriale di titoli mondiali, gran premi e pure gare sprint. Qualcuno (Norris) prova a contrastarlo, ma è poco più di un prurito, non certo una minaccia fisica.

«La cronaca della gara»

Norris 9

Comunque il tentativo (vano) di cambiare padrone al gradino più alto del podio va premiato. Norris, con la risorta McLaren, passata nel corso della stagione da comparsa a principale rivale della Red Bull, ce la mette tutta. Stabilisce il giro veloce della gara, sfrutta alla grande la doppia partenza in avvio, passando da sesto in una prima griglia a secondo nella successiva, osa rosicchiare ogni tanto qualche decimo al gigante Max, comunque prova, anche se alla fine risulta tutto inutile. Se non la constatazione che oggi è lui il secondo pilota più forte e la sua macchina, la McLaren, la seconda forza.

Alonso 10

E Verstappen non ce ne voglia. Non ha vinto, ha chiuso terzo e allora? Il finale, con quel duello (vinto) mozzafiato con Perez, vale il prezzo del biglietto. Resiste, acchiappa il podio, impedisce a una Red Bull di salirci, piega il rivale come in partenza fa una foto (con sorpasso) gratificante ad Hamilton. Che è sempre un piacere, vista la difficoltà della manovra, sorpassare.

Perez 7

Il messicano invece meriterebbe il banco dell’asino. Per carità si agita, questa volta dà segni di vita, ma alla fine con la macchina che si ritrova avrebbe un dovere nel podio. E invece non sorpassa l’eterno Alonso e incassa un solenne marameo dall’irriverente spagnolo.

Stroll 7

D’incoraggiamento. Terzo in griglia, quinto al traguardo. Sulla carta è un passo indietro. Ma per uno che negli ultimi tempi faticava a finire a punti, è già un successo. Almeno stavolta giusto risparmiargli una bocciatura.

Sainz 6

Anonimo. Ottavo all’inizio, supera le due Mercedes, grazie ad alcuni giri con un positivo set di gomme, e arriva sesto. Ma non è quella la mission della Ferrari. A lui e alla rossa si chiederebbe molto di più. Di positivo c’è solo il contributo che dà alla causa, per rosicchiare 4 punti alla Mercedes nella lotta per il secondo posto nei costruttori. Ma è una pugnalata ai tifosi il fatto che dica che, rispetto alla Ferrari, Red Bull e Mc Laren sono di un altro pianeta.

Leclerc 6

Ecco, una missione possibile potrebbe essere quella di portare uno dei suoi due piloti, quello di Montecarlo con la faccia simpatica, a Lourdes. Il santuario, non c’è altra scelta, lo dice lui stesso. Perché non si può passare dalla prima fila al muro nel giro di ricognizione, senza aver fatto nulla di male, senza colpe, semplicemente perché le ruote si bloccano, per un guasto idraulico, e la macchina diventa ingestibile. Un’esperienza che sulla carta aveva già provato, proprio nella sua Montecarlo, gara mai iniziata, benzina consumata solo per il giro di lancio. Ma là poteva battersi il petto, qui c’è bisogno di un santuario. O di una macumba. Perché il 6? È una media: fra la tenerezza da 9 che ispira nel raccontare la disavventura e la sfortuna da 3 che lo travolge.

Gasly 7

Si accende e si spegne. In gara e in stagione. Stavolta è domenica in cui disputa una gara onorevole. Come il settimo posto finale davanti ad Hamilton.

Hamilton 4

Male stavolta. Persino la Ferrari di Sainz può permettersi di prenderlo in giro. La Mercedes lo tradisce e lui frana.

Russell 3

Il numero uno stenta, il numero 2 (perché al momento lo è) fa ancora peggio, condizionato dai problemi ai freni riscontrati prima del via. Ritiro, quindicesimo posto finale, su una pista dove l’anno scorso aveva trionfato.

Albon 2

Se la Haas lo prende, passa un brutto quarto d’ora. Con il suo strike in partenza colpisce Hulkenberg, che a sua volta toglie dalla gara il compagno di squadra Magnussen. Due in un colpo solo. Non male.

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