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Si può fare: la rincorsa Ferrari al titolo costruttori, 5 gare per la rimonta

La festa di Leclerc e Sainz sul podio 

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Vasseur e i progressi della vettura: “Ci sono molte aree da cui estrarre prestazioni”. Nel 2008 l’ultima festa di Maranello
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ROMA — Quanto è lontano il titolo Costruttori? Non più delle possibilità e delle ambizioni della Ferrari. La doppietta dei cowboys a Austin, con l’aggiunta del risultato della sprint race, vale 55 punti per Maranello (30 Leclerc, 25 Sainz). Un bottino record nella storia della Scuderia e che incoraggia a credere nella scalata della classifica a squadre che manca dal 2008: la McLaren in testa è a 54 lunghezze di distacco, la Red Bull ad appena 8. Un Mondiale ancora incerto e ferocemente combattuto, con ancora cinque gare per deciderlo: in palio ci sono 250 punti, sommando anche le due sprint (Brasile e Qatar) e gli extra per i giri veloci. Non è escluso che i conti si faranno nella last dance di Abu Dhabi. E le rosse sono al momento invitate.

Giornate perfette come in America

Per la Ferrari serviranno giornate perfette come quella americana: un Leclerc che si mette in testa alla prima curva e se ne va, un Sainz che…

ROMA — Quanto è lontano il titolo Costruttori? Non più delle possibilità e delle ambizioni della Ferrari. La doppietta dei cowboys a Austin, con l’aggiunta del risultato della sprint race, vale 55 punti per Maranello (30 Leclerc, 25 Sainz). Un bottino record nella storia della Scuderia e che incoraggia a credere nella scalata della classifica a squadre che manca dal 2008: la McLaren in testa è a 54 lunghezze di distacco, la Red Bull ad appena 8. Un Mondiale ancora incerto e ferocemente combattuto, con ancora cinque gare per deciderlo: in palio ci sono 250 punti, sommando anche le due sprint (Brasile e Qatar) e gli extra per i giri veloci. Non è escluso che i conti si faranno nella last dance di Abu Dhabi. E le rosse sono al momento invitate.

Giornate perfette come in America

Per la Ferrari serviranno giornate perfette come quella americana: un Leclerc che si mette in testa alla prima curva e se ne va, un Sainz che con le strategie scavalca gli avversari. La Scuderia ha due piloti per combattere e arrivare al risultato, gli altri una coppia a fase alterne (McLaren) o soltanto uno (Red Bull). “Puntiamo al titolo”, dicono. Esperienza e capacità non mancano, persino lottando l’uno contro l’altro come nella sprint texana. E hanno una macchina matura. A differenza dei rivali, in America non c’erano aggiornamenti aerodinamici (che arriveranno tra Las Vegas e Qatar), il che premia ancora di più la bontà delle vecchie specifiche introdotte dopo la pausa estiva a Monza. Anche se forse così vecchie non sono: Maranello avrebbe usato materiali diversi per rendere più flessibili le ali anteriori. Sui documenti non risulta perché non è obbligatorio comunicarlo, ma in gara si è visto nettamente che la Ferrari era la più forte. La più gentile sulle gomme. Su una pista tradizionale e molto tecnica, che alla vigilia era molto temuta. Il team principal, Fred Vasseur, ha alluso a quanto c’era di invisibile a bordo: “Alla Fia dobbiamo dichiarare solo le parti esterne della macchina, se non lo facciamo non significa che non stiamo portando nulla. In più, a volte le novità tecniche sono un passo avanti in termini di prestazione pura, anche se molto esiguo, ma c’è anche il rischio di creare un po’ di confusione nell’assetto, quindi non è sempre un vantaggio per il risultato. Ci sono altre aree dalle quali estrarre prestazioni”. Materiali, idee, scelte. “Abbiamo fatto un passo avanti nei weekend di Monza, Baku e Singapore, ma sappiamo che non sono piste convenzionali, era importante fare bene qui e direi che abbiamo fatto un bel lavoro”. Esame superato a pieni voti.

L’aria rarefatta del Messico

Il prossimo è già questo fine settimana nell’aria rarefatta del Messico, a 2.238 metri di altitudine, freni e motori che saranno messi a dura prova. Massimo carico aerodinamico ma velocità elevate in rettilineo. Serve un bel respiro, e altre giornate perfette su una pista definita atipica. Il carico di ottimismo raccolto in Texas servirà a dare energie per salire in vetta. Il 2024 sarà ricordato come un campionato insolito: a ogni appuntamento è imprevedibile chi vince, sono almeno quattro i team candidati a seconda dei circuiti e delle migliori esecuzioni durante il weekend. Siamo alla fine di un ciclo tecnico, le prestazioni convergono almeno al vertice e gli equilibri diventano molto sottili. A fare la differenza sono ormai i più piccoli dettagli. Il sacrifico della qualifica a vantaggio della gara. La guida dei piloti, la comunicazione al muretto, i meccanici, l’ufficio da remoto. Sedici anni fa, quando al volante delle rosse c’erano Felipe Massa e Kimi Raikkonen e alla guida del team sedeva Stefano Domenicali oggi capo della F1, il 16° e ultimo titolo costruttori per Maranello arrivò in un finale tesissimo e con molti strascichi dopo 18 gp. Oggi le gare sono 24, ci arrivano tutti molto stretti l’uno all’altro: servono anche testa, intelligenza, senso della prospettiva.

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