Jarno Trulli, 256 gare in Formula Uno e una vittoria, nel Gran Premio di Monaco del 2004, cosa pensa del trasferimento di Lewis Hamilton alla Ferrari dal 2025?
“È una notizia bomba: un sette volte campione del mondo che va nella scuderia più importante e prestigiosa. Ma non è che cambiano le cose, eh”.
In che senso?
“Puoi metterci tutti i campioni che vuoi, ma se la macchina e il team non riescono a competere, il risultato con Hamilton non cambierà molto rispetto a quelli ottenuti dalla coppia Leclerc-Sainz. Certo, hai preso un campione, che è ancora uno dei migliori piloti sulla piazza, con una grandissima esperienza, anche se con una certa età. Ma questo non ti dà la garanzia di vincere”.
E quindi?
“E quindi secondo me Hamilton realizza un sogno, a 40 anni: correrà per la Ferrari sapendo che quello che doveva vincere in carriera comunque l’ha già vinto. La scuderia di Maranello invece ha altri sogni: la priorità è conquistare nuovi titoli, non avere un sette volte campione del mondo in casa, un’operazione affascinante ma che non ti garantisce automaticamente successi. Per me, sinceramente, l’operazione fa più bene a Hamilton che alla Ferrari”.
Lei ha accennato all’età di Hamilton, che ha compiuto 39 anni lo scorso 7 gennaio. Però Fernando Alonso, 43 anni il prossimo luglio, è reduce da un’ottima stagione con la Aston Martin.
“Certo, Lewis è integro e non ha famiglia, un particolare che ti aiuta a correre con la mente libera. I tempi e gli allenamenti specifici sono cambiati, anche se poi i ritmi della Formula Uno si fanno comunque sentire. Nel 2024 ci saranno 24 gare, due più del 2023, sei sempre in viaggio, combatti anche contro il jet lag. E tutto questo lo senti molto di più rispetto a quando eri più giovane, è inevitabile. Anche perché in pista affronti avversari che hanno poco più della metà dei tuoi anni”.
Ferrari e Hamilton sono un binomio fortissimo.
“Indiscutibile. Senza però dimenticare un particolare: Hamilton è stato fin da ragazzino un pilota McLaren e poi, dal 2013, è il simbolo della Mercedes. Mi ricorda, a parti invertite, la storia di Schumacher. Michael a 21 anni firmò un contratto con la Mercedes con cui però non riuscì a esordire in Formula Uno. Anche per questo, a 41 anni, quando tornò alle gare, volle correre proprio con la Mercedes, come per chiudere un cerchio. Ma Schumacher è stato, è e sempre sarà un simbolo della Ferrari. Anche se a fine carriera è andato altrove, lui è la storia di Maranello. Così come Lewis rimarrà la storia della Mercedes”.
L’arrivo di Hamilton cosa significherà per Leclerc?
“Sarà un bonus. Quando sei in Formula Uno, devi sempre dimostrare di essere all’altezza e ci sono due modi per riuscirci: o vinci, grazie anche a una macchina che ti aiuta, oppure hai un compagno di scuderia forte e non perdi il confronto con lui. E allora puoi dire: ‘Noi due stiamo facendo il massimo, se i risultati non arrivano la responsabilità non è nostra’. Certo, se poi Hamilton andrà più veloce di Leclerc, dovremo tutti dire che Charles non è quel fenomeno che pensavamo. Però, insomma, quando correvo io, volevo la competizione nel team, mi aiutava”.
E invece Sainz come la prenderà?
“Sa bene che queste sono le dinamiche della Formula Uno. La Ferrari ha colto un’opportunità e ha ingaggiato un sette volte campione del mondo, che le vuoi dire? Sainz è giovane, ha 29 anni, troverà sicuramente un’alternativa valida”.
Con Hamilton la Ferrari colmerà il divario con la Red Bull?
“Molto difficile. Quel genio di Adrian Newey ha progettato una vettura fortissima, capace anno dopo anno di aumentare il suo vantaggio sulle altre macchine in pista: un dato che non può non spaventare. È come se corressi i 400 metri: se dopo cento metri ne hai venti di vantaggio e a metà gara ne hai quaranta, come possono pensare gli avversari di raggiungerti prima del traguardo? Possono sperare soltanto nei tuoi errori o in un cambio radicale delle regole, che in Formula Uno arriverà nel 2026”.
Il rapporto tra macchina e pilota in questo momento è così sbilanciato?
“Sì. Guardate al campionato di Alonso nel 2023. Nelle prime otto gare ha conquistato sei podi. Poi le scuderie rivali hanno avuto aggiornamenti migliori della sua Aston Martin e nelle 14 gare successive Fernando ha ottenuto soltanto un secondo e un terzo posto. E non puoi certo accusare un pilota così esperto di non essere costante. La macchina conta tanto, troppo. Con o senza Hamilton”.