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F1, a Singapore sulle ali delle polemiche. Hamilton attacca Ben Sulayem: “Da lui parole razziste”

Lewis Hamilton (reuters)

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Il presidente della Fia contro l’eccessiva volgarità dei piloti nei team radio: “Non siamo rapper”. La replica del sette volte campione del mondo: “Paragone stereotipato, penso che la scelta delle parole sia stata sbagliata e che ci sia stato un elemento razziale”
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La Formula Uno vola da Baku a Singapore sulle ali delle polemiche, dal “mini Drs” della McLaren – finito nel mirino della Fia – al botta e risposta tra Lewis Hamilton e Ben Sulayem, presidente della Federazione. “Dobbiamo differenziare il nostro sport dalla musica rap. Noi non siamo rapper, eppure quante volte al minuto i piloti dicono parolacce? Noi non siamo così, è una cosa che fanno i rapper, non noi…”, ha detto il numero uno della Fia commentando l’eccessiva volgarità dei piloti nei loro team radio.

Hamilton e il linguaggio da ripulire

Un paragone poco gradito al sette volte campione del mondo inglese: “Non mi piace come ha espresso questo concetto. Il paragone con i rapper era molto stereotipato, e se si pensa che la maggior par…

La Formula Uno vola da Baku a Singapore sulle ali delle polemiche, dal “mini Drs” della McLaren – finito nel mirino della Fia – al botta e risposta tra Lewis Hamilton e Ben Sulayem, presidente della Federazione. “Dobbiamo differenziare il nostro sport dalla musica rap. Noi non siamo rapper, eppure quante volte al minuto i piloti dicono parolacce? Noi non siamo così, è una cosa che fanno i rapper, non noi…”, ha detto il numero uno della Fia commentando l’eccessiva volgarità dei piloti nei loro team radio.

Hamilton e il linguaggio da ripulire

Un paragone poco gradito al sette volte campione del mondo inglese: “Non mi piace come ha espresso questo concetto. Il paragone con i rapper era molto stereotipato, e se si pensa che la maggior parte dei rapper sono neri, è come dire: ‘Noi non siamo come loro’. Quindi penso che la scelta delle parole sia stata sbagliata e che ci sia stato un elemento razziale”. In ogni caso, Hamilton concorda sulla necessità di “ripulire un po’ il linguaggio”.

Una stretta moralista contraria allo spirito impulsivo di molti piloti, su tutti Max Verstappen: “Cosa siamo? Bambini di cinque anni? Anche se un bambino ci guarda, alla fine imprecherà lo stesso, questo non cambia nulla”, ha spiegato alla vigilia del Gp il tre volte campione del mondo, primo della classe pure su questo fronte. Basti ricordare lo scontro verbale durante il Gp d’Ungheria con il suo ingegnere di pista Gianpiero Lambiase, ora promosso a capo del reparto corse dopo l’addio di Jonathan Wheatley (futuro team principal di Audi).

Max Verstappen 

Verstappen a secco da sette gare

Come biasimarlo, visti i risultati? Verstappen non vince da sette gare e la Red Bull ha perso il vertice dei costruttori dopo 55 Gp. Certo le caratteristiche di Singapore non aiutano: “La nostra macchina – ha spiegato l’olandese nella conferenza del giovedì – non va molto bene sui cordoli e sulle superfici accidentate, e queste sono le caratteristiche principali della pista. Quindi dovremo cercare di stabilizzare l’assetto in qualche modo. Non so neppure da dove cominciare, ma penso di poter centrare il Q3 in qualifica”. Sembrerebbe una battuta, ma Verstappen non sta scherzando. Tanto che nella scorsa stagione la Red Bull sperimentò il suo unico blackout proprio a Singapore, quando vinse Carlos Sainz su Ferrari. Per non rischiare, quest’anno hanno pure rinunciato alla livrea speciale per il Gp, che avrebbe aggiunto circa 1 kg di peso alla monoposto, come spiegato da Motorsport.com.

Le certezze incrinate nel team austriaco, ancora traumatizzato dal caso Horner e dalla separazione con Adrian Newey, diventano dubbi nella testa di Verstappen, legato alla scuderia fino al 2028. Anche se la presenza di una condizione d’uscita anticipata nel suo contratto potrebbe rivoluzionare il mercato piloti. Ma questa clausola esiste davvero? “Forse sì o forse no”, ha risposto il diretto interessato in un’intervista rilasciata a Sky Sport.

Leclerc punta al tris di pole

Allora pensiamo alle certezze: ora deve abituarsi al ruolo di inseguitore per difendere i 59 punti di vantaggio su Lando Norris nella classifica piloti. Perché Singapore, come Baku, sorride alla McLaren e alla Ferrari. Il suo spirito cittadino, con le curve a novanta gradi snodate tra i suggestivi scorci della baia, richiama anche Monte Carlo. Un fattore decisivo per esaltare la guida di Leclerc. Il monegasco punta al tris di pole position sul tracciato asiatico, dopo quelle centrate nel 2019 e nel 2022. “Qui abbiamo portato un piccolo aggiornamento che spero potrà aiutarci per il resto dell’anno. Non si tratta di un ‘mini Drs’, ma abbiamo portato una nuova ala anteriore, il che è positivo”.

Lando Norris 

Ferrari, 4 vittorie a Singapore

Così Leclerc condisce il suo ottimismo con una piccola frecciatina ai rivali della McLaren. Perché la Ferrari continua a guardare alla vetta del titolo costruttori, ora distante 51 punti. Lo storico della rossa a Singapore fa ben sperare: regina delle pole position (7, nessuno come lei), condivide il trono delle vittorie (4) con la Mercedes e la Red Bull.

Ma nel mare dei ricordi – iconica l’esultanza di Sebastian Vettel nel 2015 sulle note di Toto Cutugno – emerge pure qualche trauma rimosso. Nel 2017 il disastro in partenza, con Verstappen a sandwich tra le rosse, segnò in modo irreparabile il corso del mondiale di Vettel, fino ad allora in lotta con Hamilton. E ancora il crashgate del 2008, con Nelson Piquet Jr protagonista di un incidente “su ordinazione” del suo stesso muretto Renault, così da favorire la vittoria del compagno di squadra Fernando Alonso e distruggere la gara di Felipe Massa, uscito dai box durante il regime di safety car col bocchettone del rifornimento ancora attaccato alla monoposto. Una debacle decisiva per la corsa al titolo piloti, perso dal brasiliano nelle curve finali dell’ultima gara stagionale – Interlagos, suo Gran premio di casa – per un solo punto contro Lewis Hamilton. Era il 2008 e Singapore debuttava come primo Gp in notturna della storia della Formula Uno. A sedici anni di distanza, le tenebre fanno meno paura e la Ferrari ha capito come trovare l’interruttore della luce.

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