Vasseur e il post-Montecarlo: “Ferrari, una vittoria non ci rende campioni del mondo”
di Alessandra ReticoFred Vasseur, 56 anni
Ha festeggiato il successo a Montecarlo di Charles Leclerc, due giorni prima del suo compleanno (56): “Regalo perfetto”, ammette il team principal della Ferrari, Fred Vasseur, che però dà le giuste proporzioni alle cose: ”Monaco una svolta? Speciale: per Charles che ci provava da anni e non vinceva da tanto, per la sua autostima e la fiducia di tutti. Ma l’approccio non deve cambiare. Una vittoria non rende campioni del mondo”. Prossimo gp in Canada (“Abbiamo buone sensazioni”). Il Costruttori è possibile? “Strategicamente è un errore pensare troppo a lungo termine. Il Mondiale è entusiasmante: 5 o 6 macchine che lottano, da week end all’altro puoi essere 1° o 6°, vedi Verstappen. Barcellona decisiva? Per me già dopo 8 gp il quadro è chiaro: tre squadre in un decimo”. Red Bull, McLaren, Ferrari. “Ma se ci si sente ok, è l’inizio della fine. Serve migliorarsi in ogni area, tutti producono performance”. Celebrando con lo staff a Maranello “ho detto che il trofeo è il risultato del loro …
Ha festeggiato il successo a Montecarlo di Charles Leclerc, due giorni prima del suo compleanno (56): “Regalo perfetto”, ammette il team principal della Ferrari, Fred Vasseur, che però dà le giuste proporzioni alle cose: ”Monaco una svolta? Speciale: per Charles che ci provava da anni e non vinceva da tanto, per la sua autostima e la fiducia di tutti. Ma l’approccio non deve cambiare. Una vittoria non rende campioni del mondo”. Prossimo gp in Canada (“Abbiamo buone sensazioni”). Il Costruttori è possibile? “Strategicamente è un errore pensare troppo a lungo termine. Il Mondiale è entusiasmante: 5 o 6 macchine che lottano, da week end all’altro puoi essere 1° o 6°, vedi Verstappen. Barcellona decisiva? Per me già dopo 8 gp il quadro è chiaro: tre squadre in un decimo”. Red Bull, McLaren, Ferrari. “Ma se ci si sente ok, è l’inizio della fine. Serve migliorarsi in ogni area, tutti producono performance”. Celebrando con lo staff a Maranello “ho detto che il trofeo è il risultato del loro lavoro e gli appartiene più che a ogni altro”.
Costruttore di spirito di squadra, il manager francese che guida la Scuderia dal 2023 ricorda la pole a Monza di Sainz “come la mia prima emozione in rosso”. Ci tiene al senso di appartenenza: “L’umore nel gruppo è buono, c’è la capacità di prendersi dei rischi, la direzione è giusta. Charles? Non è solo veloce, ma supporta il team nella buona e nella cattiva sorte. Ora dobbiamo spostare i confini un po’ più in là”. Con gli aggiornamenti (“Li porteremo se ci danno un vantaggio decente, non so se a Silverstone, il set up a volte conta di più”) e l’idea di un passo alla volta, anche se un pensiero è al 2026, (domani la pubblicazione del regolamento su aerodinamica): «Il cambiamento maggiore è sul motore, vorrei evitare di dover adattare troppo il telaio”. La Ferrari è migliorata in gara, penalizzando un po’ la qualifica (“Cambiato perché il deficit del 2023 alla domenica ci è costato molti punti»), ma a cosa punta? “Mi interessa più la mentalità che i risultati, quelli arriveranno di conseguenza e naturalmente. Non dico balle, ci credo in questa dinamica».
Declina commenti su colloqui con Adrian Newey per ingaggiarlo (“Non voglio essere mal interpretato, è più importante il gruppo che gli individui”), non teme flessioni dal “licenziato” Sainz (“superprofessionale, spingerà fino alla fine”) o “sottrazioni” di punti l’anno prossimo tra Leclerc e Hamilton: “Preferisco due piloti forti che uno e mezzo, c’è processo di emulazione e le potenzialità di punti aumentano”.