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Kimi Antonelli vola sul bagnato: quarto al debutto in F1 davanti a mamma e papà

Kimi Antonelli (reuters)

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Il diciottenne della Mercedes è straordinario nella sua prima gara trai grandi. I complimenti anche da Hamilton
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Melbourne – Il maghetto della pioggia. Non sarà un caso che Kimi Antonelli ami Ayrton Senna, il pilota degli incantesimi sotto il diluvio. Guardando sui muri della cameretta i poster del suo eroe, morto dodici anni prima che lui nascesse, chissà quante notti ha sognato una giornata come questa. Immensa: da 16° a 4° in una gara allagata dove affogano tutti, grandi (Sainz, Alonso) e piccini (gli altri quattro debuttanti a Melbourne, tra cui un Hadjar disperato e consolato dal papà di Hamilton). Anche la sorte benedice questo ragazzino di 18 anni, 6 mesi e 19 giorni che diventa il 2° pilota più giovane a punti (dietro Verstappen): retrocesso di una posizione per una penalità inflitta per un’uscita pericolosa dai box ostacolando Hulkenberg, viene scagionato dopo il ricorso della Mercedes anche grazie alle riprese di un elicottero e ripagato del giusto posto. Che è qui: nel mondo dei grandi.

Melbourne – Il maghetto della pioggia. Non sarà un caso che Kimi Antonelli ami Ayrton Senna, il pilota degli incantesimi sotto il diluvio. Guardando sui muri della cameretta i poster del suo eroe, morto dodici anni prima che lui nascesse, chissà quante notti ha sognato una giornata come questa. Immensa: da 16° a 4° in una gara allagata dove affogano tutti, grandi (Sainz, Alonso) e piccini (gli altri quattro debuttanti a Melbourne, tra cui un Hadjar disperato e consolato dal papà di Hamilton). Anche la sorte benedice questo ragazzino di 18 anni, 6 mesi e 19 giorni che diventa il 2° pilota più giovane a punti (dietro Verstappen): retrocesso di una posizione per una penalità inflitta per un’uscita pericolosa dai box ostacolando Hulkenberg, viene scagionato dopo il ricorso della Mercedes anche grazie alle riprese di un elicottero e ripagato del giusto posto. Che è qui: nel mondo dei grandi.

Kimi Antonelli, un predestinato da quando aveva 5 anni

Ha la patente di angelo delle corse dalla nascita, radici nella Motor Valley emiliana, sui kart a 5 anni. La patente degli umani invece è una pratica sbrigata di recente: «Per fortuna è andata bene al primo colpo, così mia madre non mi deve più scarrozzare in giro per Bologna». Mamma Veronica, ex dipendente delle poste, lavora nell’hospitality del team di kart e F4 fondato dal papà di Kimi, Marco, ex pilota. Sono tutti a Melbourne, c’è anche la sorellina Maggie. La gara del figliolo, che la mamma preferisce chiamare col primo dei due nomi, Andrea, l’ha vista come sempre seguendo il live timing, non le immagini: «Preferisco, mi mette meno ansia, e poi mi piace vedere i tempi e i distacchi. Quando sto a casa, magari ne approfitto per fare una lavatrice». All’Albert Park ci pensa il cielo a lavare e centrifugare: il ragazzo ha la stoffa.

Dopo l’arrivo va a festeggiare il compagno di squadra Russell

Se non fosse stato per l’errore in qualifica, quando ha toccato duro col fondo della macchina rompendolo (tre decimi persi nel rettilineo finale), chissà se partendo più avanti non avrebbe potuto ottenere persino qualcosa in più: terzo è arrivato il suo compagno, George Russell, e lui è andato a festeggiarlo sotto al podio: «Mi ha aiutato tanto. Tutta la squadra lo ha fatto, scegliendo le soluzioni giuste in una corsa molto complicata. Decisamente le condizioni peggiori per il mio debutto. Siamo passati dal bagnato all’asciutto per poi tornare al bagnato, quindi una gara piena di eventi. Sono molto contento di come ho gestito il tutto. Ho fatto anche un errore, ma era davvero difficile stare in strada». Un testacoda all’inizio rimediato in fretta. «Ho imparato tanto».

I complimenti di Hamilton

C’è anche Lewis Hamilton a congratularsi, Kimi ha preso il suo posto sulla Freccia, e chissà se anche il futuro: «Dimostra quanto sia grande, non solo come pilota, ma anche come persona. Lui mi ha sempre sostenuto quindi è stato un gesto molto bello il suo». Il suo capo, Toto Wolff, lo guarda fiero: «Sarebbe stato più facile non finire questa gara, piuttosto che portarla a termine. Kimi invece ha mantenuto la calma, è stato impressionante vederlo». Lui lo ha visto subito, lo ha preso dodicenne in Mercedes: Minardi lo segnalò alla Ferrari, che non azzardò.

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