Horner rimane. Il team principal della Red Bull, finito in un’inchiesta per presunti comportamenti illeciti nei confronti di una dipendente, è stato scagionato da tutte le accuse. Il comunicato ufficiale dell’azienda è arrivato mentre il manager stava atterrando in Bahrain, dove sabato inizierà il Mondiale 2024 con la prima gara dell’anno. La soluzione del caso che ha tenuto banco nell’ultimo mese era attesa in queste ore e sollecitata da tutti, federazione internazionale e Formula 1 comprese, per evitare che la stagione iniziasse con un’ombra pesante sullo sport e sulla squadra campione del mondo.
Dopo una lunga indagine, affidata dall’azienda austriaca a un avvocato indipendente, la Red Bull non ha trovato prove di comportamenti inappropriati di cui mai è stato specificato il contenuto preciso. Così si legge nella nota ufficiale: “L'indagine indipendente sulle accuse mosse contro il signor Horner è completa e la Red Bull può confermare che la denuncia è stata respinta. Il denunciante ha il diritto di ricorso”.
La Red Bull, specificando di essere pienamente fiduciosa che l’indagine sia stata condotta in modo “equo, rigoroso e imparziale”, ha aggiunto: “Il rapporto dell’indagine è confidenziale e contiene le informazioni private delle parti e dei terzi che hanno collaborato alle indagini, e pertanto non commenteremo ulteriormente per rispetto di tutti gli interessati. Red Bull continuerà a impegnarsi per soddisfare i più alti standard sul posto di lavoro”.
Horner, che la settimana scorsa durante la conferenza successiva ai test ha detto di non poter commentare la vicenda visto che le indagini erano in corso, alla presentazione della nuova macchina a Silverstone aveva ammesso che “inevitabilmente c'è stata una distrazione, ma la squadra è molto unita”. Ma attorno, le voci si stavano alzando forti e preoccupate. Anche nella conferenza ufficiale piloti di oggi in Bahrain, Horner è stato il convitato di pietra. Max Verstappen, già interrogato sul suo capo la settimana scorsa durante i test prestagionali, ha alzato un po’ le spalle: “Rimango concentrato su me stesso e la performance della macchina. La situazione non mi ha condizionato, penso alle mie cose ma mi auguro si chiuda presto la vicenda. Sono d’accordo con Marko, dobbiamo essere uniti. Per questo mi auguro che tutto termini presto”.
A dare una lettura più approfondita è stato Lewis Hamilton, il pilota più sensibile alle questioni civili, di parità di genere, di inclusione. Il sette volte campione del mondo che l’anno prossimo guiderà la Ferrari, interpellato in conferenza sull’argomento, dopo un iniziale imbarazzo, ha detto: “C’è questa vicenda in corso, sarà un momento importante per il nostro sport. Qualsiasi accusa va presa molto sul serio. Dobbiamo cercare di rendere lo sport e l’ambiente in cui lavoriamo un posto sicuro e inclusivo. Non sappiamo cosa è successo, non conosciamo tutta la vicenda, ma di certo deve essere risolta. E sarà interessante vedere come verrà affrontata e quali conseguenze produrrà”. Intanto, che è chiusa. E dai contenuti segreti. Almeno per ora. Un momento perfetto perché il rumore di fondo del caso Horner non coprisse quello dei motori, che verranno accesi giovedì per le prime prove libere della stagione.