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Hamilton: “Mi accontento di essere primo a fine anno. La Ferrari ti cambia la vita”

Lewis Hamilton 

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Intervista al pilota britannico alla vigilia del Gp d’Australia che segna il debutto sulla Rossa. “La mia passione per il Cavallino è nata da bambino grazie a un film. Avrei avuto tante cose da chiedere al Drake. Voglio aiutare la Rossa a vincere tra i costruttori”
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MELBOURNE – I desideri si mischiano ai ricordi. Gli occhi: brillano come quelli di un bambino. O di un uomo innamorato. “Di cosa sarei felice alla fine del 2025? Mi accontenterei del primo posto. Sarà difficile, ma siamo fatti per vincere e vogliamo vincere. E poi se riuscirò a parlare meglio l’italiano, sarò molto soddisfatto”. Lewis Hamilton entra nel paddock di Melbourne con un completo nero. “Il mio stile è cambiato, la moda è mobile come il nostro sport. Anzi, è come un film”. Il suo si è riavvolto come un nastro ed è ricominciato da capo, a 40 anni. Qui la sua prima gara in F1 nel 2007 con McLaren, il debutto con Mercedes nel 2013 e adesso eccolo al nuovo inizio: maglietta rosso Ferrari sui jeans macchiati (artisticamente) di vernice per l’incontro con un gruppo ristretto di testate italiane.

MELBOURNE – I desideri si mischiano ai ricordi. Gli occhi: brillano come quelli di un bambino. O di un uomo innamorato. “Di cosa sarei felice alla fine del 2025? Mi accontenterei del primo posto. Sarà difficile, ma siamo fatti per vincere e vogliamo vincere. E poi se riuscirò a parlare meglio l’italiano, sarò molto soddisfatto”. Lewis Hamilton entra nel paddock di Melbourne con un completo nero. “Il mio stile è cambiato, la moda è mobile come il nostro sport. Anzi, è come un film”. Il suo si è riavvolto come un nastro ed è ricominciato da capo, a 40 anni. Qui la sua prima gara in F1 nel 2007 con McLaren, il debutto con Mercedes nel 2013 e adesso eccolo al nuovo inizio: maglietta rosso Ferrari sui jeans macchiati (artisticamente) di vernice per l’incontro con un gruppo ristretto di testate italiane.

Si farà un altro tatuaggio per ricordare questo giorno?
“Ho rinunciato a farli, serve troppo tempo e poi ne ho tantissimi. Il primo? Quello su tutta la schiena (una croce enorme, con la scritta Still I Rise), dieci ore per realizzarlo. Sono nato cattolico: ho un’altra croce sul braccio e anche la Pietà di Michelangelo. Da ragazzino ho pensato a lungo prima di farli per non ricredermi, ma non c’è modo di scegliere da giovani qualcosa di cui non ci si pentirà: evolviamo tanto. Ora sono più spirituale. Guardi la mano destra: è come un Metatron, una geometria sacra. Non mi libererò di quelli che ho, mi sentirei nudo, sono parte della mia storia. Penso che avrò qualcosa da dire”.

Ci racconti del suo primo gran premio qui.
“Incredibile. Uscito dai box, non riuscivo a smettere di ridacchiare con mio papà come a dirci, ce l’abbiamo fatta. Mio padre sarà qui questo fine settimana e per me, arrivarci con la Ferrari, è difficile da spiegare: sarà emozionante. Negli anni sono andato su e giù guardando il garage rosso, e ora sono nel garage rosso”.

Charles Leclerc e Lewis Hamilton (reuters)

La sua famiglia era a Fiorano per la sua prima volta in pista.
“I miei genitori hanno sacrificato tutto per farmi correre. Mia madre mi ha lasciato andare a vivere con papà e ha rinunciato a vedermi. Difficile per lei. Mio padre ha fatto mille lavori e con sua moglie hanno speso tutti i risparmi. Della Ferrari gliel’ho detto solo dopo aver firmato. Averli tutti lì a Fiorano è stato speciale. Mamma mi riprendeva col telefonino? Non la vedevo così felice da molto, molto tempo”.

Vorrebbe diventare padre un giorno?
“Sì, mi piacerebbe molto. Se ho rimpianti per non avere ancora figli? Sarei stato sempre lì a guardarli, sono zio e passo del tempo con i miei nipoti. Ma ora il mio unico obiettivo è vincere il campionato del mondo. Sono in soggezione di fronte a quelli che fanno al meglio il loro lavoro e insieme gestiscono una famiglia, non so come facciano. Io sono felice di dove sono, sento che il momento è giusto: voglio attaccare al massimo, nessuna distrazione”.

Obiettivo per la stagione?
“Aiutare la Ferrari a vincere il titolo costruttori. Ma è troppo presto per dire come andrà, l’importante sarà non lasciare nulla di intentato”.

