C’è un filo che, complice Spa, la pista più lunga e impegnativa del Mondiale, chiamata l’università per il suo ostico tracciato, tiene uniti Michael Schumacher, il più grande ferrarista della storia con i suoi 5 Mondiali, e Lewis Hamilton, il pilota in tuta rossa di oggi, uno che con le insegne di Maranello non ha mai vinto, non è riuscito neppure a salire una volta sul podio (cosa mai accaduta nella sua carriera dopo 12 gare di campionato), ma che alla conquista iridata ci pensa eccome, confidando tanto nel 2026. C’è un filo, lo evidenzia Spa, il circuito dove Schumacher, non ancora in Ferrari, ha debuttato nel 1991, ha vinto la sua prima corsa nel 1992, e dove Hamilton ha centrato l’ultimo trionfo della sua enorme carriera, nel 2024, ancora in Mercedes, fortunato perché tirato su dal secondo gradino a seguito della squalifica (macchina sottopeso) dell’allora compagno di squadra Russell.
C’è un filo che, complice Spa, la pista più lunga e impegnativa del Mondiale, chiamata l’università per il suo ostico tracciato, tiene uniti Michael Schumacher, il più grande ferrarista della storia con i suoi 5 Mondiali, e Lewis Hamilton, il pilota in tuta rossa di oggi, uno che con le insegne di Maranello non ha mai vinto, non è riuscito neppure a salire una volta sul podio (cosa mai accaduta nella sua carriera dopo 12 gare di campionato), ma che alla conquista iridata ci pensa eccome, confidando tanto nel 2026. C’è un filo, lo evidenzia Spa, il circuito dove Schumacher, non ancora in Ferrari, ha debuttato nel 1991, ha vinto la sua prima corsa nel 1992, e dove Hamilton ha centrato l’ultimo trionfo della sua enorme carriera, nel 2024, ancora in Mercedes, fortunato perché tirato su dal secondo gradino a seguito della squalifica (macchina sottopeso) dell’allora compagno di squadra Russell.
Spa pista di ispirazione per Hamilton
Spa accosta i due mostri sacri, ma ad Hamilton, abituato a scrivere la storia del mondo a 4 ruote, non basta. Il suo sogno è togliere l’equilibrio dai titoli mondiali (7 a testa), sapendo che riuscirci con una Ferrari, in quella che del tedesco per tanti anni fu la casa, avrebbe ancora più valore. E’ il suo chiodo fisso, la cosa che lo spinge a non arrendersi, nonostante la stagione alquanto travagliata (un successo nella gara sprint in Cina e poi solo bocconi amari). Lo ha detto chiaramente, non vuole fare la fine di Vettel o Alonso, piloti pluridecorati che a Maranello hanno mancato l’obiettivo iridato, e come tale si comporta.
Il colloquio con Elkann e Vasseur
Ieri, raccontando i giorni di sosta dall’Inghilterra al Belgio, ne ha dato l’ennesima dimostrazione. Non solo è stato a Maranello, a contatto con tecnici e ingegneri, ma ha spiegato a Elkann e Vasseur, il padrone dell’azienda e il capo in pista, come migliorare la macchina con tanto di voluminoso dossier scritto di suo pugno. Consigli per una vettura super, adatta alla sua guida. Racconta: «In Italia stanno lavorando tanto. Uno sviluppo da sfruttare in questa stagione, ma soprattutto l’anno prossimo, quando ripartiremo da zero e noi dovremo vincere. Io ho partecipato a riunioni, anche con John Elkann, Fred Vasseur e i responsabili dei vari dipartimenti. Abbiamo parlato del prossimo motore, delle mie indicazioni per far crescere la vettura, di come voglio le sospensioni anteriori o posteriori, prendendo spunto anche da un mio documento (condiviso, si dice, anche dal compagno Leclerc) in cui sono indicate le voci su cui agire. Le aree da migliorare sono molte, ma possiamo farcela».
Con Leclerc per togliere lo scettro ai padroni
Parole che fanno capire quanta voglia abbia di imporsi anche fuori dalla sua zona di conforto, la McLaren prima e la Mercedes poi, e come sia stato ristabilito il feeling con la squadra. Unione che non ha mai perso Leclerc, pure lui smanioso di conquistare il mondo. Togliendolo all’ex dittatore Verstappen e agli attuali padroni (la lotta è cosa loro, 8 punti a dividerli) Piastri e Norris.