Morte Senna, quelle maledette modifiche allo sterzo fatali al pilota
di Giuseppe Antonio Perrelli
La verità giudiziaria ha condannato l’ingegnere britannico Head, dt della Williams, salvato solo dalla prescrizione
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Ayrton Sennaè morto per le modifiche "male progettate e male eseguite" al piantone dello sterzo della sua Williams. La verità giudiziaria sull’incidente costato la vita al campione brasiliano il primo maggio 1994, sul circuito di Imola, è contenuta nella sentenza con cui la terza sezione penale della Corte di Cassazione ha rigettato nel 2007 la richiesta di assoluzione piena presentata da Patrick Head, confermando la sentenza di prescrizione pronunciata nei suoi confronti dalla Corte d'Appello di Bologna, due anni prima.
Senna ispeziona lo sterzo prima della gara di Imola
Morte di Ayrton Senna, le responsabilità di Patrick Head
Riconosciute, quindi, le responsabilità dell’ingegnere britannico, direttore tecnico e cofondatore della scuderia: causa dell'incidente mortale – avvenuto mentre Senna era in testa alla gara – fu il cedimento del piantone dello sterzo, che era stato diviso in due parti e poi saldato prima del Gran premio perché il pilota brasiliano non riusciva ad appoggiare bene le mani sul volante e quindi guidava la monoposto in condizione di disagio. La saldatura non ha retto agli sforzi e ha ceduto: per questo Senna non ha sterzato alla curva del Tamburello, andando incontro a un impatto a 211 chilometri orari, reso ancor più devastante dal destino, che ha fatto conficcare un braccetto della sospensione anteriore – volato via – tra la guarnizione di gomma e il casco del pilota di San Paolo. Nelle fotografie scattate immediatamente dopo l’incidente, si vede un pezzo di metallo attaccato al volante, rovesciato sull'asfalto. Nessuno aveva segato quella parte di tubo per accelerare i soccorsi: si era staccato da solo, dal resto del piantone, rompendosi.
La Williams di Senna al momento dell'impatto
Morte di Senna, le assoluzioni di Williams e di Newey
Una conclusione che ha richiesto diciassette anni e cinque pronunce dei giudici. Frank Williams uscì definitivamente dal processo dopo la sentenza d’assoluzione di primo grado del dicembre 1997, contro cui il pm Maurizio Passarini non presentò appello. Lo fece, invece, per le assoluzioni di Head e di Adrian Newey, capo designer della monoposto, che furono giudicati non colpevoli anche in secondo grado, nel novembre 1999. La Corte di Cassazione nel gennaio 2003 annullò la sentenza e il processo d’appello bis – a maggio 2005 – separò i destini giudiziari di Newey e di Head: il geniale progettista dellaRed Bull dominatrice della Formula Uno di questi anni, che a fine 2024 lascerà la scuderia anglo-austriaca, fu del tutto assolto perché non responsabile dell’azione compiuta sullo sterzo della vettura. Head invece fu ritenuto colpevole delle “modifiche male progettate e male eseguite” alla macchina di Senna, ricondotte a un suo “comportamento colposo, commissivo ed omissivo”, causa dello schianto, definito “prevedibile ed evitabile”. A salvarlo solo la prescrizione del reato, come poi confermato dall’ultima sentenza della Corte di Cassazione, dell’aprile 2007.
I soccorsi in pista ad Ayrton Senna
Morte di Senna, la tesi di Newey sulla foratura di una gomma
Nelle carte giudiziarie c’è la risposta alla domanda su cui per anni si erano concentrate le inchieste: il piantone dello sterzo rotto ha causato l'incidente o si è danneggiato nell'impatto? Nonostante la personale assoluzione e le sentenze passate in giudicato, Newey continua a sostenere una posizione diversa: lo ha fatto in un’intervista al Guardian, lo ha ribadito nella sua autobiografia dal titolo "Come costruire una macchina”. Per lui Senna potrebbe aver subito la foratura della gomma posteriore destra passando sui detriti dell'incidente avvenuto alla partenza, quando Pedro Lamy centrò in pieno JJ Leto, rimasto fermo in pista con la sua Benetton. “Questa è per me la causa più probabile dell'incidente", ha detto Newey, su cui ancor’oggi grava il peso dell’angoscia: “I pochi capelli che mi erano rimasti in testa mi sono caduti nell'arco di pochi giorni. Questa terribile vicenda mi ha colpito fisicamente e psicologicamente: ho pensato a lungo di smettere”. E ancora: “Sentirò sempre una certa responsabilità per la morte di Ayrton, perché si trattava comunque di una pessima modifica che non avrebbe mai dovuto essere montata sulla macchina".
Adrian Newey è poi tornato al suo lavoro e, grazie alla sua capacità di essere avanti di anni rispetto ai concorrenti, ha conquistato in tutta la carriera 13 Mondiali piloti e 12 titoli costruttori. Ayrton Senna invece è divenuto immortale nel ricordo, che trent’anni dopo è più vivo che mai.