Flavio Briatore: “È il mio cuore nuovo che ha scelto l’Alpine”
dalla nostra inviata Alessandra ReticoBARCELLONA — Non solo affari. Flavio Briatore ha un cuore che batte forte, di nuovo dalla stessa parte: «Sono stato pure operato e funziona. Non ci crederà, ma ho anch’io sentimenti». L’imprenditore di mille imprese, 74 anni, ha scelto per amore di tornare in Formula 1 dove ha vinto con Benetton e poi Renault sette titoli tra piloti e costruttori, scoprendo prima Michael Schumacher e poi Fernando Alonso. Il manager di Cuneo ha risposto alla chiamata dell’Alpine e del suo presidente, Luca de Meo, per un ruolo di consigliere esecutivo. Torna nella stessa squadra che si chiamava Renault e che lo licenziò 15 anni fa dopo il crashgate di Singapore 2008, quando il muretto francese chiese a Nelson Piquet di andare a muro per favorire il successo di Alonso. Interdetto a vita dalla federazione internazionale, Briatore ottenne poi l’annullamento della sentenza e un risarcimento.
Cominciamo da quella fine?
«Un’autonoma pronuncia di un tribunale mi ha assolto. E ho ricevuto una rinnovata sti…
BARCELLONA — Non solo affari. Flavio Briatore ha un cuore che batte forte, di nuovo dalla stessa parte: «Sono stato pure operato e funziona. Non ci crederà, ma ho anch’io sentimenti». L’imprenditore di mille imprese, 74 anni, ha scelto per amore di tornare in Formula 1 dove ha vinto con Benetton e poi Renault sette titoli tra piloti e costruttori, scoprendo prima Michael Schumacher e poi Fernando Alonso. Il manager di Cuneo ha risposto alla chiamata dell’Alpine e del suo presidente, Luca de Meo, per un ruolo di consigliere esecutivo. Torna nella stessa squadra che si chiamava Renault e che lo licenziò 15 anni fa dopo il crashgate di Singapore 2008, quando il muretto francese chiese a Nelson Piquet di andare a muro per favorire il successo di Alonso. Interdetto a vita dalla federazione internazionale, Briatore ottenne poi l’annullamento della sentenza e un risarcimento.
Cominciamo da quella fine?
«Un’autonoma pronuncia di un tribunale mi ha assolto. E ho ricevuto una rinnovata stima, anche qui a Barcellona, di molti capi squadra. Poi certo, la F1 è sempre un covo di gossip. E ci sono alti e bassi in una carriera. Io sono stato riabilitato e avrei potuto tornare già nel 2012, ho avuto molte proposte».
Perché non le ha accettate?
«Perché non ci sentivo del sangue. Nessuna mi sembrava abbastanza sexy. Sa, anch’io agisco con il cuore, peraltro operato e nuovo. Sono pure un sentimentale. E la sede a Enstone dell’Alpine, ex Renault, l’ho costruita io. Ci sono legato a questa squadra. Abbiamo costruito e vinto insieme. Il matrimonio si è fatto».
Precisamente, quale sarà il suo ruolo?
«Ho parlato per mesi con il presidente Luca de Meo, che stimo e considero uno dei grandi talenti italiani della Formula 1 e dell’imprenditoria. Per me è un onore diventare il suo consigliere. Ci siamo trovati sugli obiettivi. Che sono molto semplici: il mio compito è riportare l’Alpine a essere competitiva come merita. E per farlo, cercherò il massimo utile allo scopo. Al momento, nonostante gli sforzi e gli investimenti, non c’è nulla di questo, i risultati mancano. Non ho la bacchetta magica, ma farò come sempre: a me interessa la performance, il resto non conta, serve rimettere innanzitutto a posto la macchina».
Si parla di una possibile vendita del team.
«Smentisco al 100%».
E della possibilità di fare un passo indietro come costruttori, per rivolgervi magari ai motori Mercedes?
«Nessuna decisione e nessuna trattativa in corso. Stiamo valutando tutte le opportunità per tornare competitivi».
Ocon lascerà a fine anno, Gasly scadrà. Ha già in mente il suo dream team?
«Dispiace che Esteban vada via, problemi di carattere e di convivenza con Gasly. Che è molto bravo e può rimanere, ma la nostra priorità adesso è una macchina per combattere».
Il suo rapporto con Alonso non rappresenta un conflitto?
«Macché. Fernando è la mia famiglia. Seguo la sua carriera da 22 anni. Sono contento che abbia successi, in qualsiasi team, poi vediamo. È un pilota bionico».
Le piace il Mondiale in corso?
«Interessante, per la F1 è importante che ci sia lotta. E meno Max Verstappen è mostruoso, più il campionato è spettacolare. La McLaren la vera sorpresa, con due piloti giovanissimi e forti. La F1 ha bisogno di nuovi eroi. Su questo sono d’accordo con Stefano Domenicali, che considero un fratello e mi ha scelto come brand ambassador della F1».
La Ferrari come la vede?
«Escluso il Canada, è della partita. E una rossa che vince fa bene a tutti».
Hamilton a Maranello, la convince?
«Molto. Grande operazione anche di marketing. Ma non solo: Lewis è uno all’Alonso, può dare una grossa mano alla Ferrari con la sua esperienza. Anche se mi dispiace per Sainz, pilota consistente».
Briatore cosa porta del passato?
«In Benetton ci consideravano i mercanti di tricot all’inizio, abbiamo vinto spendendo il 40% in meno degli altri. Ho scoperto Schumacher e poi Alonso. Stesso film con due attori diversi. Basta questo?».