Jacky Ickx: “Energia e passione, il circuito di Monza rimane unico. Vorrei una Ferrari sul podio”
dalla nostra inviata Alessandra ReticoJacky Ickx
Monza – L’eclettico dei motori. Ma soprattutto il pilota che non è quello che sembra: parla sì di macchine, ma anche di tutta la vita che si porta addosso. Jacky Ickx, 80 anni, belga, quello che pur non avendo mai vinto un Mondiale in F1 mettendo in bacheca solo 8 successi (però si è preso 6 volte la 24 Ore di Le Mans), ha fatto la storia di tutte le ruote. Anche in Ferrari dove ha guidato per 5 anni, approdando nel 1968 ma andando via la stagione successiva con contrasti, è tornato a Maranello nel 1970 sfiorando il titolo (2°) vinto postumo dall’austriaco della Lotus Jochen Rindt, morto proprio a Monza quell’anno. «Giusto così, lo meritava più di me». In rosso è rimasto fino al 1973. Sposato tre volte, ha cinque figli, l’ultima moglie, Khadja Nin, ex cantante, è originaria del Burundi. Camicia azzurra, occhiali da sole, ha visto ogni cosa.
Come vede qui a Monza la Ferrari?
«Difficile fare previsioni. È la gara di casa, l’energia di questo circuito e della gente sono certo che con…
Monza – L’eclettico dei motori. Ma soprattutto il pilota che non è quello che sembra: parla sì di macchine, ma anche di tutta la vita che si porta addosso. Jacky Ickx, 80 anni, belga, quello che pur non avendo mai vinto un Mondiale in F1 mettendo in bacheca solo 8 successi (però si è preso 6 volte la 24 Ore di Le Mans), ha fatto la storia di tutte le ruote. Anche in Ferrari dove ha guidato per 5 anni, approdando nel 1968 ma andando via la stagione successiva con contrasti, è tornato a Maranello nel 1970 sfiorando il titolo (2°) vinto postumo dall’austriaco della Lotus Jochen Rindt, morto proprio a Monza quell’anno. «Giusto così, lo meritava più di me». In rosso è rimasto fino al 1973. Sposato tre volte, ha cinque figli, l’ultima moglie, Khadja Nin, ex cantante, è originaria del Burundi. Camicia azzurra, occhiali da sole, ha visto ogni cosa.
Come vede qui a Monza la Ferrari?
«Difficile fare previsioni. È la gara di casa, l’energia di questo circuito e della gente sono certo che contribuiranno a una buona prestazione delle rosse. Che hanno infatti cominciato bene. Il posto conta, eccome. Specie per la Ferrari, che è passione, e io ne so qualcosa. Gli ingredienti, piloti compresi, ci sono: un podio sarebbe fantastico, specie in questa stagione».
Complicato battere le McLaren.
«Ma anche dire chi vincerà il titolo. Tra Oscar Piastri e Lando Norris non è affatto finita. Non sono i punti a fare la differenza, ma quello che può ancora succedere: un guasto, un cedimento emotivo. Ormai i pronostici sono quasi impossibili, tutto è molto cambiato rispetto ai miei tempi».
Cosa in particolare?
«Oggi parliamo di lotte decise dai centesimi, non da decimi. I margini sono strettissimi e quello che fa la differenza sono i dettagli più infinitesimali. Anzi, è un quid. E non parlo solo di questioni materiali».
Conta ancora il fattore umano?
«Su ogni macchina lavorano 50 ingegneri, nell’abitacolo viene calata un’altra macchina, che è il pilota. La performance è una combinazione molto complicata di questi due meccanismi. Di certo, se non hai una buona vettura è difficile inventare il miracolo: devi prenderti più rischi in pista e questo ti espone molto».
Di sicuro è una Formula 1 più sicura rispetto ai suoi tempi.
«Per fortuna. Ma il motorsport rappresenta un rischio liberamente consapevole. Io sono uno dei pochi ancora viventi della mia generazione e la salute ancora mi assiste. Dico una cosa estrema e provocatoria, che non riguarda solo la Formula 1 ma che rappresenta lo spirito del nostro tempo: non tolleriamo più i concetti di fatalità e tanto meno della morte. E neanche lasciamo più spazio all’errore e alla libera scelta. Perché ai piloti danno tutte quelle istruzioni?».
Parla dei messaggi radio?
«Sì, troppi, spesso inutili, persino pericolosi con tutti quei bottoni sui volanti e le manovre da fare».
Altre critiche?
«Più che altro un consiglio: vorrei dei commissari professionisti, sarebbero una garanzia non solo per squadre e piloti, ma anche per la qualità delle corse. Mi chiedo quanti di loro siano mai stati dentro un abitacolo. In genere hanno solo studiato il regolamento stradale e lo applicano alla lettera. Certo, la competenza è la stessa che mi aspetterei dai ministri: non puoi seguire gli Interni in una legislatura e i Trasporti in un’altra. Anche se mi rendo conto che non sono questi i problemi più gravi di questa società».
Quali sono?
«La povertà è insostenibile, ci sono paesi dove manca l’acqua potabile. Chi comanda fa la guerra mandando gli altri a morire. Anziché alle armi, i soldi dovrebbero andare alla sanità e alla scuola. Oggi i ragazzi pensano che studiare non conti, tanto si può diventare ricchi e famosi su YouTube».