Le sarà piaciuto tornare a lavorare con Fred Vasseur.
“Sì, Fred ha uno spirito molto giovane, vedo il bambino che è in lui e che è uguale al mio, viene dall’amore per le corse. Gli sarò sempre grato, senza la sua spinta non avrei mai parlato con John Elkann e Benedetto Vigna. Essere in Ferrari è un’esperienza che ti cambia la vita”.

Qual è il suo primo ricordo della Ferrari?
“La macchina rossa vista per la prima volta da bambino nel film Una pazza giornata di vacanza: ho rifatto una scena e ci ho recitato”.

Bravo anche come attore?
“Sono un professionista! (ride, ripetendo una battuta). Mia sorella mi faceva vedere tanti horror, ma il mio primo ricordo della Ferrari è proprio quello, prima ancora di incontrare Michael Schumacher e dirmi oh, è proprio lui!”.

Se potesse incontrare Enzo Ferrari, cosa gli chiederebbe?
“Gli domanderei da cosa è stato ispirato. Ho molte curiosità perché so poco della sua vita”.

Lei ha anche prodotto il film F1 di Kocinski e consigliato Brad Pitt: com’è come pilota?
“Davvero ottimo. Siamo andati in giro a Los Angeles guidando tutto il giorno, mi sono piaciuti il suo entusiasmo e il suo approccio. Si è allenato e ha compreso a fondo il ruolo. Per me era importante l’autenticità della F1, quindi la chiave era l’Europa”.

Ha cambiato qualcosa nel suo abbigliamento da quando è arrivato in Ferrari?
“Sì, in questo nuovo decennio della mia vita voglio abiti su misura che prima non indossavo. Il mio stile evolve. La prima foto a Fiorano? Vestito di Saint Laurent, giacca di Ferragamo”.

Hamilton con Fred Vasseur (reuters)

Come fa a seguire tutti i suoi interessi?
“Con difficoltà, ma il tempo si trova per le cose che ami. Ho una squadra di gente in gamba in una piccola azienda che ho fondato a Londra. Bello poter staccare la spina dalle gare e avere altro, perché non puoi pensare di correre 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Era così quando ero giovane, ma non era un buon equilibrio. La creatività mi ha dato freschezza”.

Quanto è simile o diversa l’Italia da lei?
“Ho iniziato a correre nel 1997 in Italia e adesso che ci sono tornato sono riaffiorati molti ricordi: c’era un piccolo bar a Parma dove andavamo a prendere panini e fette di pizza. A 13 anni non bevevo caffè, ma l’odore, l’aroma e la sensazione al mattino era incredibile. Mangiavo il gelato tutti i giorni. Era il mio regalo di fine giornata: crema, bacio e fragola. Ritrovare quella cultura mi ha riportato tanta gioia. Con me le persone sono state molto calorose e accoglienti”.

Anche a Milano la settimana scorsa: le piace la città?
“La adoro, mi ha davvero aperto gli occhi l’altro giorno: ci ero già stato ma forse con la testa bassa, senza il tempo di guardarmi intorno come fa il protagonista del mio libro preferito, L’Alchimista, che si concentra sulle cose sbagliate. Stavolta sono rimasto presente: ho visto il bellissimo Castello Sforzesco e chiedevo alla squadra cosa fosse, nessuno lo sapeva!”.

Mai stato a Roma?
"Molti anni fa, ai kart il mio meccanico si chiamava Luca Del Fante. Credo fosse un duca o un conte. Sono stato in questo castello, molto stile Dracula, buio, tende, sembrava che le porte scricchiolassero, ero spaventato. In Ferrari vengono da tutte le parti d’Italia e ognuno sostiene che da loro si trova il cibo migliore. Vorrei vedere tanti posti, andare sulle Dolomiti e in Sicilia. Anche nel ranch di Valentino Rossi: sono anni che glielo prometto, prima o poi lo farò”.

Spaventato dei passi indietro degli Stati Uniti sui temi dell’inclusione e le diversità per cui lei si batte?
“A un mio amico è stata negata una borsa di studio per aiutare ragazzi provenienti da ambienti disagiati. È grave. Ma bisogna continuare a lottare, la mentalità delle persone non cambia dall’oggi al domani”.

Meccanici al lavoro sulla Ferrari di Hamilton (afp)

Chi sono le persone fuori dalla F1 che da cui si sente più rappresentato?
“Ho sempre ammirato persone come Gandhi e Mandela, dei veri duri. E Michelle Obama, la adoro. E poi Mellody Hobson, mia socia nei Denver Broncos, squadra di NFL, una sorella maggiore e mentore saggia. Ho bisogno di persone così”.

I ragazzi che arrivano in F1 le chiedono consigli?
“No. E la cosa strana è che io mi sento ancora un bambino come loro. Li sento vicini, l’importante è che si realizzino e si divertano. La mia porta è sempre aperta”.

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