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Leclerc ha regalato il casco al papà di Jules Bianchi

Philippe Bianchi, papà di Jules, con il casco speciale donato da Charles Leclerc
Philippe Bianchi, papà di Jules, con il casco speciale donato da Charles Leclerc 

Il pilota francese morto a 25 anni dopo un tremendo incidente è sempre nei pensieri di Charles che dopo il primo successo nel Gp di Monaco ha voluto ricordarlo. E ha donato a Philippe Bianchi il casco speciale utilizzato in Giappone per l’amico scomparso

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Era nei pensieri di Charles Leclerc, domenica scorsa, mentre vinceva per la prima volta a Montecarlo, casa sua. Jules Bianchi, il pilota francese morto a 25 anni dopo 9 mesi di coma in seguito all’incidente in Giappone nel 2014, è sempre nei ricordi del monegasco della Ferrari: erano amici di famiglia, i due, e proprio grazie ai Bianchi, Leclerc è riuscito a farsi strada in F1. Charles ha “ereditato” da Jules il manager, Nicolas Todt, figlio di Jean, ex capo a Maranello e a lungo presidente della federazione internazionale. Per questo Charles ha donato al padre di Jules, Philippe, l’oggetto più prezioso per un pilota: il casco. Proprio il casco dedicato a Jules che Leclerc ha usato in Giappone per omaggiare l’amico scomparso.

Philippe Bianchi, in un post, ha ringraziato commosso Leclerc: “Grazie Charles per questo regalo e il tuo tributo e il tuo supporto per sempre a Jules. Da parte della famiglia Bianchi congratulazioni per la tua fantastica vittoria a Monaco: penso che Hervé (il papà di Leclerc, anche lui morto, ndr) e Jules siano molto orgogliosi di te e del fantastico uomo e pilota che sei… #per sempre Hervé e Jules”. Charles non dimentica. E non lo ha fatto neanche domenica scorsa, nella giornata più bella e intensa della sua carriera. Ci provava da cinque anni a vincere nella città dove è nato e cresciuto, ma qualcosa è sempre andato storto. “Non credo alle maledizioni”, ha detto subito dopo il successo, che gli mancava da un anno e mezzo (Austria, luglio 2022). Rivelando come negli ultimi giri avesse difficoltà anche a vedere per tutte le lacrime che gli scendevano negli occhi. Pensava a suo padre Hervé, morto nel 2017, che aveva fatto tanti sacrifici per realizzare il suo sogno. E appunto a Jules. Sceso dalla macchina, Charles non ha trattenuto ancora l’emozione. E ha spiegato: “Negli ultimi 15 giri ho rivisto tutta la mia vita, le persone che mi mancano tanto. Mio papà, Jules.... E’ probabilmente la prima volta nella mia carriera che mi succede mentre guido, forse solo a Baku nel 2017, papà era appena scomparso, fu difficile gestirlo mentalmente. Ho avuto flashback di tutti i momenti trascorsi insieme, di tutti i sacrifici che papà ha fatto per me per arrivare dove sono. Non è solo il mio sogno vincere a Monaco, ma di entrambi. Monaco è la gara per la quale sono diventato pilota di F1”. Ne parlava anche con Jules Bianchi, che proprio a Montecarlo raccolse i soli punti della sua carriera, nel 2014. Il francese guidava la Marussia (motore Ferrari), piccola squadra che non c’è più, e chiude la gara 8°, ma poi fu retrocesso 9° per una penalità inflitta per una partenza sbagliata sulla griglia. Leclerc aveva 17 anni ed era appena sbarcato su una monoposto dai kart. Sognava anche lui la F1, l’ha avuta. E non dimentica chi non può sognare più.

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