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Endurance, il ritorno alle radici della Ferrari: “Libertà, fantasia e il genio tutto italiano”

Da sinistra: Pier Guidi, Calado e Giovinazzi 

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Domenica la 6 Ore di Imola, Antonello Coletta e Ferdinando Cannizzo raccontano come è nato a Maranello un progetto economicamente in pari grazie agli sponsor, ma soprattutto ai collezionisti stranieri che dal 2023 (e fino al 2027 compreso) si sono già comprati le auto che ogni anno partecipano al campionato
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IMOLA - “Il sogno di ritornare da dove eravamo partiti”. La Ferrari e le gare di endurance: sfide contro il tempo, nel tempo. Le radici di Maranello. Che un giorno del 1973 decise di dedicarsi solo alla Formula Uno, ma pochi anni fa ha ceduto al richiamo del sangue: finendo per scrivere un’altra pagina di storia. La 24 Ore di Le Mans, il trionfo della 499P di Maranello nella gara più bella del mondo: nel 2023, mezzo secolo dopo l’ultimo successo della Rossa e nel centenario della suggestiva sfida sul circuito Bugatti. Successo straordinario, replicato la stagione suggestiva.

Perché c’è una Ferrari che domina in pista e fa battere forte il cuore degli appassionati. Una vettura che è pura bellezza e potenza, tecnologia e destrezza: domani, 3 diversi equipaggi saranno protagonisti della 6 Ore di Imola, secondo appuntamento del Wec, il mondiale endurance, per prestigio inferiore solo alla Formula Uno. Una straordinaria avve…

IMOLA - “Il sogno di ritornare da dove eravamo partiti”. La Ferrari e le gare di endurance: sfide contro il tempo, nel tempo. Le radici di Maranello. Che un giorno del 1973 decise di dedicarsi solo alla Formula Uno, ma pochi anni fa ha ceduto al richiamo del sangue: finendo per scrivere un’altra pagina di storia. La 24 Ore di Le Mans, il trionfo della 499P di Maranello nella gara più bella del mondo: nel 2023, mezzo secolo dopo l’ultimo successo della Rossa e nel centenario della suggestiva sfida sul circuito Bugatti. Successo straordinario, replicato la stagione suggestiva.

Perché c’è una Ferrari che domina in pista e fa battere forte il cuore degli appassionati. Una vettura che è pura bellezza e potenza, tecnologia e destrezza: domani, 3 diversi equipaggi saranno protagonisti della 6 Ore di Imola, secondo appuntamento del Wec, il mondiale endurance, per prestigio inferiore solo alla Formula Uno. Una straordinaria avventura italiana.

Coletta: “Siamo tornati al nostro Dna”

“All’inizio sembrava impossibile: non potevamo impegnarci in un progetto che ci sarebbe venuto a costare come quello della F1. Quando la federazione internazionale ha cambiato il regolamento e abbassato i costi, abbiamo cominciato a studiarci su: e alla fine del 2020, l’azienda ci ha dato l’ok. Ma era ancora un sogno”. Antonello Coletta, responsabile delle attività endurance e corse clienti del Cavallino, racconta. “Siamo tornati al nostro Dna, con un orgoglioso lavoro di squadra che ha coinvolto noi, il settore stradale e anche quello della F1: ognuno ha dato qualcosa, in un progetto esclusivamente Ferrari che ha subito entusiasmato i nostri tifosi. Che ci amano da impazzire”.

Già tutte vendute le Ferrari protagoniste in pista

Il bis a Le Mans e altri allori ancora. Nella gara d’esordio del 2025, in Qatar, 3 equipaggi di Maranello che hanno monopolizzato il podio. “Uno degli aspetti interessanti è che siamo la sola squadra ad avere un bilancio in parità, in un campionato che col nostro arrivo è sbocciato”. I costi sono completamente ammortizzati grazie agli sponsor e soprattutto ai collezionisti, che hanno comprato i gioielli rossi. Dal 2023 e fino al 2027, le Ferrari protagoniste in pista sono già state acquistate da privati. “E’ solo l’inizio. Qui abbiamo margini di sviluppo più ampi che in altri campionati. E ricadute importanti, a tutti i livelli”.

Dal disegno alla carrozzeria, come è nata la Ferrari

All’inizio era solo uno schizzo a matita su di un foglio bianco. “Ma c’è stata subito la consapevolezza di poterci muovere con grande libertà: dando spazio al genio italiano, alla libertà, alla fantasia. Alla pura bellezza”. Ferdinando Cannizzo, ingegnere aeronautico e direttore tecnico. “Siamo partiti da un’idea precisa: sapevamo di voler fare una Ferrari, non una copia delle tante vetture anonime della categoria. Prima lo scheletro, la spina dorsale: telaio, motore, sospensioni. Poi la carrozzeria, che all’inizio era funzionale e forse brutta: ma dopo aver pensato ad avere il massimo delle prestazioni, ci siamo confrontati con gli stilisti, poi quelli che si occupavano di aerodinamica, e di nuovo con gli stilisti”.

Un lavoro lungo 8 mesi

Lo shake-down nel luglio 2022, con Alessandro Pier Guidi al volante: non si sapeva nemmeno se l’auto sarebbe partita. Invece. Poi, 8 mesi lavorando giorno e notte (“In un perfetto mix tra persone mature e giovani promettenti”) per presentarsi in tempo all’inizio del campionato. “Con un’altra intuizione, quella di lavorare contemporaneamente con due macchine: una per testare le prestazioni, l’altra l’affidabilità”. I risultati sono già storia. Ed è solo l’inizio, appunto. Coletta e Cannizzo ribadiscono un concetto che suona come una poesia: “Solo degli italiani avrebbero potuto portare avanti un piano del genere: tra genio, incoscienza e una straordinaria capacità di gestire l’imprevedibile”.

Ieri, nella prima giornata di prove libere, miglior tempo per la Ferrari 499P numero 51 guidata da Pier Guidi, Giovinazzi e Calado. Quarto posto per l’ Hypercar di Maranello con Fuoco-Molina-Nielsen, al settimo quella di di Kubica-Yifei-Hanson.

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