Divertito, rilassato e...goloso. Charles Leclerc è stato ospite di “Deejay Chiama Italia”, il programma di Linus e Nicola Savino in onda dalle 10 alle 12, per parlare della sua nuova esperienza imprenditoriale. Il pilota della Ferrari lancia “LEC”, una nuova linea di gelato pensata con Federico Grom e Guido Martinetti, fondatori della catena di gelaterie nata a Torino nel 2003.
Leclerc: “Amo il gelato, ma devo stare attento alla linea”
"Grazie a un amico in comune ci siamo incontrati a pranzo con Federico, che voleva saperne di più sulla Formula 1”, ha raccontato il campione monegasco; “Io gli ho detto che mi sarebbe piaciuto tantissimo aprire una gelateria a Monaco, e lui mi ha spiegato il suo progetto”.
Una passione che Leclerc porta con sé da sempre: “Ovviamente ho dedicato tutto alla F1 fin da quando sono bambino, ma se c’è una cosa che mi è sempre piaciuta da matti, quella è il gelato. Ho dovuto fare un po’ di sacrifici e mangiarne di meno, perché da atleta devo mantenere la mia linea, ma ogni tanto me ne concedo uno”. Da qui l’idea di creare un gelato con un moderato apporto calorico, “così potrò permetterne qualcuno in più”.
Leclerc: “Quando ho capito che sarei arrivato in F1”
Nei studi di Radio Deejay Leclerc ha parlato anche della sua esperienza da pilota: “Ho iniziato prestissimo con i kart, a tre anni e mezzo, ma ho capito che sarei potuto arrivare in Formula Uno molto tardi, direi nel 2017, nell’ultimo anno in F2 prima di firmare con l’Alfa Romeo. Otto o nove mesi prima di quell’anuncio ho pensato: “Sì, forse ho l’opportunità di fare della mia passione il mio lavoro. Perché non sono un tipo che si monta la testa, sono una persona tranquilla”.
Charles Leclerc presenta il suo gelato: "Così abbiamo lavorato al gusto perfetto"
Leclerc: “Quando a Monza mi fermarono per eccesso di velocità”
Leclerc velocissimo sui circuiti da gara ma, assicura, prudente in strada, quando si trova nel traffico accanto ai comuni mortali: “La guida in strada mi piace tanto, mi aiuta a rflettere, ma non ovviamente non vado a cercare il limite, quello lo faccio soltanto in pista”. Una volta, però, è stato fermato per eccesso di velocità: “Ero sopra al limite di due o tre chilometri. Mi hanno chiesto una foto, mi hanno chiesto un cappellino e poi sono ripartito. Era il giorno dopo la vittoria di Monza”. Quindi l’8 settebre 2019, poche ore dopo il trionfo davanti alla marea rossa di tifosi: “Di solito non fai attenzione a quello che succede in tribuna, perché devi essere concentrato al 200% su quello che accade in pista. Ma mi ricordo che a Monza, quel giorno, negli ultimi 3 o 4 giri c’era la pazzia totale in tribuna, quindi era impossibile non notarlo”